Reti sottomarine Boom di investimenti

L'INCHIESTA

Nel 2008 il mercato ha raggiunto quota 858 milioni di dollari, il 56% rispetto al 2007. Quest'anno si prevede un'avanzata di un ulteriore 26% fino ad arrivare al tetto dei 2,2 miliardi nel 2014

di Alessandro Longo
Le reti sottomarine stanno conoscendo una seconda primavera. È sostenuta da nuovi attori e committenti, dal boom di richieste di banda che vengono dai Paesi in via di sviluppo e dal progresso delle tecnologie, che consentono maggiore velocità a costi inferiori.

È per questi motivi che Ovum prevede una crescita del 26% nel 2009 e del 20% nel 2010, per il mercato delle reti sottomarine. Nel 2008 valeva 858 milioni di dollari, +56% rispetto al 2007. Toccherà i 2,2 miliardi nel 2014. “Se fino a 1-2 anni fa si investiva molto in reti pan-asiatiche e trans-pacifiche, adesso i nuovi cavi si concentrano sulle rotte che dall’Europa vanno all’Asia, Africa, Medio Oriente”, dice Alan Mauldin, analista di Telegeography, osservatorio di ricerca specializzato in reti sottomarine.
La mappa dei nuovi cavi è quindi cartina tornasole delle zone che crescono di più, in Internet e di Tlc .

In prima linea, tra i fornitori di tecnologia, ci sono i protagonisti di sempre di questo mercato: Alcatel Lucent, che secondo Ovum ha il 46% di quota; Tyco (25%). Nec e Fujitsu (20 e 8%). Il mercato è ristretto anche per gli operatori che lavorano sui cavi sottomarini: è nelle mani di Flag-Reliance, Vsnl, Global Crossing, Seacom, Asia Netcom e pochi (piccoli) altri. “Stiamo lavorando su molti progetti in Africa, tra Nord e Sud America, e in Asia”, conferma Enrico Banfi, responsabile marketing attività sottomarina di Alcatel Lucent. “Stanno succedendo due cose, nel settore” continua. Da una parte “ci sono progetti ingenti, come il West Africa Cable Systems: un cavo di 15mila chilometri che sarà attivo da metà 2011 e collegherà Sud Africa, Africa Occidentale e Portogallo. Oppure il progetto Eassy: dal Sud Africa al Sudan. Sarà pronto per metà 2010”. Altri esempi notevoli sono il cavo India-Regno Unito via Mediterraneo e quello Francia-Italia-Medio Oriente (attivi dal 2010). Dall’altra “stiamo andando in zone, magari piccole, che però non hanno mai avuto cavi prima d’ora: per collegare le Hawaii alla Polinesia, da metà 2010. Oppure il primo cavo della Groenlandia, attivo da quest’anno”.

La mappa mondiale dei cavi sottomarini diventa insomma sempre più uniforme, mentre coinvolge nuovi tipi di committenti dei progetti. E non solo nei Paesi in via di sviluppo: è notizia recente il progetto M-Tube, che metterà in comunicazione 17 sedi Mediaset con collegamenti non solo terrestri ma anche sottomarini (tra la Sicilia e la Sardegna). L’idea di fondo è che di reti sottomarine c’è un crescente bisogno: da parte di soggetti che prima potevano farne a meno e adesso non più. Il tutto sta avendo anche l’effetto di aprire, per la prima volta nella storia, opportunità per nuovi attori di questo mercato. Sia tra gli operatori sia tra i fornitori di tecnologia. “Questo è un mercato finora dominato da consorzi di operatori che investono insieme per creare cavi. Sono progetti che richiedono molti milioni di dollari”, dice Mauldin. “Di recente, però, cresce un fenomeno per ora di nicchia: operatori che, indipendentemente da consorzi, commissionano cavi per i propri scopi”, aggiunge....

FULL STORY SUL NUMERO 16 DEL QUINDICINALE "IL CORRIERE DELLE COMUNICAZIONI" in uscita lunedì 28 settembre

21 Settembre 2009