Usa, blocco all'export di tecnologie pro-censura

LA PROPOSTA DI LEGGE

All'esame della Camera dei rappresentanti una proposta di legge per stoppare ai confini prodotti e attrezzature telecom utilizzabili dai regimi dittatoriali per limitare Internet

di Patrizia Licata
La Casa dei rappresentanti americana sta esaminando una proposta di legge il cui obiettivo è limitare le esportazioni di tecnologie made in Usa che possono essere usate da regimi repressivi per censurare il web o sorvegliare gli utenti di Internet. Sponsor della legge è il parlamentare Chris Smith (Repubblicano del New Jersey), per il quale la norma sarebbe la risposta alle accuse mosse da alcuni attivisti e organi di stampa alle tecnologie americane, usate da alcuni governi per combattere il dissenso politico.

"Come possiamo pensare di trasformare queste dittature in democrazie se tutti i dissidenti sono in carcere, scovati e catturati grazie ai prodotti hitech acquistati tramite aziende americane?”, nota Smith.

Il Wall Street Journal, per esempio, ha raccolto documenti che provano che alcuni Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa hanno usato prodotti tecnologici occidentali per bloccare siti Internet o monitorare l’attività online di alcuni cittadini nelle recenti ondate di protesta. I dissidenti di diversi Paesi hanno riferito di essere stati catturati, incarcerati e torturati dopo che le autorità sono riuscite a trovarli usando tecnologie per il tracciamento delle attività online.

"Le aziende si stanno rendendo conto del fatto che, volenti o nolenti, sono anche attori politici e le decisioni che prendono hanno un impatto sulla misura in cui le persone possono godere o no dei loro diritti umani fondamentali”, afferma il Deputy Assistant Secretary of State Daniel Baer, che dirige l’ufficio sulla “Internet freedom” del dipartimento di Stato americano.

Il "Global online freedom act" proposto da Smith vieterebbe l’esportazione di tecnologie di telecomunicazione che possono essere usate per la censura o la sorveglianza online verso Paesi che il dipartimento di Stato individuerà, in base a elementi come la censura di Internet e la repressione del dissenso, scrive ancora il Wall Street Journal. Le aziende hitech dovranno comunque ottenere una licenza per vendere all'estero i loro prodotti se l’utente finale è un governo.

In base alla proposta di legge, le società quotate alla Borsa americana dovranno riferire alla Securities and Exchange Commission quali sono le loro politiche interne in materia di diritti umani, incluso come si comporterebbero se un regime repressivo facesse richiesta di informazioni personali dei loro utenti. Queste politiche aziendali sui diritti umani verrebbero pubblicate poi su Internet.

Anche l’Ue sta studiando misure simili, riporta il Wsj. La Commissione europea intende proporre il prossimo anno una norma che permetterebbe a ciascun Paese-membro di bloccare le esportazioni di tecnologie se esistono prove che queste potrebbero essere usate per violare i diritti umani. "La tecnologia ha cambiato tutto, ma i diritti umani non sono cambiati”, afferma l’europarlamentare olandese Marietje Schaake.

02 Dicembre 2011