Sassano: "Asta frequenze, ora Italia più credibile nella Ue"

L'INTERVISTA

L'esperto: il regolamento approvato da Agcom consente di riservare nuove risorse alla banda larga mobile come chiede l’Europa e di intraprendere una seria strada di coordinamento internazionale mettendo fine al Far West dell’etere italiano

di Paolo Anastasio

"Il via libera dell’Agcom al regolamento dell’asta frequenze Tv (ex beauty contest, ndr) è molto positivo per l’Italia, nell’ottica della razionalizzazione e valorizzazione dello spettro radio del nostro paese. La transizione allo scenario all-digital è stata una tappa fondamentale; ma ora dobbiamo tornare nell’Europa delle frequenze». La pensa così Antonio Sassano, fra i massimi esperti di spettro radio in Italia, professore di Ricerca Operativa all’Università La Sapienza di Roma, che aggiunge: “L’annullamento del beauty contest ci consente di utilizzare le frequenze che si liberano per offrire ai nostri vicini una definitiva soluzione dei problemi di interferenza che il nostro ‘far west’ ha creato negli ultimi 20 anni. Un coordinamento bilaterale mai avviato, che migliorerebbe la qualità di tutte le reti italiane e, in particolare, di quelle  destinate al dividendo digitale”.
Professore, quali sono gli aspetti più importanti del regolamento approvato dall’Agcom?
Il via libera mette ordine allo spettro e in prospettiva apre all’uso di alcune frequenze Uhf a 700 Mhz (canali 57-60, pari a un tesoretto di 30 Mhz, ndr) per la banda larga mobile a partire dal 2016, quando potranno andare all’asta in ottica di “supplemental downlink” per l’Lte. L’attuale piano frequenze dovrà tener conto del fatto che nel 2020 la banda 700 Mhz sarà destinata alle telco e che per la Tv ci saranno a disposizione soltanto i canali bassi dal 21 al 48 a livello internazionale.
E per quanto riguarda le frequenze destinate all’asta Tv?
Ci tengo a sottolineare che le frequenze VHF (canali 5-11 ndr) messe all’asta per le Tv sono tecnicamente di ottima qualità, anche gli Usa le stanno usando per liberare l’UHF e destinarlo al broadband mobile: le frequenze VHF sono destinate alla Tv anche oltre il 2020; consentono di usare meno trasmettitori per coprire una popolazione maggiore; hanno il vantaggio di funzionare quasi ovunque con le antenne di ricezione televisiva Rai presenti sui tetti. Un vantaggio non da poco, basti pensare che il VHF è stata la banda sulla quale gli italiani hanno sempre ricevuto Rai 1. Due dei tre multiplex nazionali messi all’asta per i nuovi entranti utilizzano canali in banda VHF: uno utilizza il canale 11 a nord e il 7 a sud mentre l’altro utilizza il 6 ovunque tranne che in Friuli.
Qualcuno osserva che in alcune zone del paese mancano le antenne per ricevere i canali VHF.
È davvero difficile verificarlo, io vedo che le frequenze VHF sono utilizzate ovunque, anche dalla Rai e anche a Napoli e Bari dove, in teoria, non ci dovrebbero essere antenne riceventi. In realtà, il valore di una frequenza non dipende dalla disponibilità di antenne riceventi o di decoder. È come dire che le frequenze Lte o WiMax valgono meno perché ci sono pochi ricevitori basati su quelle tecnologie.
Dopo il via libera all’asta Tv, quali sono adesso le priorità del nostro paese in materia di spettro?
Sono due: da un lato, va definitivamente sistemato il coordinamento internazionale per sanare il contenzioso interferenziale con i paesi vicini. La Francia, Malta, Croazia e Slovenia debbono poter tornare ad utilizzare le proprie frequenze senza subire l’interferenza delle emittenti italiane. Altro obiettivo strategico fondamentale è la partecipazione dell’Italia agli intensi lavori preparatori della conferenza Mondiale del 2015 in sede Itu, l’agenzia internazionale che pianifica le politiche future sullo spettro. È in quella sede che si discute l’adattamento del Piano Tv di Ginevra del 2006 al nuovo scenario di convivenza tra Tv e Lte, è lì che si decide quale canalizzazione adotterà l’Europa per la banda larga mobile: quella dell’Estremo Oriente propugnata dai Paesi del Golfo, del Nord-Africa e dell’America Latina o una diversa? È in quella sede che l’Italia dovrebbe cercare alleanze per la sua strategia di liberazione rapida ed immediato utilizzo dei canali 57-60. E invece, a quei tavoli, l’Italia è praticamente assente.
