Bonfiglio Mariotti: "Una regia unica per dematerializzare"

PA DIGITALE

"Un solo soggetto pubblico che coordini l'invio telematico di documenti verso la PA". La ricetta del neo-delegato di Cist per la dematerializzazione

di Federica Meta
«Il piano E-Gov 2012 va nella giusta direzione. Sta rispettando tempi e modalità previsti per informatizzare e semplificare le procedure. Ma per diffondere una mentalità digitale forse bisognerebbe inserire più obbligatorietà, soprattutto per quel che riguarda la dematerializzazione». Bonfiglio Mariotti, direttore generale di Data Print Grafik e neo-delegato di Confindustria Servizi Innovativi e tecnologici per la dematerializzazione nelle imprese e nella PA, fa il punto sui processi digitali che faranno sparire la carta dalle scrivanie della amministrazioni e delle imprese di casa nostra.

Voto 10 a E-gov 2012, dunque?
Diciamo che è un progetto Paese che nella giusta direzione e che recepisce il programma E-gov dell’Unione europea che ha come obiettivo la riduzione del 25% degli oneri amministrativi a carico della PA, proprio attraverso una massiccia iniezione di hi-tech. Sono stati identificati progetti e settori considerati abilitanti. Si sta marciando di buona lena verso l’adozione della Posta elettronica certificata, ad esempio. Però credo che per la questione dematerializzazione, che è più complessa, servano obblighi precisi, altrimenti si rischia che le procedure digitali non vengano mai utilizzate.

Perché?
Perché bloccate da modalità di lavoro che prediligono l’utilizzo delle carta. Cambiare modo di lavorare significa cambiare mentalità e, in questo senso, l’obbligo è un buon catalizzatore. Ne è un esempio la trasmissione telematica della dichiarazione dei redditi: quando fu introdotta ci fu la sollevazione dei commercialisti. Gli stessi che oggi dicono di non poterne fare a meno.

E infatti la fatturazione elettronica partirà da gennaio 2010...
Manca solo il decreto attuativo. Anche in questo caso l’obbligo determinerà un processo virtuoso di imitazione e riuso che trainerà tutto il sistema Paese, così come è avvenuto per le dichiarazioni dei redditi via Web.

È sempre dalla PA che deve partire la rivoluzione digitale?
Decisamente. L’Italia ha un tessuto produttivo fatto di piccole e piccolissime imprese restie a comprendere l’importanza dell’innovazione: solo la PA, obbligando a dematerializzare alcune procedure, può infrangere il muro delle resistenze culturali e indirizzare verso il cambiamento.

Al di là della questione culturale, ci sono degli ostacoli oggettivi alla digitalizzazione?
Si tratta di impedimenti legati alla normativa, spesso più rigida rispetto a quella che prevedere l’uso della carta. Ne è un esempio la norma che riguarda la fatturazione elettronica dove il legislatore prevede solo 15 giorni per completare il processo di archiviazione e conservazione delle fatture inviate telematicamente. Nella conservazione cartacea non esiste alcun vincolo temporale. Un processo innovativo come quello della dematerializzazione deve essere agevolato dando maggiore flessibilità rispetto alle normali procedure, prevedendo tempi anche più ampi. Poi c’è la questione della cosiddetta regia unica per trasmissioni telematiche tra imprese e PA.

Cioè?
Gli attuali sistemi di trasmissione telematica dei vari adempimenti verso la PA vedono una molteplicità di soggetti coinvolti e una diversità di regole e modalità tecniche. In un contesto siffatto ogni ente ha sviluppato e definito autonomamente i propri sistemi di collegamento e autenticazione, i linguaggi e i protocolli di trasmissione. Il risultato è che chi deve espletare più adempimenti è costretto ad utilizzare sistemi di accesso differenziati con diverse password o pincode, dotandosi spesso di strumenti hardware e software. Sarebbe invece auspicabile che un unico soggetto pubblico coordinasse tutte le attività connesse con l’invio telematico creando uno sportello virtuale unico verso le imprese.

12 Ottobre 2009