Vendite e marketing, aree "predilette" degli investimenti Ict

IL REPORT

Secondo uno studio Sda-Bocconi e Capgemini il 71% delle imprese investe in progetti innovativi. "Integrazione tra tecnologie e comunicazione driver importante per la creazione di valore"

di Enzo Lima
Quale contributo può dare alle aziende un investimento in Ict? E quali sono i settori in cui le aziende implementano di più soluzioni tecnologiche? A rispondere alle domande uno studio presentato da Sda-Bocconi in collaborazione con Capgemini che ha censito oltre 100 aziende.

Nel campione osservato, il 71% delle imprese ha dichiarato di avere già investito in progetti relativi alle Ict. Le principali aree di implementazione risultano essere Marketing e Vendite (28%), Logistica (11%), Operations (8%), Amministrazione finanza e controllo (7%), Acquisti (4%).

Lo studio evidenzia come le aziende del campione riconoscano nelle Ict e nell’integrazione tra tecnologie informatiche e della comunicazione un driver importante di creazione del valore.
Tendenzialmente, le imprese che manifestano un grado di apprezzamento superiore hanno grandi dimensioni, operano nel terziario e sono caratterizzate da una cultura aziendale che vede nella tecnologia un’opportunità da cogliere.

In particolare, alle aziende è stato richiesto di esprimere una valutazione circa l’utilità delle Ict a supporto di tre specifici processi, ovvero: Marketing e Vendite, Innovazione e sviluppo nuovo prodotto, Produzione (o erogazione del servizio). I risultati evidenziano un elevato grado di soddisfazione in relazione al terzo processo (media: 8,5) ed un apprezzamento relativamente modesto per il secondo (media: 6,88). Intermedia è la valutazione per Marketing e Vendite (media: 7,83). Ulteriori analisi statistiche dimostrano che la capacità delle Ict di creare valore per l’azienda dipende proprio dai benefici che il loro uso determina nei processi operativi.

Dallo studio emerge inoltre che, sebbene esista una diffusa percezione di utilità del ricorso alle tecnologie, costituiscono una minoranza le aziende in cui si misura ex-ante il valore che le Ict possono creare (solo 34% del campione). Ancora più bassa è la percentuale di imprese che lo quantificano a consuntivo (23%). Questi numeri esprimono un fenomeno ampiamente rilevato anche attraverso le interviste.

Nella maggioranza dei casi, infatti, si è riscontrata una carenza sul fronte degli strumenti di misurazione, tanto più a consuntivo. Nelle imprese intervistate risulta diffusa la tendenza ad investire in tecnologie per adeguarsi a standard settoriali, quindi più per rispondere ad una necessità che per cogliere delle opportunità. Ciò fa sì che l’investimento costituisca una scelta obbligata e con un ritorno talmente evidente da rendere superflue le stime sulla creazione di valore. Molto più elevato è, invece, il ricorso a indicatori relativi alle prestazioni operative (per esempio, velocità e puntualità delle consegne, time to market). Sono il 64% del totale le imprese dotate di indicatori volti a stimare questo genere di benefici indotti dalle Ict ed il 63% quelle in grado di quantificarli a consuntivo.

Per quanto riguarda le motivazioni di impiego delle Ict nei processi operativi aziendali si rilevano evidenze che in parte contrastano con quanto si è osservato in altri Paesi (in particolare negli Usa) attraverso studi analoghi. Se, infatti, le aziende all’estero impiegano le Ict soprattutto per supportare l’innovazione nei processi e per diffondere l’uso di best practice, le aziende italiane sembrano essere interessate soprattutto alla possibilità di ottenere un aggiornamento in tempo reale dei dati e delle informazioni e di velocizzare, in questo modo, i processi decisionali.

Prendendo infine in considerazione il ruolo della funzione Sistemi Informativi nelle aziende che hanno investito in Ict, lo studio evidenzia come in questa tipologia di imprese tale funzione riporti in oltre la metà dei casi all’alta direzione (40,8% al Ceo e 10,5% alla Direzione Generale), mentre nelle aziende che ancora non hanno investito in Ict questo accade solo in un terzo dei casi (25% al Ceo e 8,3% alla Direzione Generale). Ciò fornisce evidenza statistica ad un fenomeno osservato anche attraverso le interviste. Queste ultime, infatti, hanno consentito di rilevare come fattore cruciale, sia per la decisione di avviare un progetto di implementazione di tecnologie, che per il suo successo, l’allineamento strategico, ovvero la coerenza tra l’obiettivo e le caratteristiche del progetto rispetto ai piani di sviluppo aziendali. È evidente come questa condizione sia collegata alla robustezza della sponsorship del progetto e alla intensità e frequenza del coordinamento dei Sistemi Informativi con l’alta direzione.

17 Settembre 2010