Ma quali vantaggi si aspetta da una ripresa delle attività di coordinamento internazionale?
La nuova strategia dell’Agcom ci offre la possibilità di riacquistare la nostra perduta credibilità internazionale. Ora nessuno si fida di noi. Se, invece, riusciremo a convincere tutti che facciamo sul serio e che il nostro obiettivo è quello di un “equitable access” alle risorse frequenziali, allora sarà possibile utilizzare al meglio risorse sulle quali nessuno, ora, è disposto a dare via libera all’“inaffidabile” Italia.  
Ad esempio?
Potremmo utilizzare meglio le risorse al confine con la Svizzera o nel Nord-Est o in Puglia, cercando accordi con Albania e Grecia. Questo potrebbe comportare anche un miglioramente generale della qualità del servizio in Italia e, ad esempio, un aumento della copertura dei multiplex VHF destinati alla gara. Il recupero di risorse in casa nostra si potrà fare soltanto se l’Italia rientrerà a pieno titolo tra i Paesi in grado di raggiungere e mantenere nel tempo accordi di coordinamento con i paesi vicini.
Le attività di coordinamento internazionale e di partecipazione ai lavori dell’Itu potrebbero rallentare le procedure per la messa all’asta dei tre multiplex di dividend?
Assolutamente no. Anche se va dato immediatamente un segnale di una inversione di marcia. L’Agcom ha preso un chiaro impegno a definire una “roadmap” chiara di razionalizzazione interna e armonizzazione internazionale dell’uso dello spettro. Questa “roadmap” deve essere immediatamente presentata alle amministrazioni confinanti e con loro condivisa. Non dobbiamo dare la sensazione di voler procedere in fretta e unilateralmente, come abbiamo sempre fatto. Bisogna anche tornare ai tavoli Itu con un chiaro progetto di sviluppo dell’uso dello spettro e avviare subito i coordinamenti bilaterali con l’obiettivo di modificare profondamente il Piano del 2010 e armonizzarlo quanto prima con le amministrazioni confinanti. La sua attuazione completa potrà essere poi fissata per il 2020, quando il Dvbt2 moltiplicherà la capacità trasmissiva disponibile. Il coordinamento internazionale è un’attività lunga, che va avviata e che non si chiuderà certo prima dell’asta Tv. Ma gli obiettivi che il nostro paese vuole raggiungere devono essere chiari da subito, sia agli operatori nazionali che alle amministrazioni estere.
Questo riguarda anche la valorizzazione dei 700 Mhz per il “supplemental downlink” nel mobile?
Assolutamente sì. Attualmente il canale 58 è libero su tutto il territorio nazionale e il canale 55, anch’esso libero,  potrebbe essere utilizzato per liberare il canale 60. I canali 57 e 59 sono invece utilizzati da importanti emittenti nazionali e locali  mentre il canale 59 è stato temporaneamente utilizzato per garantire la copertura nazionale di uno dei tre multiplex messi a gara. Soltanto grazie al coordinamento internazionale sarà possibile normalizzare i nostri rapporti con Francia, Croazia e Slovenia e coordinare canali attualmente poco o nulla utilizzati dai nostri vicini. Solo così potranno essere recuparate risorse e liberare, entro il 2016, i canali 57 e 59 da destinare al “supplemental downlink”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 24 Aprile 2013

TAG: antonio sassano, asta frequenze, agcom

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