Itu-Unesco: "Mancano regole adeguate per il broadband"

POLICY

La Broadband Commission for digital development invita i governi a spingere la messa a punto dei piani nazionali per la banda larga. "No a paletti, bisogna incentivare l'innovazione"

di Patrizia Licata
Un quadro regolatorio adeguato e completo è “l’anello mancante” in molte nazioni quando si tratta di stimolare gli investimenti e la realizzazione delle nuove reti di banda larga. A sostenerlo è la Broadband commission for digital development, l’organismo creato l’anno scorso da Itu e Unesco per promuovere il broadband, che nel suo nuovo report rivolge un appello ai governi perché formulino e mettano in atto rapidamente dei piani nazionali per la banda larga. Il rischio, altrimenti, dice la Commissione, è che le economie dei Paesi privi di un piano organico si trovino presto in una posizione di svantaggio.

"Il quadro regolatorio per il broadband richiede una nuova visione fondata su pochi paletti normativi, molti incentivi all’innovazione e sforzi coordinati di tutti gli attori sulla catena del valore della banda larga per liberare le potenzialità di sviluppo commerciale delle nuove reti”, afferma la Broadband commission.

Uno dei rischi da evitare, continua la Commissione, è la frammentazione in tante iniziative parziali e la mancanza di un piano coordinato. La Commission chiede invece ai governi di dare vita a iniziative su scala nazionale che coinvolgano tutti i settori dell’industria, della pubblica amministrazione e dell’economia. "Sviluppare progetti isolati con un raggio d’azione limitato o finendo col creare una duplicazione di reti non solo è inefficiente ma ritarda la messa in opera di un’infrastruttura che sempre più si dimostrerà come la spina dorsale delle moderne economie, al pari delle strade o della rete elettrica”, si legge nel report.

La Broadband commission suggerisce ancora i regolatori nazionali di agevolare l’ingresso delle piccole imprese e anche dei micro-imprenditori sui mercati della banda alrga, in modo da affrontare con successo il nodo del digital divide che esiste tra città e zone rurali e persino tra economie sviluppate e economie in via di sviluppo.

Infine, la Commissione chiede ai governi di rimuovere le restrizioni all'ingresso della proprietà straniera nelle licenze telecom per stimolare gli investimenti sulle reti nei mercati con scarsa disponibilità di capitale. "La storia ha assistito a molte dichiarazioni di indipendenza, ma nel mondo interconnesso di oggi potremmo proporre una nuova dichiarazione di inter-dipendenza”, commenta il segretario generale dell’Itu, Hamadoun Touré. “Occorre riconoscere che il benessere economico di ciascun Paese dipende in misura crescente dall’accesso che ha al resto del mondo tramite Internet su banda larga”.

08 Giugno 2011