Cloud, le aziende italiane ci credono. Ma non hanno fondi

IL REPORT

NextValue: in forte aumento i Cio interessati alla nuvola ma la maggior parte non può avviare progetti a causa della scarsità di budget

di Federica Meta
Il 41% delle grandi aziende italiane crede nel Cloud Computing, ma i budget sono ancora ridotti. E’ quanto emerge dai risultati della seconda edizione della ricerca Nextvalue sullo stato della nuvola in Italia rispetto al resto d’Europa, che ha censito 100 Cio di aziende italiane medio-grandi e si è avvalso di CioNet per l’analisi delle propensioni dei manager europei.

In questo particolare momento, i responsabili informatici italiani subiscono fortemente il fascino del Web 2.0 (business network e social media) che viene indicato dal 44% degli intervistati come la tecnologia considerata più strategica per i prossimi 12 mesi. Segue la Virtualizzazione (42%) e al terzo posto il Cloud Computing (41%). Priorità in parte diverse evidenziano i colleghi europei, con il 68% che pone al primo posto Business Intelligence e Performance Management, il 51% Unified Communications, Collaboration e Mobile, il 38% il Cloud Computing. La vitualizzazione si colloca solo al quarto posto, con il 30%, non perché abbia perso d’importanza, ma perché è una tecnologia già largamente adottata. Solo il 29% del campione segnala il Web 2.0.

La differenza di risultati tra Italia e resto d’Europa pare dettata dal fatto che al di fuori del nostro Paese il cloud computing appare in qualche modo una tecnologia già acquisita, considerando che ben il 61% dichiara di essere impegnato o in procinto di sviluppare progetti di Cloud Computing, mentre in Italia solo il 16% degli intervistati ha dichiarato di muoversi in tale direzione. La mancanza di budget rappresenta il motivo per cui ben l’84% dei Cio italiani intervistati non ha intrapreso alcun progetto cloud o non ne prevede lo sviluppo nei prossimi 12 mesi.

Il quadro delle risposte si ribalta quando si indaga l’opinione che gli intervistati italiani hanno sul potenziale futuro del Cloud Computing: il 41% ritiene che possa avere uno sviluppo diffuso in azienda (a fronte del 12% registrato nel 2009), mentre solo il 18% del panel afferma che il Cloud Computing non ha possibilità di crescita a livello aziendale.

Alla domanda se l’offerta Cloud attualmente disponibile sul mercato sia matura, il 33% del panel italiano si dichiara ottimista, mentre solo un 16% ritiene che ci sia ancora molto da lavorare (a differenza del 38% registrato l’anno scorso). Le cose si ribaltano con il campione europeo: nonostante la grande fiducia riposta nel Cloud Computing (solo il 5% dichiara di non vedere prospettive per questo modello), il 62% degli intervistati ritiene che l’offerta attualmente disponibile sul mercato non sia ancora sufficientemente matura.

La maggior parte dei Cio italiani intervistati (57%) ritiene che la riduzione dei costi dell’infrastruttura hardware sia il principale elemento propulsivo all’adozione del Cloud Computing in ambito aziendale, segue la scalabilità della domanda (22%) e la frequenza di aggiornamento del software (14%). I Cio europei, invece, mettono senza alcun dubbio al primo posto la scalabilità (73%), mentre la riduzione dei costi hardware si piazza al secondo posto con un 62%. Sono molto importanti altri fattori come la riduzione del costo del personale IT e dei costi amministrativi (44%), segnalato solo dall’8% degli intervistati italiani. In generale, la posizione dei Cio europei si dimostra molto più circostanziata e variegata, segnale di maggiore maturità nell’approccio al tema cloud computing.


Al di là dell’adozione frenata dalla mancanza dei budget, un trend che emerge con chiarezza in Italia è un aumento di consapevolezza dei benefici possibili del Cloud Computing.
Una più precisa valutazione del ROI (Return on Investment) rappresenta il principale vantaggio sottolineato dal 52% del campione italiano (contro il 9% nel 2009), a cui segue la riduzione e la variabilità dei costi correlati al software, alle infrastrutture e al personale (42% a differenza dell’80% rilevato nel 2009). Gli altri vantaggi individuati sono connessi ad una maggiore elasticità operativa (33%), all’automazione degli aggiornamenti (18%), alla sicurezza del servizio in termini di integrità e salvaguardia del dato (11%). Per gli altri paesi europei, invece, la possibilità di avvalersi di una gestione operativa più flessibile rappresenta quasi in assoluto il principale beneficio (81%) e, in seconda battuta, figurano il calo e la variabilità dei costi (71%). Seguono le competenze riconosciute del fornitore (22%) e una precisa valutazione del Roi di progetto (19%).

Il report si sofferma anche sull’analisi degli ostacoli alla diffusione della nuvola. Per i manager italiani il principale risulta essere la di cultura aziendale (66%) mentre la mancanza di competenze, all’immaturità delle tecnologie (56%) e alle perplessità circa i temi della sicurezza e della privacy (53%) è un limite per i colleghi europei.

“Volendo tirare una conclusione sommaria sul confronto tra la situazione europea e quella italiana, verrebbe da dire che in Europa l’approfondimento e la sperimentazione in fatto di Cloud siano più avanzati” - spiega Alfredo Gatti, managing partner di Nextvalue . E’ probabile che i Cio europei abbiano maturato una più ampia esperienza sul campo rispetto ai loro omologhi italiani. Il quadro europeo può essere considerato come un archetipo della nostra futura situazione di mercato, quando anche i CIO italiani usciranno dalla morsa dei budget risicati e dalle forme di costrizione attuali. Le tempistiche del Cloud Computing? Tutto dipende dal mercato e dagli operatori che vi si confrontano, ma la nostra conclusione, suffragata dei risultati della nostra ricerca, è che sia solo una questione di mesi”.

01 Luglio 2010