Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Itu-Unesco: “Mancano regole adeguate per il broadband”

La Broadband Commission for digital development invita i governi a spingere la messa a punto dei piani nazionali per la banda larga. “No a paletti, bisogna incentivare l’innovazione”

08 Giu 2011

Un quadro regolatorio adeguato e completo è “l’anello
mancante” in molte nazioni quando si tratta di stimolare gli
investimenti e la realizzazione delle nuove reti di banda larga. A
sostenerlo è la Broadband commission for digital development,
l’organismo creato l’anno scorso da Itu e Unesco per promuovere
il broadband, che nel suo nuovo report rivolge un appello ai
governi perché formulino e mettano in atto rapidamente dei piani
nazionali per la banda larga. Il rischio, altrimenti, dice la
Commissione, è che le economie dei Paesi privi di un piano
organico si trovino presto in una posizione di svantaggio.

"Il quadro regolatorio per il broadband richiede una nuova
visione fondata su pochi paletti normativi, molti incentivi
all’innovazione e sforzi coordinati di tutti gli attori sulla
catena del valore della banda larga per liberare le potenzialità
di sviluppo commerciale delle nuove reti”, afferma la Broadband
commission.

Uno dei rischi da evitare, continua la Commissione, è la
frammentazione in tante iniziative parziali e la mancanza di un
piano coordinato. La Commission chiede invece ai governi di dare
vita a iniziative su scala nazionale che coinvolgano tutti i
settori dell’industria, della pubblica amministrazione e
dell’economia. "Sviluppare progetti isolati con un raggio
d’azione limitato o finendo col creare una duplicazione di reti
non solo è inefficiente ma ritarda la messa in opera di
un’infrastruttura che sempre più si dimostrerà come la spina
dorsale delle moderne economie, al pari delle strade o della rete
elettrica”, si legge nel report.

La Broadband commission suggerisce ancora i regolatori nazionali di
agevolare l’ingresso delle piccole imprese e anche dei
micro-imprenditori sui mercati della banda alrga, in modo da
affrontare con successo il nodo del digital divide che esiste tra
città e zone rurali e persino tra economie sviluppate e economie
in via di sviluppo.

Infine, la Commissione chiede ai governi di rimuovere le
restrizioni all'ingresso della proprietà straniera nelle
licenze telecom per stimolare gli investimenti sulle reti nei
mercati con scarsa disponibilità di capitale. "La storia ha
assistito a molte dichiarazioni di indipendenza, ma nel mondo
interconnesso di oggi potremmo proporre una nuova dichiarazione di
inter-dipendenza”, commenta il segretario generale dell’Itu,
Hamadoun Touré. “Occorre riconoscere che il benessere economico
di ciascun Paese dipende in misura crescente dall’accesso che ha
al resto del mondo tramite Internet su banda larga”.

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Google+

Link