Fub e Cnr uniti in nome del data mining

PARTNERSHIP

Siglato l'accordo quadro per lo sviluppo delle tecnologie della conoscenza "estratta" dal Web. Il ministro Romani: "Il Paese pronto a raccogliere la sfida della digitalizzazione"

di F.M.
Il data mining fulcro delle attività congiunte del Cnr e della Fondazione Bordoni. Il Consiglio nazionale delle ricerche e la Fub hanno infatti firmato un accordo di collaborazione scientifica per lo sviluppo della tecnologia  finalizzata all’estrazione di conoscenza dalla quantità di dati prodotti dalla civiltà digitale. L’intesa è stata firmata in occasione del convegno "Data mining - quando un algoritmo produce conoscenza". “L’accordo nasce dalla volontà di valorizzare i patrimoni di conoscenza comuni per lo sviluppo di questo settore strategico e abilitante - spiega Riccardo Pietrabissa, direttore del dipartimento Tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Ict) del Cnr - Nella consapevolezza che la ricerca sia uno degli strumenti centrali per lo sviluppo sociale, economico e industriale del Paese”.

Per la rete internet si contano oggi circa 25 miliardi di pagine indicizzabili e il deep-web è ben più vasto. Le banche dati aziendali, gli archivi, le informazioni scambiate ogni giorno in rete da milioni di utenti sono una vera e propria miniera di informazioni e conoscenza. Adeguati algoritmi, le tecniche di data mining appunto, cercano di scavare in questo mare magnum per rintracciare informazioni che possono avere un enorme valore culturale e economico: ma più la quantità di dati disponibile cresce, più diventa difficile ottenere risultati affidabili. L’accessibilità alle informazioni è infatti la chiave evolutiva della nostra società che, tanto più riesce a facilitarla, tanto più si sviluppa.

Le potenziali applicazione delle tecniche di data mining sono dunque le più svariate, utili e delicate, poiché possono riguardare anche l’uso di informazioni sensibili. Per questa ragione è necessario che il loro sviluppo proceda di pari passo con quello di strumenti tecnologici, giuridici ed economici in grado di garantirne un uso corretto e lecito.
“In questi 10 anni i motori di ricerca web sono diventati molto potenti, ma sono rimasti assai poco intelligenti - Claudio Carpineto, ricercatore della Fondazione Ugo Bordoni - Trasformarli in motori di risposta e autentici risolutori di problemi è una delle sfide scientifiche più difficili e appassionanti con cui oggi dobbiamo misurarci”.
Nella ricerca medica e genetica le tecniche di data mining permettono, ad esempio, di ridurre il costo dello sviluppo dei farmaci, e consentono notevoli risparmi nella ricerca di informazioni sulle fonti aperte (web), favoriscono maggiore semplicità nell'incontro tra domanda e offerta di beni, sono usate per migliorare la precisione delle previsioni di diversi fenomeni, dalle condizioni atmosferiche all'andamento di grandezze economiche.

“Le tecnologie di data mining – interviene il presidente del Cnr, Luciano Maiani - rappresentano una frontiera promettente e strategica per il futuro della ricerca nel campo dell’Ict. Trasformare il diluvio di dati in leva strategica per la crescita sociale ed economica e riuscire ad estrarre nuova conoscenza dalle informazioni, per renderle utilizzabili, rappresentano sfide su cui si sta misurando tutta la comunità scientifica internazionale. In Italia il Cnr costituisce il maggiore gruppo di studio in questo settore, con sette laboratori, oltre 60 ricercatori e ben 4.250.000 milioni di euro l’anno di fondi da progetti esterni”.
A fargli eco il presidente della Fub, Enrico Manca. “Il data mining rappresenta uno dei principali strumenti per interpretare i fenomeni complessi tipici del livello di sviluppo delle nostre società di oggi - osserva Manca - Operiamo su un terreno in cui l’innovazione tecnologica se da una parte offre possibilità virtuose in campo economico, sociale e scientifico, dall’altra solleva interrogativi e aspetti critici che possono investire i diritti individuali ma anche i più complessivi funzionamenti della democrazia e dei soggetti politici e sociali della sfera pubblica”.

La giornata di lavori organizzata da Cnr e Fub ha consentito di riflettere su questi aspetti, mettendo in luce quanto la ricerca sta già facendo nel campo dei possibili utilizzi del data mining, quale sia l’interesse delle aziende e come la politica possa mettere a frutto le potenzialità di queste tecnologie nell’interesse dei cittadini. A chiudere i lavori del convegno il ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani che così ha commentato l’accordo.

“Che in Italia due protagonisti della ricerca pubblica come Cnr e Fondazione Bordoni uniscano le loro rispettive competenze dimostra come, ancora una volta, le intelligenze del Paese siano attente e pronte a cogliere i segnali di cambiamento e siano capaci di elaborarli, anche a livello teorico. Questa giornata mi dà ulteriore fiducia sul fatto che stiamo camminando nella direzione giusta quando diciamo che la scommessa del futuro è quella della digitalizzazione del Paese, di dotarci di reti della nuova generazione, di dare a tutti la possibilità di accedere alla Rete in maniera qualificata e stabile”.

25 Febbraio 2011