e-Health, l'Italia viaggia a due velocità

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Un'indagine di Federsanità rileva una maggiore difussione di strumenti hi-tech per la sanità e di progetti abilitanti nelle regioni del Nord Est

di Federica Meta
Molte potenzialità di sviluppo, ma ancora pochi effetti sulla vita quotidiana di pazienti e operatori. In altre parole l’era digitale nel comparto Sanità deve ancora iniziare. È la fotografia scattata dalla ricerca sui Livelli di Innovazione Tecnologica In Sanità (Litis), realizzata da Federsanità Anci per conto del Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio, che ha visto coinvolti 147 direttori generali di aziende sanitarie su un totale di 220.
Obiettivo dell’indagine, come spiega il presidente di Federsanità, Angelo Lino del Favero, “è conoscere lo stato dell’arte per poter pianificare strategie di innovazione ed elaborare un modello sulla base del quale misurare, i progressi di ciascuna struttura e pianificare interventi in grado di accelerare il processo di innovazione”.

Dalla ricerca emerge che il pagamento del ticket via Web è disponibile soltanto nel 7% delle aziende sanitarie mentre la possibilità di prenotare gli esami su Internet è offerta dal 22% delle aziende, ma spesso è riservata soltanto ad alcune tipologie di prestazioni. Solo nel 19% dei casi i pazienti possono accedere online ai referti digitali e un numero minimo di aziende (il 5%) consente ai propri assistiti di gestire pratiche amministrative via web.
Al ritardo nell’avvio di progetti innovativi relativi ai servizi sanitari si associa, poi, una marcia a due velocità che caratterizza l’Italia: delle Regioni censite non ce n’è nessuna del Sud mentre il 50% delle best practice è concentrata nel Nord-Est.
Buona invece la diffusione di strumenti per la condivisione dei dati clinici (71% delle aziende) e la presenza di meccanismi di collaborazione per la notifica elettronica di eventi di rilevanza socio-sanitaria (50%). Si rileva anche un discreto utilizzo di documenti con firma digitale (36% delle aziende sanitarie) e di documenti clinici in formato standard di interscambio Hl7 Cda (33%). Tale valore scende sensibilmente se si considerano soltanto i documenti conformi alle specifiche Ibse del Tavolo di Sanità Elettronica (11%).
“Il fenomeno si spiega con la presenza di importanti progetti regionali che non sono ancora conformi a queste specifiche - spiega Fedrsanità -. Un quarto delle aziende sanitarie (24%) impiega al proprio interno il Fascicolo Sanitario Elettronico/Dossier Sanitario, ma la percentuale si dimezza (12%) nel caso dei medici di famiglia. Sul fronte telemedicina, Federsanità  rileva che riguarda ancora un numero marginale di strutture e, quindi, di cittadini.”.
Sul fronte della telemedicina scarseggiano i programmi innovativi.  “Solo il 18% delle aziende ha attivato progetti di teleconsulto e telemonitoraggio - si legge nel report -. Il telecontrollo di malati cronici o anziani è presente nel 13% dei casi, mentre sono quasi inesistenti gli altri servizi: la tele-compagnia (2%), ossia la possibilità di assistere a distanza, anziani o più in generale persone sole,ì si ferma al 2% e la tele-riabilitazione, all’1% ”.

Qual’è invece la situazione “tecnologica” dei medici che, proprio in questi mesi, stanno transitando verso l’uso delle prescrizioni mediche telematiche? Stando ai numeri della ricerca il 22% dei medici di famiglia è collegato ad una rete regionale. La ricetta elettronica interessa il 22% dei medici di base e il 20% degli ospedalieri, mentre i certificati digitali sono presenti nel 5% delle aziende sanitarie. “Nel complesso non sono percentuali elevate- commentano da Federsanità - ma identificano una tendenza che lascia ben sperare per il futuro”.

01 Marzo 2010