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e-Health, l’Italia viaggia a due velocità

Un’indagine di Federsanità rileva una maggiore difussione di strumenti hi-tech per la sanità e di progetti abilitanti nelle regioni del Nord Est

01 Mar 2010

Molte potenzialità di sviluppo, ma ancora pochi effetti sulla vita
quotidiana di pazienti e operatori. In altre parole l’era
digitale nel comparto Sanità deve ancora iniziare. È la
fotografia scattata dalla ricerca sui Livelli di Innovazione
Tecnologica In Sanità (Litis), realizzata da Federsanità Anci per
conto del Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica
amministrazione e l’innovazione tecnologica della Presidenza del
Consiglio, che ha visto coinvolti 147 direttori generali di aziende
sanitarie su un totale di 220.
Obiettivo dell’indagine, come spiega il presidente di
Federsanità, Angelo Lino del Favero, “è conoscere lo stato
dell’arte per poter pianificare strategie di innovazione ed
elaborare un modello sulla base del quale misurare, i progressi di
ciascuna struttura e pianificare interventi in grado di accelerare
il processo di innovazione”.

Dalla ricerca emerge che il pagamento del ticket via Web è
disponibile soltanto nel 7% delle aziende sanitarie mentre la
possibilità di prenotare gli esami su Internet è offerta dal 22%
delle aziende, ma spesso è riservata soltanto ad alcune tipologie
di prestazioni. Solo nel 19% dei casi i pazienti possono accedere
online ai referti digitali e un numero minimo di aziende (il 5%)
consente ai propri assistiti di gestire pratiche amministrative via
web.
Al ritardo nell’avvio di progetti innovativi relativi ai servizi
sanitari si associa, poi, una marcia a due velocità che
caratterizza l’Italia: delle Regioni censite non ce n’è
nessuna del Sud mentre il 50% delle best practice è concentrata
nel Nord-Est.
Buona invece la diffusione di strumenti per la condivisione dei
dati clinici (71% delle aziende) e la presenza di meccanismi di
collaborazione per la notifica elettronica di eventi di rilevanza
socio-sanitaria (50%). Si rileva anche un discreto utilizzo di
documenti con firma digitale (36% delle aziende sanitarie) e di
documenti clinici in formato standard di interscambio Hl7 Cda
(33%). Tale valore scende sensibilmente se si considerano soltanto
i documenti conformi alle specifiche Ibse del Tavolo di Sanità
Elettronica (11%).
“Il fenomeno si spiega con la presenza di importanti progetti
regionali che non sono ancora conformi a queste specifiche – spiega
Fedrsanità -. Un quarto delle aziende sanitarie (24%) impiega al
proprio interno il Fascicolo Sanitario Elettronico/Dossier
Sanitario, ma la percentuale si dimezza (12%) nel caso dei medici
di famiglia. Sul fronte telemedicina, Federsanità  rileva che
riguarda ancora un numero marginale di strutture e, quindi, di
cittadini.”.
Sul fronte della telemedicina scarseggiano i programmi
innovativi.  “Solo il 18% delle aziende ha attivato progetti di
teleconsulto e telemonitoraggio – si legge nel report -. Il
telecontrollo di malati cronici o anziani è presente nel 13% dei
casi, mentre sono quasi inesistenti gli altri servizi: la
tele-compagnia (2%), ossia la possibilità di assistere a distanza,
anziani o più in generale persone sole,ì si ferma al 2% e la
tele-riabilitazione, all’1% ”.

Qual’è invece la situazione “tecnologica” dei medici che,
proprio in questi mesi, stanno transitando verso l’uso delle
prescrizioni mediche telematiche? Stando ai numeri della ricerca il
22% dei medici di famiglia è collegato ad una rete regionale. La
ricetta elettronica interessa il 22% dei medici di base e il 20%
degli ospedalieri, mentre i certificati digitali sono presenti nel
5% delle aziende sanitarie. “Nel complesso non sono percentuali
elevate- commentano da Federsanità – ma identificano una tendenza
che lascia ben sperare per il futuro”.