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Bonfiglio Mariotti: “Una regia unica per dematerializzare”

“Un solo soggetto pubblico che coordini l’invio telematico di documenti verso la PA”. La ricetta del neo-delegato di Cist per la dematerializzazione

12 Ott 2009

«Il piano E-Gov 2012 va nella giusta direzione. Sta rispettando
tempi e modalità previsti per informatizzare e semplificare le
procedure. Ma per diffondere una mentalità digitale forse
bisognerebbe inserire più obbligatorietà, soprattutto per quel
che riguarda la dematerializzazione». Bonfiglio Mariotti,
direttore generale di Data Print Grafik e neo-delegato di
Confindustria Servizi Innovativi e tecnologici per la
dematerializzazione nelle imprese e nella PA, fa il punto sui
processi digitali che faranno sparire la carta dalle scrivanie
della amministrazioni e delle imprese di casa nostra.

Voto 10 a E-gov 2012, dunque?
Diciamo che è un progetto Paese che nella giusta direzione e che
recepisce il programma E-gov dell’Unione europea che ha come
obiettivo la riduzione del 25% degli oneri amministrativi a carico
della PA, proprio attraverso una massiccia iniezione di hi-tech.
Sono stati identificati progetti e settori considerati abilitanti.
Si sta marciando di buona lena verso l’adozione della Posta
elettronica certificata, ad esempio. Però credo che per la
questione dematerializzazione, che è più complessa, servano
obblighi precisi, altrimenti si rischia che le procedure digitali
non vengano mai utilizzate.

Perché?
Perché bloccate da modalità di lavoro che prediligono
l’utilizzo delle carta. Cambiare modo di lavorare significa
cambiare mentalità e, in questo senso, l’obbligo è un buon
catalizzatore. Ne è un esempio la trasmissione telematica della
dichiarazione dei redditi: quando fu introdotta ci fu la
sollevazione dei commercialisti. Gli stessi che oggi dicono di non
poterne fare a meno.

E infatti la fatturazione elettronica partirà da gennaio
2010…

Manca solo il decreto attuativo. Anche in questo caso l’obbligo
determinerà un processo virtuoso di imitazione e riuso che
trainerà tutto il sistema Paese, così come è avvenuto per le
dichiarazioni dei redditi via Web.

È sempre dalla PA che deve partire la rivoluzione
digitale?

Decisamente. L’Italia ha un tessuto produttivo fatto di piccole e
piccolissime imprese restie a comprendere l’importanza
dell’innovazione: solo la PA, obbligando a dematerializzare
alcune procedure, può infrangere il muro delle resistenze
culturali e indirizzare verso il cambiamento.

Al di là della questione culturale, ci sono degli ostacoli
oggettivi alla digitalizzazione?

Si tratta di impedimenti legati alla normativa, spesso più rigida
rispetto a quella che prevedere l’uso della carta. Ne è un
esempio la norma che riguarda la fatturazione elettronica dove il
legislatore prevede solo 15 giorni per completare il processo di
archiviazione e conservazione delle fatture inviate
telematicamente. Nella conservazione cartacea non esiste alcun
vincolo temporale. Un processo innovativo come quello della
dematerializzazione deve essere agevolato dando maggiore
flessibilità rispetto alle normali procedure, prevedendo tempi
anche più ampi. Poi c’è la questione della cosiddetta regia
unica per trasmissioni telematiche tra imprese e PA.

Cioè?
Gli attuali sistemi di trasmissione telematica dei vari adempimenti
verso la PA vedono una molteplicità di soggetti coinvolti e una
diversità di regole e modalità tecniche. In un contesto siffatto
ogni ente ha sviluppato e definito autonomamente i propri sistemi
di collegamento e autenticazione, i linguaggi e i protocolli di
trasmissione. Il risultato è che chi deve espletare più
adempimenti è costretto ad utilizzare sistemi di accesso
differenziati con diverse password o pincode, dotandosi spesso di
strumenti hardware e software. Sarebbe invece auspicabile che un
unico soggetto pubblico coordinasse tutte le attività connesse con
l’invio telematico creando uno sportello virtuale unico verso le
imprese.

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