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Cloud, la nuova scommessa di Telecom Italia

Simone Battiferri, responsabile Top clients direzione Domestic Market Operations: “Punteremo prima sulle medio-grandi aziende. Ma ci sono opportunità anche nelle piccole”

04 Ott 2010

Offrire un cambio radicale nella produttività e nella
competitività, per aiutare le aziende a uscire dalla crisi. È
questo l’obiettivo di “Nuvola italiana”, l’offerta cloud
che Telecom Italia ha pensato ad hoc per le imprese. “Solo con
questo cambiamento si potrà colmare il gap che ci divide dalle
altre nazioni europee e che in gran parte è causato dalla mancanza
di investimenti in Ict”, spiega il numero uno Franco Bernabè,
spiegando l’importanza di servizi tagliati in base alle esigenze
di ogni dimensione di impresa. Un’opinione condivisa da Simone
Battiferri, responsabile Top clients direzione Domestic Market
Operations del gruppo, secondo cui “è evidente che il ruolo del
telecom operator del futuro non può essere quello del telecom
operator del passato”. “Il nostro obiettivo è superare il
ruolo di big carrier, che comunque manterremo perché
l’infrastruttura è il nostro core asset, per intercettare nuova
crescita con i servizi che viaggiano sulle reti”.
Battiferri, TI punta ai servizi: a che tipo di clienti vi
rivolgete?
In questo primo momento, direi soprattutto
a clienti medio-grandi, perché hanno una maggiore coscienza di
quello che comporta la gestione di operazioni complesse e hanno
chiaro quanto vengono loro a costare. Da parte di questi clienti
c’è la volontà di ottimizzare. Tuttavia, per il futuro, vediamo
una maggiore opportunità di crescita in aziende medio-piccole,
perché lì c’è un’infrastruttura informatica ancora da
sviluppare. Certo, bisogna affrontare una sfida, ovvero come
superare quell’ostacolo rappresentato dalla cultura stessa
dell’azienda, che non è abituata ad utilizzare strumenti di
questo tipo.
Che numeri vi aspettate?
Per quanto riguarda
il cloud prettamente detto, al 2012, ci aspettiamo un mercato da
circa 300 milioni di euro, di cui vogliamo intercettare il 20-25%.
Tuttavia, nel suo complesso, l’impatto non si misurerà solo nel
cloud: noi possiamo offrire un servizio completo e quindi c’è un
indotto nelle componenti tradizionali. Ci vorrà del tempo: è una
tipologia di servizi che va digerita da parte delle imprese, visto
che per loro sono tematiche nuove. Va poi evitato l’errore fatto
ai tempi della bolla di internet, ovvero sovrastimare la
crescita.
In che modo la vostra infrastruttura può aiutarvi a
proporre questa offerta?
Abbiamo un paio di assets
distintivi: uno è certamente l’infrastruttura, ma un altro punto
di forza è riferibile al nostro modello di business. Negli ultimi
anni, nel mondo dell’informatica si sono mossi molti operatori
con le loro proposte. In questi ultimi tempi, invece, grazie
all’evoluzione tecnologica, le infrastrutture informatiche sono
sempre più simili a servizi di appliance, ovvero a ciò che gli
operatori di telecomunicazioni sono più abituati ad offrire. Sono
modalità di lavoro che non sono presenti nei software vendor o nei
system integrator.
Avete già registrato reazioni dei vostri clienti al
cloud?
Sì, e sono reazioni molto positive. Abbiamo
già molti tavoli aperti, con numerosi clienti medio-grandi, mentre
mancano ancora i grandissimi. I clienti che stanno dimostrando il
maggior interesse già hanno un’infrastruttura informatica e
vedono l’opportunità di migliorare i propri costi e i propri
servizi, di liberarsi di un problema, ovvero della gestione di un
settore che è un abilitatore ma che non fa parte del loro core
business, raggiungendo una maggior reattività.
Quali sono i cardini della vostra offerta?

Oggi siamo più avanti nella parte dell’infrastracture as a
service, ma stiamo ampliando il nostro portafoglio anche per il
lato software e per le piattaforme, con l’introduzione di
pacchetti da appoggiare alla ‘nuvola’. Questi pacchetti pronti
all’uso renderanno, fra le altre cose, più facile per le pmi
capire il cloud.
Tutti questi servizi hanno bisogno di una rete a banda
larga su cui poggiare.
Quello che serve per i servizi
cloud è più che altro una rete performante in termini di latenza,
con reazioni rapide, in modo tale da non far percepire la distanza
informatica. Per quanto riguarda invece l’ampiezza banda, dipende
da tipo di servizi di cui si parla: per la videoconferenza in alta
definizione, ad esempio, servono anche 20 mega, ma per altri
servizi si ottengono ottime prestazioni anche con meno banda.