Endeavour in orbita. Via all'ultima missione dello Shuttle

ENDEAVOUR E' IN ORBITA: ULTIMA MISSIONE DELLO SHUTTLE

La navicella, lanciata da Cape Canaveral alle 14.57 ora italiana, porterà sulla Stazione spaziale internazionale il "cacciatore" di antimateria Ams. Forte la presenza "tecnologica" italiana: in campo Asi e Istituto nazionale di Fisica nucleare

di E.L.
È stato lanciato lo shuttle Endeavour dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral. La navetta, partita per l'ultimo volo della sua lunga carriera con la missione Sts 134, porterà sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss) il grande strumento che la completa, il cacciatore di antimateria “Ams”.
Lo scorso 29 aprile la missione era stata rinviata per problemi tecnici alle turbine Auxiliary Power Unit (Apu).

Un grande applauso ha salutato lo shuttle mentre si alzava in volo con un rumore incredibile e spariva tra le nuvole, ormai fitte sul Kennedy Space Center. Al comando di Mark Kelly, sull'Endeavour si trovano il pilota Gregory Johnson e gli specialisti di missione Michael Fincke, Greg Chamitoff, Andrew Feustel e l'italiano Roberto Vittori, astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) e colonnello dell'Aeronautica Militare Italiana. Quest'ultimo ha la qualifica di Mission Specialist 2, ossia ha il compito di aiutare il comandante e il pilota nelle operazioni in fase di lancio e di rientro. Per questo il suo posto sullo shuttle si trova al piano superiore, fra il comandante e il pilota. Lo shuttle arriverà a destinazione tra due giorni e allora Vittori incontrerà a bordo l'italiano Paolo Nespoli. Quest'ultimo lascerà la stazione orbitale il 23 maggio, mentre Vittori resterà fino al primo giugno poichè la missione Sts 134 è stata prolungata a 16 giorni.

La missione andata finalmente in orbita è una missione che porta anche la firma dell’Italia. Compito principale dello Shuttle sarà infatti portare in orbita e agganciare alla Iss l’Ams (Alpha Magnetic Spectometer), un rilevatore di particelle progettato proprio per essere collocato nella Iss e che cercherà, “setacciando” miliardi di raggi cosmici con i suoi rilevatori, di scoprire l’esistenza di tipi di particelle elementari che non si possono riprodurre nella terra con gli acceleratori.

Particelle che potrebbero rivelare l’esistenza di antistelle e antigalassie, o darci qualche indizio in più sulla natura della materia oscura che dovrebbe costituire circa un quarto dell’intero Universo.
Nell’Ams, che nasce dalla collaborazione ultradecennale fra 16 Paesi, l’Italia ha un ruolo di primo piano con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Agenzia Spaziale Italiana. Uno sforzo testimoniato anche dall’affidamento dell’incarico di vice-responsabile del progetto Ams a Roberto Battiston, docente all’Università di Perugia e presidente della commissione Infn di Fisica Astroparticellare.

I ricercatori italiani si sono valsi del supporto di varie industrie aerospaziali nazionali come Carlo Gavazzi Space, G&A Engineering, Fbx-irst, Caen Aerospace, Euromec, RI-BA Composites, Carso.
“La missione dello shuttle - rileva il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese - riveste un’importanza particolare e per certi versi eccezionale per il ruolo dell’Italia nell’attività spaziale. È una missione con una forte impronta italiana sia per la presenza umana sia per il carico scientifico.”

Sul piano scientifico, rileva ancora Saggese, “il ruolo dell’Italia è evidente sia nell’esperimento Ams, che incorpora il grande contributo di ASI e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, sia nei sei payload scientifici interamente italiani che saranno eseguiti direttamente dal Vittori. Con la missione STS-134 l’Italia si pone quindi come attore principale nel nuovo percorso di attività scientifica della Stazione Spaziale da qui al 2020, un ruolo di prestigio e con un grande valenza economica e scientifica guadagnato grazie agli investimenti dedicati finora e a quelli programmati per il prossimo decennio”.

L’Endeavour trasporta inoltre nella sua "cargo bay" uno straordinario payload di esperimenti scientifici made in Italy, frutto di una selezione che, per la prima volta nella storia del programma di volo spaziale umano italiano, è stata effettuata congiuntamente dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e dall’Aeronautica Militare, in collaborazione con università italiane e centri di ricerca nazionali. A dimostrazione della capacità del sistema Paese di realizzare sinergie e convergenze strategiche di eccellenza.

L’implementazione di questi esperimenti è stata costantemente seguita da un team integrato ASI-AM che si è interfacciato con la Nasa grazie al supporto dell’Altec (Advanced Logistic Technology Engineering Center) di Torino per gli aspetti di ingegnerizzazione delle proposte di sperimentazione.

16 Maggio 2011