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Vendite e marketing, aree “predilette” degli investimenti Ict

Secondo uno studio Sda-Bocconi e Capgemini il 71% delle imprese investe in progetti innovativi. “Integrazione tra tecnologie e comunicazione driver importante per la creazione di valore”

17 Set 2010

Quale contributo può dare alle aziende un investimento in Ict? E
quali sono i settori in cui le aziende implementano di più
soluzioni tecnologiche? A rispondere alle domande uno studio
presentato da Sda-Bocconi in collaborazione con Capgemini che ha
censito oltre 100 aziende.

Nel campione osservato, il 71% delle imprese ha dichiarato di avere
già investito in progetti relativi alle Ict. Le principali aree di
implementazione risultano essere Marketing e Vendite (28%),
Logistica (11%), Operations (8%), Amministrazione finanza e
controllo (7%), Acquisti (4%).

Lo studio evidenzia come le aziende del campione riconoscano nelle
Ict e nell’integrazione tra tecnologie informatiche e della
comunicazione un driver importante di creazione del valore.
Tendenzialmente, le imprese che manifestano un grado di
apprezzamento superiore hanno grandi dimensioni, operano nel
terziario e sono caratterizzate da una cultura aziendale che vede
nella tecnologia un’opportunità da cogliere.

In particolare, alle aziende è stato richiesto di esprimere una
valutazione circa l’utilità delle Ict a supporto di tre
specifici processi, ovvero: Marketing e Vendite, Innovazione e
sviluppo nuovo prodotto, Produzione (o erogazione del servizio). I
risultati evidenziano un elevato grado di soddisfazione in
relazione al terzo processo (media: 8,5) ed un apprezzamento
relativamente modesto per il secondo (media: 6,88). Intermedia è
la valutazione per Marketing e Vendite (media: 7,83). Ulteriori
analisi statistiche dimostrano che la capacità delle Ict di creare
valore per l’azienda dipende proprio dai benefici che il loro uso
determina nei processi operativi.

Dallo studio emerge inoltre che, sebbene esista una diffusa
percezione di utilità del ricorso alle tecnologie, costituiscono
una minoranza le aziende in cui si misura ex-ante il valore che le
Ict possono creare (solo 34% del campione). Ancora più bassa è la
percentuale di imprese che lo quantificano a consuntivo (23%).
Questi numeri esprimono un fenomeno ampiamente rilevato anche
attraverso le interviste.

Nella maggioranza dei casi, infatti, si è riscontrata una carenza
sul fronte degli strumenti di misurazione, tanto più a consuntivo.
Nelle imprese intervistate risulta diffusa la tendenza ad investire
in tecnologie per adeguarsi a standard settoriali, quindi più per
rispondere ad una necessità che per cogliere delle opportunità.
Ciò fa sì che l’investimento costituisca una scelta obbligata e
con un ritorno talmente evidente da rendere superflue le stime
sulla creazione di valore. Molto più elevato è, invece, il
ricorso a indicatori relativi alle prestazioni operative (per
esempio, velocità e puntualità delle consegne, time to market).
Sono il 64% del totale le imprese dotate di indicatori volti a
stimare questo genere di benefici indotti dalle Ict ed il 63%
quelle in grado di quantificarli a consuntivo.

Per quanto riguarda le motivazioni di impiego delle Ict nei
processi operativi aziendali si rilevano evidenze che in parte
contrastano con quanto si è osservato in altri Paesi (in
particolare negli Usa) attraverso studi analoghi. Se, infatti, le
aziende all’estero impiegano le Ict soprattutto per supportare
l’innovazione nei processi e per diffondere l’uso di best
practice, le aziende italiane sembrano essere interessate
soprattutto alla possibilità di ottenere un aggiornamento in tempo
reale dei dati e delle informazioni e di velocizzare, in questo
modo, i processi decisionali.

Prendendo infine in considerazione il ruolo della funzione Sistemi
Informativi nelle aziende che hanno investito in Ict, lo studio
evidenzia come in questa tipologia di imprese tale funzione riporti
in oltre la metà dei casi all’alta direzione (40,8% al Ceo e
10,5% alla Direzione Generale), mentre nelle aziende che ancora non
hanno investito in Ict questo accade solo in un terzo dei casi (25%
al Ceo e 8,3% alla Direzione Generale). Ciò fornisce evidenza
statistica ad un fenomeno osservato anche attraverso le interviste.
Queste ultime, infatti, hanno consentito di rilevare come fattore
cruciale, sia per la decisione di avviare un progetto di
implementazione di tecnologie, che per il suo successo,
l’allineamento strategico, ovvero la coerenza tra l’obiettivo e
le caratteristiche del progetto rispetto ai piani di sviluppo
aziendali. È evidente come questa condizione sia collegata alla
robustezza della sponsorship del progetto e alla intensità e
frequenza del coordinamento dei Sistemi Informativi con l’alta
direzione.

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