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Endeavour in orbita. Via all’ultima missione dello Shuttle

La navicella, lanciata da Cape Canaveral alle 14.57 ora italiana, porterà sulla Stazione spaziale internazionale il “cacciatore” di antimateria Ams. Forte la presenza “tecnologica” italiana: in campo Asi e Istituto nazionale di Fisica nucleare

16 Mag 2011

È stato lanciato lo shuttle Endeavour dal Kennedy Space Center di
Cape Canaveral. La navetta, partita per l'ultimo volo della sua
lunga carriera con la missione Sts 134, porterà sulla Stazione
Spaziale Internazionale (Iss) il grande strumento che la completa,
il cacciatore di antimateria “Ams”.
Lo scorso 29 aprile la missione era stata rinviata per problemi
tecnici alle turbine Auxiliary Power Unit (Apu).

Un grande applauso ha salutato lo shuttle mentre si alzava in volo
con un rumore incredibile e spariva tra le nuvole, ormai fitte sul
Kennedy Space Center. Al comando di Mark Kelly, sull'Endeavour
si trovano il pilota Gregory Johnson e gli specialisti di missione
Michael Fincke, Greg Chamitoff, Andrew Feustel e l'italiano
Roberto Vittori, astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa)
e colonnello dell'Aeronautica Militare Italiana.
Quest'ultimo ha la qualifica di Mission Specialist 2, ossia ha
il compito di aiutare il comandante e il pilota nelle operazioni in
fase di lancio e di rientro. Per questo il suo posto sullo shuttle
si trova al piano superiore, fra il comandante e il pilota. Lo
shuttle arriverà a destinazione tra due giorni e allora Vittori
incontrerà a bordo l'italiano Paolo Nespoli. Quest'ultimo
lascerà la stazione orbitale il 23 maggio, mentre Vittori resterà
fino al primo giugno poichè la missione Sts 134 è stata
prolungata a 16 giorni.

La missione andata finalmente in orbita è una missione che porta
anche la firma dell’Italia. Compito principale dello Shuttle
sarà infatti portare in orbita e agganciare alla Iss l’Ams
(Alpha Magnetic Spectometer), un rilevatore di particelle
progettato proprio per essere collocato nella Iss e che cercherà,
“setacciando” miliardi di raggi cosmici con i suoi rilevatori,
di scoprire l’esistenza di tipi di particelle elementari che non
si possono riprodurre nella terra con gli acceleratori.

Particelle che potrebbero rivelare l’esistenza di antistelle e
antigalassie, o darci qualche indizio in più sulla natura della
materia oscura che dovrebbe costituire circa un quarto
dell’intero Universo.
Nell’Ams, che nasce dalla collaborazione ultradecennale fra 16
Paesi, l’Italia ha un ruolo di primo piano con l’Istituto
Nazionale di Fisica Nucleare e l’Agenzia Spaziale Italiana e
l’Agenzia Spaziale Italiana. Uno sforzo testimoniato anche
dall’affidamento dell’incarico di vice-responsabile del
progetto Ams a Roberto Battiston, docente all’Università di
Perugia e presidente della commissione Infn di Fisica
Astroparticellare.

I ricercatori italiani si sono valsi del supporto di varie
industrie aerospaziali nazionali come Carlo Gavazzi Space, G&A
Engineering, Fbx-irst, Caen Aerospace, Euromec, RI-BA Composites,
Carso.
“La missione dello shuttle – rileva il presidente dell’Agenzia
Spaziale Italiana, Enrico Saggese – riveste un’importanza
particolare e per certi versi eccezionale per il ruolo
dell’Italia nell’attività spaziale. È una missione con una
forte impronta italiana sia per la presenza umana sia per il carico
scientifico.”

Sul piano scientifico, rileva ancora Saggese, “il ruolo
dell’Italia è evidente sia nell’esperimento Ams, che incorpora
il grande contributo di ASI e dell’Istituto Nazionale di Fisica
Nucleare, sia nei sei payload scientifici interamente italiani che
saranno eseguiti direttamente dal Vittori. Con la missione STS-134
l’Italia si pone quindi come attore principale nel nuovo percorso
di attività scientifica della Stazione Spaziale da qui al 2020, un
ruolo di prestigio e con un grande valenza economica e scientifica
guadagnato grazie agli investimenti dedicati finora e a quelli
programmati per il prossimo decennio”.

L’Endeavour trasporta inoltre nella sua "cargo bay" uno
straordinario payload di esperimenti scientifici made in Italy,
frutto di una selezione che, per la prima volta nella storia del
programma di volo spaziale umano italiano, è stata effettuata
congiuntamente dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e
dall’Aeronautica Militare, in collaborazione con università
italiane e centri di ricerca nazionali. A dimostrazione della
capacità del sistema Paese di realizzare sinergie e convergenze
strategiche di eccellenza.

L’implementazione di questi esperimenti è stata costantemente
seguita da un team integrato ASI-AM che si è interfacciato con la
Nasa grazie al supporto dell’Altec (Advanced Logistic Technology
Engineering Center) di Torino per gli aspetti di ingegnerizzazione
delle proposte di sperimentazione.

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