Censis: Italia poco digitale, si sconta il ritardo sugli obiettivi Ue

RAPPORTO 2011

Il 45esimo rapporto fotografa un Paese dove solo il 62,9% delle famiglie si connette a Internet via Adsl. Passi avanti nella digitalizzazione della PA: "Il Cad ha dato buoni frutti"

di Federica Meta
Italia in ritardo sulla rivoluzione digitale e molto lontana dagli obiettivi previsti dall'agenda europea. L'Agenda digitale ci richiede tra gli altri impegni di portare entro il 2013 al 100% della popolazione la banda larga (connessioni superiori a 30 Mbps) ed entro il 2020 al 50% della popolazione la banda ultralarga (100 Mbps). Tuttavia, il nostro Paese sconta ancora ritardi strutturali in termini di sviluppo della rete: non a caso solo il 62,9% delle famiglie che hanno un accesso a Internet vi si collegano con l'Adsl. A utilizzare la connessione veloce in misura maggiore sono i residenti del Centro Italia (64,7%) e nei Comuni di grandi dimensioni (68%), mentre per collegarsi a Internet il 15,8% delle famiglie meridionali utilizza ancora la linea telefonica tradizionale.

È quanto rende noto il Censis nel 45° Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese che ricorda come l'Italia è in ritardo soprattutto per quanto riguarda la copertura: l'Adsl copre appena il 61% del territorio nazionale. Le regioni che si trovano al di sopra di questa soglia sono solo il Lazio (con una copertura del 75,9%), la Campania (72%), la Liguria (69,5%), la Puglia (62,6%) e la Sicilia (61,9%). Le altre 15 regioni hanno una copertura inferiore al 60% a causa di carenze strutturali dovute ad apparati obsoleti o a utenze che navigano a meno di 2 Mega per mancanza di fibra ottica nelle centrali.

L'Italia, inoltre, continua a rimanere indietro rispetto a molti Paesi dell`Unione europea sia per quel che riguarda la diffusione dell'accesso a Internet, sia per la qualità della connessione. Il nostro Paese si colloca al ventunesimo posto in entrambi i casi: per quanto riguarda l'accesso a Internet da casa, tra le famiglie che hanno almeno un componente tra i 16 e i 64 anni si raggiunge il 59% (rispetto alla media europea del 70%); l'accesso mediante banda larga registra invece un tasso di penetrazione del 49% rispetto alla media europea del 61%.

In assoluto, però, è cresciuto il numero di italiano connessi. La soglia del 50% è stata superata nel 2011, con un balzo del 6,1% rispetto al 2009. Il 53,1% della popolazione è connessa, grazie soprattutto grazie alle fasce più giovani e più istruite. Il dato complessivo si fraziona infatti tra l'87,4% dei giovani e il 15,1% degli anziani (65-80 anni), e tra il 72,2% dei soggetti più istruiti e il 37,7% di quelli meno scolarizzati.

Gli italiani usano sempre più internet per le esigenze quotidiane: per cercare una strada o una località (il 37,9% degli utenti lo ha fatto almeno una volta nell'ultimo mese), spesso ancora prima di mettersi in movimento, oltre che mentre si è in strada, vista la possibilità di connettersi tramite smartphone o tablet. E anche l'home banking sembra aver preso decisamente piede nel nostro Paese: fare operazioni bancarie via web compare al terzo posto tra le attività maggiormente svolte (22,5%), dopo la ricerca e l'ascolto di brani musicali (26,5%).

Le attività che potremmo definire di una certa rilevanza pubblica, come sbrigare pratiche con uffici amministrativi (9,7%) o prenotare una visita medica (3,9%), appaiono invece decisamente meno praticate. I giovani si differenziano dagli altri in modo significativo, quando si vuole individuare l'uso preminente che fanno di Internet. Si connettono principalmente per ascoltare musica (52,5%), per trovare le strade (46,5%), per guardare film (34%). Discorso a parte merita la ricerca di un lavoro attraverso la rete. Il dato rilevato a livello nazionale è pari al 12,3%, che sale al 26,8% tra i giovani. La ricerca di lavoro è la quarta attività, per ordine di rilevanza, che i giovani svolgono sul web. Naturalmente, fra i giovani sono presenti anche quanti un lavoro ce l'hanno già oppure non intendono cercarlo, perché ancora studenti o per altri motivi. Infatti, i dati articolati per condizione professionale portano al 41% il tasso di utilizzo di Internet per la ricerca di un lavoro proprio tra i non occupati.

Nel mondo dell'informazione vera e propria, la centralità dei telegiornali è ancora fuori discussione, visto che l'80,9% degli italiani li utilizza come fonte principale. Tra i giovani, però, il dato scende al 69,2%, avvicinandosi molto al 65,7% riferito ai motori di ricerca su Internet e al 61,5% di Facebook. Per la popolazione complessiva, al secondo posto si collocano i giornali radio (56,4%), poi la carta stampata con i quotidiani (47,7%) e i periodici (46,5%). Dopo ci sono il televideo (45%), i motori di ricerca come Google (41,4%), i siti web d'informazione (29,5%), Facebook (26,8%), i quotidiani on line (21,8%). Nel caso delle tv all news (16,3% complessivamente) risultano discriminanti l'età (il dato sale al 20,1% tra gli adulti) e il titolo di studio (il 21,7% tra i diplomati e laureati). Le app per smartphone o tablet arrivano al 7,3% di utenza e Twitter al 2,5%.

La situazione complessiva del nostro Paese può essere riassunta in questo modo: ogni dieci italiani, ce n'è uno che non si informa, uno che accede solo a Tg e Gr, tre che hanno un ventaglio più ampio di fonti da cui sono escluse però quelle che hanno a che fare con Internet, infine cinque che usano più o meno tutte le fonti intrecciandole in vari modi.

Quanto ai principali modi con cui ci si connette a Internet per ottenere informazioni, il collegamento fisso da casa è ancora la forma principale di connessione, risultando la preferita non solo dal 31,8% degli italiani che hanno un pc desktop, ma anche dal 20,4% di quanti usano un portatile. Chi usa la connessione al lavoro - in genere ottimizzata attraverso rete fissa - rappresenta il 17,2% del totale, ma molto importante è il dato relativo a chi preferisce il portatile con connessione wifi (21,5%), a cui si deve aggiungere anche l'8,3% di chi usa connessioni mobili e il 7,3% di chi usa uno smartphone connesso a un sito web. Com'era prevedibile, tra i giovani la domanda di connessioni non fisse è ancora più elevata, raggiungendo il 44,4% per il wifi, il 13% per le connessioni mobili e il 14,2% per lo smartphone.

Il Censis analiazza anche la situazione della PA in termini di innovazione, rilevando che "le riforme che hanno attraversato le amministrazioni pubbliche negli ultimi anni cominciano a dare frutti visibili". Soprattutto, note positive vengono dalle riforme che prevedono un ricorso alla digitalizzazione dei servizi: secondo il Censis la novità più interessante è l'entrata in vigore del nuovo Cad a inizio 2011 che rinnova il quadro normativo in materia di amministrazione digitale.

02 Dicembre 2011