Internet delle cose. "L'Europa guidi il lancio"

COMMISSIONE UE

Il coordinatore del piano Casagras finanziato dall'Unione europea: serve informazione e formazione mirata soprattutto per le Pmi

di Patrizia Licata
Nel cammino verso l’Internet delle cose, l’Europa dovrebbe mettersi alla guida della cooperazione internazionale. Essenziale, insieme agli investimenti in formazione, per trasformare questo concetto in realtà. Lo dice il report “Rfid and the inclusive model for the Internet of things” finanziato dall’Unione europea nell’ambito del progetto Casagras.

Casagras è uno dei più importanti progetti Rfid sostenuti dalla Commissione Ue con il compito di fornire raccomandazioni e di proporre standard che possano essere accettati e applicati a livello mondiale in ambito Rfid e “Internet delle cose” (IoT), ovvero la rete wireless tra gli oggetti. Le applicazioni sono infinite ed è “enorme il potenziale per rivoluzionare il mercato globale, procurando benefici sia economici che sociali”, secondo Ian G. Smith, coordinatore del progetto Casagras.

Lo studio finale, presentato a Londra di fronte ai delegati di 19 Paesi, contiene otto raccomandazioni chiave per guidare uno sviluppo ordinato dell’IoT a livello globale, aiutare le aziende a coglierne le opportunità e far nascere il massimo dei benefici economici e sociali. “Il nostro progetto mette in luce che esiste la volontà di collaborare su questi temi a livello internzionale”, dichiara Smith. “Cina, Giappone, Corea e Usa sono già attivi. L’Europa, che guida il progetto, deve assicurarsi che si proceda sulla strada di una vera alleanza globale”.

Smith sottolinea però che governi e aziende mancano delle necessarie conoscenze sui benefici della IoT. “Sono necessari programmi di informazione e formazione, soprattutto per le Pmi, in grado di far capire cosa è e quali vantaggi offre l’Internet delle cose”. Tra le otto raccomandazioni proposte dal report: stabilire una piattaforma organizzativa internazionale per guidare lo sviluppo dell’IoT (ne dovranno far parte partner di ogni settore: governi, aziende, università); mettere a punto un piano di migrazione strategica all’IoT, prima in base a un modello minimalista, poi secondo un modello più inclusivo; sviluppare un protocollo universale di data capture; creare un’architettura per il supporto delle applicazioni e dei servizi IoT e per affrontare i problemi associati con il suo sviluppo; mettere a punto norme di governance per l’IoT con particolare attenzione alle tematiche sociali ed economiche, come la privacy e la sicurezza; stabilire una roadmap per la ricerca e lo sviluppo dell’IoT. Conclude Ian Smith: “Allargare il numero di partner inernazionali e raggiungere un accordo sulle caratteristiche strutturali e di governance aiuterà a definire e guidare al meglio gli sviluppi dell’Internet delle cose”.

14 Ottobre 2009