Kroes: per l'Europa mercato unico digitale

RAPPORTO COMMISSIONE UE

Passa dagli investimenti nell'Ict la ripresa economica europea: è il cuore della Relazione con cui la Commissione Ue lancia un piano quinquennale per gli investimenti in tecnologia. Il commissaro all'Agenda Digitale, Neelie Kroes: "Sia il Wto ad affrontare la censura cinese sul Web"

L’Europa deve puntare al mercato unico digitale per favorire la crescita delle Pmi e offrire ai consumatori una scelta più ampia a prezzi competitivi. Lo sostiene la relazione della Commissione Ue secondo la quale gli investimenti dell'economia digitale sono la chiave per la prosperità futura dell'Europa che si conferma comunque il mercato più grande del mondo per la banda larga. Concetto ribadito da Neelie Kroes, commissaria responsabile per l'Agenda digitale: “Dobbiamo in ogni caso puntare su un maggiore sviluppo di Internet per offrire a tutti i cittadini i benefici dell'economia digitale”.

Il Commissario ha affrontato oggi anche il tema della censura di Internet da parte del governo cinese: “E’ una questione di competenza del Wto”.

Secondo la relazione della Commissione negli ultimi 15 anni la produttività in Europa è aumentata del 50% grazie all’Ict. Sei europei su dieci usano internet regolarmente. Tuttavia, se l'Europa intende cogliere tutti i vantaggi potenziali offerti dall'economia digitale, deve accelerare il passo e fornire servizi a banda larga più veloci e un Internet affidabile, oltre a incoraggiare l'innovazione in Ict.

La relazione individua nell’Ict uno degli elementi di propulsione dell'economia europea. La crescita del 50% della produttività registrata dal 1995 deve essere attribuita ai progressi Ict e agli investimenti in questo settore. Dai dati disponibili per il periodo 2004-2007 risulta che, più di recente, questi investimenti hanno iniziato a dare frutti anche nel resto dell'economia. Il valore aggiunto dell'industria dell’Ict rispetto all'economia europea ammonta a circa 600 miliardi di euro (il 4,8% del PIL).

Il settore rappresenta il 25% degli investimenti totali commerciali nella R&S nell'Ue. Tuttavia, negli Usa i benefici derivanti dalle Ict sono più consistenti. Per ottenere gli stessi risultati l'Europa deve attuare riforme strutturali e sviluppare un'agenda digitale coerente.

Nel 2009 il mercato della banda larga nell'Ue si è confermato come il mercato più grande del mondo. Quasi un quarto dei cittadini dell'Ue (il 24,8%) ha un abbonamento per servizi a banda larga fissa. Anche se le velocità delle connessioni stanno aumentando e considerando che l'80% delle linee fisse a banda larga nell'Ue offre velocità superiori a 2 Mbps, soltanto il 18% delle connessioni fanno registrare velocità superiori a 10 Mbps.

Se queste velocità sono sufficienti per le applicazioni web di base, non lo sono però per applicazioni più sofisticate, quali la Tv on demand. La strategia Europa 2020 fissa obiettivi ambiziosi che prevedono la possibilità di offrire a tutti gli europei un accesso alla banda larga con velocità di almeno 30 Mbps. Per utilizzare velocità superiori sarà necessario realizzare reti di accesso di nuova generazione.

L'Ue ha accumulato un forte ritardo rispetto a paesi quali la Corea e il Giappone nella realizzazione di queste reti. La migrazione verso una banda larga di capacità superiore è una notevole sfida strutturale per l'intero settore delle telecomunicazioni.

Oltre al ruolo significativo svolto a favore della crescita dell'economia europea, internet offre un enorme potenziale per rafforzare il mercato unico. Tuttavia, il livello di attività di eCommerce e eBusiness varia da uno Stato membro all'altro e le transazioni transfrontaliere sono limitate. Il 54% degli utenti acquista o vende prodotti via internet ma solo il 22% effettua transazioni con altri paesi dell'Ue.

L'eCommerce è invece molto più diffuso negli Usa, dove il 75% degli utenti acquista o vende prodotti online. Questi dati dimostrano che in Europa manca un vero mercato unico digitale, che è un requisito essenziale per favorire la crescita delle piccole e medie imprese europee e offrire ai consumatori una scelta più ampia a prezzi competitivi.

La censura del web imposta dalla Cina costituisce una barriera al commercio perché impedisce il libero scambio di informazioni e quindi dovrebbe essere esaminata dall'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Secondo la Kroes, oggi in visita a Shanghai, la censura è un ostacolo al commercio "perché è una barriera reale alla comunicazione''. La legge cinese impone alle Internet company di bloccare o rimuovere dalla rete una serie di contenuti, che spaziano dalla pornografia al dissenso politico. Conosciuta come ''il grande firewall della Cina'', la legge blocca l'accesso a siti come Facebook, Twitter e Youtube, considerate piattaforme che consentono la condivisione di contenuti illeciti.

''Sto facendo pressione ovunque posso per far avere spazio alle aziende europee in Cina, e viceversa'', ha affermato Kroes.
L'ex commissario Ue per la concorrenza non ha rilasciato commenti su Google, che a marzo ha smesso di filtrare i risultati sul suo motore di ricerca in lingua cinese per protestare contro la censura e contro gli attacchi informatici che sarebbero partiti dalla Cina.

17 Maggio 2010