SMART CITY. Città a costo zero. Si può con la leva IT

SMART CITY

Oltre 60 città e12 protocolli strategici: il programma Smarter Cities di Ibm rappresenta un osservatorio privilegiato per valutare l’impatto delle tecnologie nella costruzione della "città intelligente"

di Cristina Farioli
l programma Smarter Cities di Ibm entra nel terzo anno dopo aver toccato più di 60 città in tutta Italia, siglando 12 protocolli strategici, avviato progetti di innovazione e consolidata una comunità di circa 40 città in partnership con Forum PA.
Questo osservatorio privilegiato ci consente alcune considerazioni, prima fra tutte che non esiste “la soluzione” e non vi è “la città più intelligente”: il contesto non solo è complesso, ma subisce costanti evoluzioni. Pertanto è necessario di volta in volta sapere interpretare le esigenze del presente, coniugando una vista sul futuro, ascoltare i bisogni dei cittadini e al contempo ottimizzare risorse economiche limitate.
Offrire di più, in termini di qualità e personalizzazione, con meno: questa è la grande sfida delle città italiane e non solo. Ci siamo quindi concentrati per capire come l’IT potesse venire incontro a questa situazione, avviando un processo di innovazione capace di ripagarsi in tempi brevi, intervenendo in modo prioritario in aree critiche capaci di liberare risorse: elusioni ed evasioni, per recuperare denaro; gestione degli asset, perché identificare il patrimonio, le sue caratteristiche, gestirlo e manutenerlo correttamente può significativamente abbattere i costi; sviluppo di nuovi servizi, ritagliati sulle caratteristiche della città per generare nuove entrate.
Si tratta quindi di “penetrare” in una città e capire come bilanciare le 3 leve. In questo modo si può pensare di “costruire” una città “a costo zero” in piena ottemperanza al nuovo Cad, che pone tra gli obiettivi quello del raggiungimento di maggiore efficienza per indirizzare le risorse recuperate in meritocrazia (70%) e innovazione (30%). Ma come detto, ciò non basta, è necessario saper anche guardare ai fenomeni che si stanno manifestando e che già tracciano la rotta di nuovi cambiamenti. La città sta divenendo uno spazio più ampio rispetto ai meri confini dell’amministrazione comunale lasciando il passo al Sistema Urbano. Lo sviluppo urbano e territoriale del nostro paese testimonia la coesistenza di modelli insediativi plurimi e variegati. Ci troviamo di fronte a fenomeni che rappresentano un’unica realtà complessa: grandi inurbamenti e periferie svuotate; consolidamento di poli urbani derivanti da aggregazioni di entità territoriali multiple; nuove città definite “città territorio”, che emergono non solo da crisi economiche ma anche da crisi ambientali e dai rischi naturali (esondazioni, squilibri idrogeologici, terremoti).
Le aree metropolitane sperimentano un forte deficit infrastrutturale, in particolare per quanto concerne la mobilità, non solo urbana (aeroporti, alta velocità), il degrado di ampi quartieri nelle periferie storiche, le trasformazioni dei modelli abitativi. I sistemi di città piccole e medie richiedono invece di essere meglio strutturati nella loro articolazione multiregionale, rafforzando le relazioni di complementarità e sinergia tra i singoli centri e le connessioni con le reti globali (es. infrastrutture di trasporto). Inoltre, le distruzioni causate da calamità naturali hanno posto in evidenza che uscire da questo tipo di crisi richiede criteri di ricostruzioni sovraordinari alla dimensione fisica degli insediamenti o alla riattivazione dei processi produttivi poiché investe soprattutto significati simbolici attinenti alla ricostruzione di un’identità collettiva devastata e dispersa. La complessità è determinata dalla concertazione di diversi interlocutori sia pubblici che privati, e dalla difficoltà di identificare un “perimetro” definito.
In questo contesto, le nuove tecnologie di rete e virtualizzazione (dal virtual desktop, virtual teller, al cloud) riescono a svincolarsi dal limite fisico e garantire la gestione della complessità ottimizzando le risorse a disposizione.
Centrale, nel sistema urbano, è la “governance”, ovvero la capacità di seguire a livello territoriale come le indicazioni vengano interpretate e tradotte in servizio per il cittadino. A supporto della governance si collocano tutti quei sistemi o motori di intelligence in grado di misurare, interpretare, pianificare e anticipare i fenomeni, come l’Ibm Intelligent Operations Center for Smarter Cities, nuova soluzione studiata per aiutare le città, di ogni dimensione, ad ottenere una visione complessiva delle informazioni dislocate nei diversi dipartimenti e nelle agenzie che lavorano per la città stessa.
Grazie all’applicazione di modelli analitici avanzati ai processi delle attività amministrative locali - gestiti attraverso un unico punto di comando centrale - le città saranno in grado di prevedere problemi, rispondere a situazioni di crisi e gestire al meglio le risorse.

17 Ottobre 2011