Calcio, sentenza choc Ue: via libera ai decoder stranieri

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La Corte di Giustizia a Lussemburgo stabilisce che la vendita di diritti tv su base territoriale "è contraria al diritto della concorrenza". Inoltre il divieto di utilizzare schede tv straniere non è giustificabile dal diritto d'autore: le partite "non sono creazioni intellettuali di proprietà di un autore"

di M.S.
Limiti territoriali e nazionali per l'utilizzo di schede per decoder sono contrari alle norme sul mercato unico. Lo stabilisce una sentenza della Corte di giustizia Ue secondo la quale il sistema di licenze televisive frammentato su base nazionale, come è quello attuale del calcio, è contrario al diritto della concorrenza in ambito Ue. I privati quindi hanno diritto ad utilizzare le loro schede ovunque nei 27 paesi. E potranno vedere

La sentenza, che ha scatenato l'allarme e una levata di scudi nel mondo legato ai diritti del calcio, nasce in seguito alla caso di Karen Murphy, proprietaria di un pub di Portsmouth, Inghilterra, che utilizzando un decoder greco trasmetteva le partite del campionato inglese evitando di pagare l'abbonamento a BSkyB titolare dei diritti del campionato inglese. Ma la Corte di Giustizia dell'Ue a Lussemburgo le ha dato ragione, rilevando che "una normativa che vieti l'importazione, la vendita o l'utilizzazione di schede di decodificazione straniere è contraria alla libera prestazione dei servizi". Inoltre gli incontri sportivi 'non possono essere considerati creazioni intellettuali proprie di un autore'. Alle Leghe resta il riconoscimento del diritto d'autore sui loro 'logo', inni e sigle di apertura/chiusura.

Per la ratifica finale serve adesso la convalida dell'Alta Corte di Londra, poi saranno le singole nazioni a dover recepire la direttiva. Che, se applicata, potrebbe aprire a scenari completamente diversi sul satellitare a pagamento.

'Con questo provvedimento potrebbero venire a mancare 80 milioni all'anno' dice Tullio Camiglieri, presidente della Open Gate Italia (societa' che si occupa, tra l'altro della comunicazione della As Roma). 'In termini pratici la Premier League ora dovra' ripensare a come assegnare i suoi diritti - ha commentato l'avvocato Daniel Geey, dello studio legale Field Fisher Waterhouse, specializzato in vertenze in ambito sportivo -. Dovra' scegliere se vendere i diritti solo in certi paesi oppure lanciare un proprio canale televisivo. Ma sicuramente qualcosa dovranno inventarsi per massimizzare il valore del prodotto e scongiurare nel contempo il tracollo degli introiti'. Con questa sentenza le leghe calcio europee non possono piu' vendere i diritti televisivi su base territoriale.

'Con la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea il rischio è che la Lega italiana non possa piu' vendere i diritti all'estero che riguardano le piattaforme satellitari', spiega Camiglieri che aggiunge: 'Ci potrebbero essere ricadute per altri eventi sportivi, comprese le Olimpiadi di Londra 2012'.

"Questa sentenza riguarda alcuni aspetti della vendita di diritti tv da parte di organizzazioni come la Premier League", commenta un portavoce di Sky, aggiungendo che essa "avrà implicazioni su come queste organizzazioni struttureranno la vendita di questi diritti in Europa in futuro, implicazioni che come operatore televisivo stiamo analizzando con attenzione".

05 Ottobre 2011