Cloud, la nuova scommessa di Telecom Italia

SPECIALE CLOUD

Simone Battiferri, responsabile Top clients direzione Domestic Market Operations: "Punteremo prima sulle medio-grandi aziende. Ma ci sono opportunità anche nelle piccole"

di Matteo Buffolo
Offrire un cambio radicale nella produttività e nella competitività, per aiutare le aziende a uscire dalla crisi. È questo l’obiettivo di “Nuvola italiana”, l’offerta cloud che Telecom Italia ha pensato ad hoc per le imprese. “Solo con questo cambiamento si potrà colmare il gap che ci divide dalle altre nazioni europee e che in gran parte è causato dalla mancanza di investimenti in Ict”, spiega il numero uno Franco Bernabè, spiegando l’importanza di servizi tagliati in base alle esigenze di ogni dimensione di impresa. Un’opinione condivisa da Simone Battiferri, responsabile Top clients direzione Domestic Market Operations del gruppo, secondo cui “è evidente che il ruolo del telecom operator del futuro non può essere quello del telecom operator del passato”. “Il nostro obiettivo è superare il ruolo di big carrier, che comunque manterremo perché l’infrastruttura è il nostro core asset, per intercettare nuova crescita con i servizi che viaggiano sulle reti”.
Battiferri, TI punta ai servizi: a che tipo di clienti vi rivolgete?
In questo primo momento, direi soprattutto a clienti medio-grandi, perché hanno una maggiore coscienza di quello che comporta la gestione di operazioni complesse e hanno chiaro quanto vengono loro a costare. Da parte di questi clienti c’è la volontà di ottimizzare. Tuttavia, per il futuro, vediamo una maggiore opportunità di crescita in aziende medio-piccole, perché lì c’è un’infrastruttura informatica ancora da sviluppare. Certo, bisogna affrontare una sfida, ovvero come superare quell’ostacolo rappresentato dalla cultura stessa dell’azienda, che non è abituata ad utilizzare strumenti di questo tipo.
Che numeri vi aspettate?
Per quanto riguarda il cloud prettamente detto, al 2012, ci aspettiamo un mercato da circa 300 milioni di euro, di cui vogliamo intercettare il 20-25%. Tuttavia, nel suo complesso, l’impatto non si misurerà solo nel cloud: noi possiamo offrire un servizio completo e quindi c’è un indotto nelle componenti tradizionali. Ci vorrà del tempo: è una tipologia di servizi che va digerita da parte delle imprese, visto che per loro sono tematiche nuove. Va poi evitato l’errore fatto ai tempi della bolla di internet, ovvero sovrastimare la crescita.
In che modo la vostra infrastruttura può aiutarvi a proporre questa offerta?
Abbiamo un paio di assets distintivi: uno è certamente l’infrastruttura, ma un altro punto di forza è riferibile al nostro modello di business. Negli ultimi anni, nel mondo dell’informatica si sono mossi molti operatori con le loro proposte. In questi ultimi tempi, invece, grazie all’evoluzione tecnologica, le infrastrutture informatiche sono sempre più simili a servizi di appliance, ovvero a ciò che gli operatori di telecomunicazioni sono più abituati ad offrire. Sono modalità di lavoro che non sono presenti nei software vendor o nei system integrator.
Avete già registrato reazioni dei vostri clienti al cloud?
Sì, e sono reazioni molto positive. Abbiamo già molti tavoli aperti, con numerosi clienti medio-grandi, mentre mancano ancora i grandissimi. I clienti che stanno dimostrando il maggior interesse già hanno un’infrastruttura informatica e vedono l’opportunità di migliorare i propri costi e i propri servizi, di liberarsi di un problema, ovvero della gestione di un settore che è un abilitatore ma che non fa parte del loro core business, raggiungendo una maggior reattività.
Quali sono i cardini della vostra offerta?
Oggi siamo più avanti nella parte dell’infrastracture as a service, ma stiamo ampliando il nostro portafoglio anche per il lato software e per le piattaforme, con l’introduzione di pacchetti da appoggiare alla ‘nuvola’. Questi pacchetti pronti all’uso renderanno, fra le altre cose, più facile per le pmi capire il cloud.
Tutti questi servizi hanno bisogno di una rete a banda larga su cui poggiare.
Quello che serve per i servizi cloud è più che altro una rete performante in termini di latenza, con reazioni rapide, in modo tale da non far percepire la distanza informatica. Per quanto riguarda invece l’ampiezza banda, dipende da tipo di servizi di cui si parla: per la videoconferenza in alta definizione, ad esempio, servono anche 20 mega, ma per altri servizi si ottengono ottime prestazioni anche con meno banda.

04 Ottobre 2010