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Usa, blocco all’export di tecnologie pro-censura

All’esame della Camera dei rappresentanti una proposta di legge per stoppare ai confini prodotti e attrezzature telecom utilizzabili dai regimi dittatoriali per limitare Internet

02 Dic 2011

La Casa dei rappresentanti americana sta esaminando una proposta di
legge il cui obiettivo è limitare le esportazioni di tecnologie
made in Usa che possono essere usate da regimi repressivi per
censurare il web o sorvegliare gli utenti di Internet. Sponsor
della legge è il parlamentare Chris Smith (Repubblicano del New
Jersey), per il quale la norma sarebbe la risposta alle accuse
mosse da alcuni attivisti e organi di stampa alle tecnologie
americane, usate da alcuni governi per combattere il dissenso
politico.

"Come possiamo pensare di trasformare queste dittature in
democrazie se tutti i dissidenti sono in carcere, scovati e
catturati grazie ai prodotti hitech acquistati tramite aziende
americane?”, nota Smith.

Il Wall Street Journal, per esempio, ha raccolto documenti che
provano che alcuni Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa hanno
usato prodotti tecnologici occidentali per bloccare siti Internet o
monitorare l’attività online di alcuni cittadini nelle recenti
ondate di protesta. I dissidenti di diversi Paesi hanno riferito di
essere stati catturati, incarcerati e torturati dopo che le
autorità sono riuscite a trovarli usando tecnologie per il
tracciamento delle attività online.

"Le aziende si stanno rendendo conto del fatto che, volenti o
nolenti, sono anche attori politici e le decisioni che prendono
hanno un impatto sulla misura in cui le persone possono godere o no
dei loro diritti umani fondamentali”, afferma il Deputy Assistant
Secretary of State Daniel Baer, che dirige l’ufficio sulla
“Internet freedom” del dipartimento di Stato americano.

Il "Global online freedom act" proposto da Smith
vieterebbe l’esportazione di tecnologie di telecomunicazione che
possono essere usate per la censura o la sorveglianza online verso
Paesi che il dipartimento di Stato individuerà, in base a elementi
come la censura di Internet e la repressione del dissenso, scrive
ancora il Wall Street Journal. Le aziende hitech dovranno comunque
ottenere una licenza per vendere all'estero i loro prodotti se
l’utente finale è un governo.

In base alla proposta di legge, le società quotate alla Borsa
americana dovranno riferire alla Securities and Exchange Commission
quali sono le loro politiche interne in materia di diritti umani,
incluso come si comporterebbero se un regime repressivo facesse
richiesta di informazioni personali dei loro utenti. Queste
politiche aziendali sui diritti umani verrebbero pubblicate poi su
Internet.

Anche l’Ue sta studiando misure simili, riporta il Wsj. La
Commissione europea intende proporre il prossimo anno una norma che
permetterebbe a ciascun Paese-membro di bloccare le esportazioni di
tecnologie se esistono prove che queste potrebbero essere usate per
violare i diritti umani. "La tecnologia ha cambiato tutto, ma
i diritti umani non sono cambiati”, afferma l’europarlamentare
olandese Marietje Schaake.

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