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Censis: Italia poco digitale, si sconta il ritardo sugli obiettivi Ue

Il 45esimo rapporto fotografa un Paese dove solo il 62,9% delle famiglie si connette a Internet via Adsl. Passi avanti nella digitalizzazione della PA: “Il Cad ha dato buoni frutti”

02 Dic 2011

Italia in ritardo sulla rivoluzione digitale e molto lontana dagli
obiettivi previsti dall'agenda europea. L'Agenda digitale
ci richiede tra gli altri impegni di portare entro il 2013 al 100%
della popolazione la banda larga (connessioni superiori a 30 Mbps)
ed entro il 2020 al 50% della popolazione la banda ultralarga (100
Mbps). Tuttavia, il nostro Paese sconta ancora ritardi strutturali
in termini di sviluppo della rete: non a caso solo il 62,9% delle
famiglie che hanno un accesso a Internet vi si collegano con
l'Adsl. A utilizzare la connessione veloce in misura maggiore
sono i residenti del Centro Italia (64,7%) e nei Comuni di grandi
dimensioni (68%), mentre per collegarsi a Internet il 15,8% delle
famiglie meridionali utilizza ancora la linea telefonica
tradizionale.

È quanto rende noto il Censis nel 45° Rapporto annuale sulla
situazione sociale del Paese che ricorda come l'Italia è in
ritardo soprattutto per quanto riguarda la copertura: l'Adsl
copre appena il 61% del territorio nazionale. Le regioni che si
trovano al di sopra di questa soglia sono solo il Lazio (con una
copertura del 75,9%), la Campania (72%), la Liguria (69,5%), la
Puglia (62,6%) e la Sicilia (61,9%). Le altre 15 regioni hanno una
copertura inferiore al 60% a causa di carenze strutturali dovute ad
apparati obsoleti o a utenze che navigano a meno di 2 Mega per
mancanza di fibra ottica nelle centrali.

L'Italia, inoltre, continua a rimanere indietro rispetto a
molti Paesi dell`Unione europea sia per quel che riguarda la
diffusione dell'accesso a Internet, sia per la qualità della
connessione. Il nostro Paese si colloca al ventunesimo posto in
entrambi i casi: per quanto riguarda l'accesso a Internet da
casa, tra le famiglie che hanno almeno un componente tra i 16 e i
64 anni si raggiunge il 59% (rispetto alla media europea del 70%);
l'accesso mediante banda larga registra invece un tasso di
penetrazione del 49% rispetto alla media europea del 61%.

In assoluto, però, è cresciuto il numero di italiano connessi. La
soglia del 50% è stata superata nel 2011, con un balzo del 6,1%
rispetto al 2009. Il 53,1% della popolazione è connessa, grazie
soprattutto grazie alle fasce più giovani e più istruite. Il dato
complessivo si fraziona infatti tra l'87,4% dei giovani e il
15,1% degli anziani (65-80 anni), e tra il 72,2% dei soggetti più
istruiti e il 37,7% di quelli meno scolarizzati.

Gli italiani usano sempre più internet per le esigenze quotidiane:
per cercare una strada o una località (il 37,9% degli utenti lo ha
fatto almeno una volta nell'ultimo mese), spesso ancora prima
di mettersi in movimento, oltre che mentre si è in strada, vista
la possibilità di connettersi tramite smartphone o tablet. E anche
l'home banking sembra aver preso decisamente piede nel nostro
Paese: fare operazioni bancarie via web compare al terzo posto tra
le attività maggiormente svolte (22,5%), dopo la ricerca e
l'ascolto di brani musicali (26,5%).

Le attività che potremmo definire di una certa rilevanza pubblica,
come sbrigare pratiche con uffici amministrativi (9,7%) o prenotare
una visita medica (3,9%), appaiono invece decisamente meno
praticate. I giovani si differenziano dagli altri in modo
significativo, quando si vuole individuare l'uso preminente che
fanno di Internet. Si connettono principalmente per ascoltare
musica (52,5%), per trovare le strade (46,5%), per guardare film
(34%). Discorso a parte merita la ricerca di un lavoro attraverso
la rete. Il dato rilevato a livello nazionale è pari al 12,3%, che
sale al 26,8% tra i giovani. La ricerca di lavoro è la quarta
attività, per ordine di rilevanza, che i giovani svolgono sul web.
Naturalmente, fra i giovani sono presenti anche quanti un lavoro ce
l'hanno già oppure non intendono cercarlo, perché ancora
studenti o per altri motivi. Infatti, i dati articolati per
condizione professionale portano al 41% il tasso di utilizzo di
Internet per la ricerca di un lavoro proprio tra i non
occupati.

Nel mondo dell'informazione vera e propria, la centralità dei
telegiornali è ancora fuori discussione, visto che l'80,9%
degli italiani li utilizza come fonte principale. Tra i giovani,
però, il dato scende al 69,2%, avvicinandosi molto al 65,7%
riferito ai motori di ricerca su Internet e al 61,5% di Facebook.
Per la popolazione complessiva, al secondo posto si collocano i
giornali radio (56,4%), poi la carta stampata con i quotidiani
(47,7%) e i periodici (46,5%). Dopo ci sono il televideo (45%), i
motori di ricerca come Google (41,4%), i siti web
d'informazione (29,5%), Facebook (26,8%), i quotidiani on line
(21,8%). Nel caso delle tv all news (16,3% complessivamente)
risultano discriminanti l'età (il dato sale al 20,1% tra gli
adulti) e il titolo di studio (il 21,7% tra i diplomati e
laureati). Le app per smartphone o tablet arrivano al 7,3% di
utenza e Twitter al 2,5%.

La situazione complessiva del nostro Paese può essere riassunta in
questo modo: ogni dieci italiani, ce n'è uno che non si
informa, uno che accede solo a Tg e Gr, tre che hanno un ventaglio
più ampio di fonti da cui sono escluse però quelle che hanno a
che fare con Internet, infine cinque che usano più o meno tutte le
fonti intrecciandole in vari modi.

Quanto ai principali modi con cui ci si connette a Internet per
ottenere informazioni, il collegamento fisso da casa è ancora la
forma principale di connessione, risultando la preferita non solo
dal 31,8% degli italiani che hanno un pc desktop, ma anche dal
20,4% di quanti usano un portatile. Chi usa la connessione al
lavoro – in genere ottimizzata attraverso rete fissa – rappresenta
il 17,2% del totale, ma molto importante è il dato relativo a chi
preferisce il portatile con connessione wifi (21,5%), a cui si deve
aggiungere anche l'8,3% di chi usa connessioni mobili e il 7,3%
di chi usa uno smartphone connesso a un sito web. Com'era
prevedibile, tra i giovani la domanda di connessioni non fisse è
ancora più elevata, raggiungendo il 44,4% per il wifi, il 13% per
le connessioni mobili e il 14,2% per lo smartphone.

Il Censis analiazza anche la situazione della PA in termini di
innovazione, rilevando che "le riforme che hanno attraversato
le amministrazioni pubbliche negli ultimi anni cominciano a dare
frutti visibili". Soprattutto, note positive vengono dalle
riforme che prevedono un ricorso alla digitalizzazione dei servizi:
secondo il Censis la novità più interessante è l'entrata in
vigore del nuovo Cad a inizio 2011 che rinnova il quadro normativo
in materia di amministrazione digitale.