Borri (Csp Piemonte): "White spaces, ora servono le regole"

FREQUENZE

Il direttore R&S: "La cognitive radio, un'alternativa concreta contro il digital divide"

di Paolo Anastasio
«Per ora siamo in fase di sperimentazione e manca un quadro normativo chiaro. Ma la tecnologia della radio cognitiva che sfrutta gli spazi bianchi, (cioè le frequenze tv inutilizzate, assegnate ai broadcaster con il passaggio al digitale terrestre), per l’accesso a Internet a banda larga in aree montane e rurali, è un’alternativa tecnologica che potrebbe contribuire in maniera concreta al superamento del digital divide». La pensa così Roberto Borri, direttore Ricerca e Sviluppo Csp - Innovazione nelle Ict centro di ricerca partecipato da Regione Piemonte, commentando il buon esito della prima sperimentazione italiana in atto in Val di Viù, territorio di alta montagna a nord di Torino, verso il confine con la Francia.

Il test, che va avanti - unico in Europa insieme a quello condotto a Cambridge in Uk - è stato attivato dal Politecnico di Torino e dal Csp, braccio tecnologico della Regione Piemonte, con la benedizione del ministero per lo Sviluppo Economico.
I risultati del test in Val di Viù hanno evidenziato la possibilità di raggiungere bitrate medi di 20 Mbit/s per utente in mobilità veicolare, un dato superiore a quello garantito con copertura 3G.
Gran parte delle frequenze assegnate alle tv locali con lo switch off sono inutilizzate: il loro riuso per la trasmissione dati a banda larga in aree di digital divide, è un’opzione che la tecnologia della radio cognitiva rende possibile.

“Per ora siamo ancor ben distanti dal poter ipotizzare che con meccanismi basati sulla radio cognitiva si possa poi accedere allo spettro senza creare altra confusione - dice Borri -. L’asta Lte pesa sulle casse degli operatori che non ci tengono a vedere le loro frequenze in qualche modo superate da altre tecniche, come potrebbero essere quelle della radio cognitiva. Con queste logiche chi ne esce frustrato, però, è il mondo della ricerca, che risulta inutile se alla fine l’unica ricaduta diretta deve essere il core business”.

Così come il mercato ha mostrato più volte di non riuscire ad essere sufficiente da solo a risolvere il problema della diffusione di connettività a larga banda in particolare in aree a mercato debole: “L’uso di tecnologie più flessibili, meno costose e non centralmente vendute continua ad essere una delle attività principali per continuare a fare ricerca e che potrebbero avere delle ricadute proprio sul sistema industriale”, sottolinea Borri.

Riduzione dei costi e condivisione di infrastrutture i vantaggi concreti dell’utilizzo delle radio cognitive negli spazi bianchi, alla base del prosieguo della sperimentazione in val di Viù: il sistema cognitivo è basato su due concetti prioritari: il primo è il cosiddetto “Spectrum sensing”, secondo cui gli apparati devono rendersi conto da soli se sono in possibilità di trasmettere avendo come criterio di non essere gli utenti principali; quindi, gli apparati si devono zittire se si ipotizza di poter creare interferenza, e nello zittirsi devono cambiare le loro condizioni. Il secondo criterio, che è quello per ora più perorato dalle istituzioni, è l’uso di un database centrale, che ti fa capire se in quel posto puoi o non puoi trasmettere, e che cosa e in che modo puoi trasmettere. Secondo noi la soluzione ottimale è la condivisione delle due. L’area di punta della ricerca è il “sensing” in loco e la valutazione delle interferenze.

Dal punto di vista normativo, per procedere con sistemi di radio cognitiva, mancano alcune regole, ma se si vuole andare avanti “anche soltanto a passi, se non in senso assolutistico, gli ostacoli normativi potrebbero essere superati con semplicità - aggiunge Borri - mi riferisco al criterio per cui oggi le frequenze sono assegnate non solo ai soggetti, ma anche per una certa finalità ben definita”.
Ad esempio, “oggi la frequenza “x” viene data ad un’emittente “y” che ne ha diritto di utilizzo. Dove l’emittente non copre, questa frequenza è in ogni caso sua e dovrebbe essere usata soltanto per scopi televisivi. Si potrebbe pensare che altre utenze, in particolare quelle telematiche, potrebbero essere “secondary user” (utenti secondari), e in accordo, senza causare danni all’utente primario, agli utenti secondari potrebbero essere garantiti gli utilizzi come se fossero bande Ism”.

14 Novembre 2011