Romani: "Serve la società della rete"

BANDA LARGA

Bernabè: "Pronti a sperimentare a livello locale. Ma ci vuole un quadro regolatorio certo". Vodafone e Wind: "Faremo la nostra parte"

di Federica Meta
Banda larga, tutela del copyright e vocazione internazionale delle imprese innovative. Sono stati questi i temi affrontati al convegno di celebrazione in onore di Guglielmo Marconi, dove Telco e broadcaster si sono confrontati sui possibili sviluppi della società digitale.

Romani: "Per la banda larga serve una società della rete aperta anche a Fs e Poste".


Il viceministro Romani non molla la presa sulla società delle reti che il governo vorrebbe per rilanciare gli investimenti sulle reti di nuova generazione. Intervenendo al convegno di celebrazione sui 100 anni dal Nobel di Guglielmo Marconi, Romani, oltre a ribadirne la necessità ha anche sottolineato l’importanza di un’apertura a Poste e a Ferrovie. “Solo in questo modo si potrà innescare un meccanismo virtuosi di investimenti in un grande progetto Paese che non è più procrastinabile”.

Bernabè: "Pronti a sperimentare la società della rete in contesto regolario definito"

A rispondere subito al viceministro, l’Amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè. “Penso che l'auspicio del ministro Romani che l'Italia lavori per una grande infrastruttura innovativa è un auspicio corretto dal punto di vista politico – ha detto Bernabè a margine del convegno - Dal punto di vista delle soluzioni concrete c'è, però, una serie di problemi da esaminare”. A cominciare dalla definizione del quadro tecnologico (ovvero su quale tecnologia puntare) e regolatori. “Ad oggi la regolazione della banda ultra larga è agli inizi, da questo punto di vista ci sono in corso riflessioni insieme all'Agcom perché si trovi la soluzione giusta”.

Il valore aggiunto del mercato italiano delle Tlc è la sua grande capacità di innovare il marketing e le offerte. Basta ricordare l’introduzione delle certe telefoniche prepagate per cellulari che Tim ha lanciato grazie all’intuizione di manager di calibro come Sentinelli e Gamberale. Si tratta di innovazioni di marketing che hanno contribuito ad allargare la platea degli utenti dei telefonini e a rafforzare la concorrenza. Oggi, invece, la vera sfida è sul versante del fisso e, nello specifico, quella del traffico dati su video. In questo senso gli operatori devono lavorare per potenziare l’infrastruttura tecnologica su cui questi dati, che aumentano di anno in anno in maniera esponenziale, viaggiano.

Bertoluzzo (Vodafone Italia): "Nel progetto broadband non può mancare Telecom e il govreno. Noi pronti a fare la nosstra parte"

La telefonia mobile è stata davvero una rivoluzione. Oggi  a fronte di oltre 6 miliardi di persone che popolano il mondo ci sono oltre 4 miliardi di telefoni cellulari. Questo vuol dire che la comunicazione è diventata la modalità primaria di trasmissione voce e dati. A questo va associato il nuovo ruolo che il cellulare sta ricoprendo nei Paesi in via di sviluppo, ovvero quello di strumento di trasmissione di denaro, trasmissione che è l’essenza stessa dell’economia di mercato e della competizione. Vodafone ha lanciato in Kenya il progetto Empesa che permette il passaggio di denaro via sms.
Per quanto riguarda invece i Paesi avanzati, oggi la vera sfida è quella del superamento del digital divide attraverso una modernizzazione della rette fissa, ovvero di una migrazione verso la fibra. E in questo grande progetto dovrà essere necessariamente coinvolta Telecom Italia così come il governo attraverso la Cassa depositi e prestiti. Vodafone, ovviamente, è pronta fare la sua parte.


Crippa (Mediaset): "Tutelare il copyright per garantire gli investimenti dei piccoli editori"

La società digitale ha creato un contesto talmente ricco di opportunità che si può fare tutto. Pagando però la fruizione dei contenuti. Nell’era di Internet una riflessione su nuove forme di tutela del copyright è di certo auspicabile. Questa riflessione non dovrebbe però mai dimenticare che le royalties sui contenuti protetti dal diritto d’autore vengono in larga parte reinvestite  nel settore dell’informazione e della Tv più in generale. Se questo meccanismo si dovesse rompere a soffrire sarebbero soprattutto i piccoli editori che tanto significano nel settore italiano della comunicazione.


Garimberti (Rai): "Precisione delle notizie anche nell'era delle news veloci"

Nell’era di Internet la comunicazione diventa sempre più fruibile  e sempre più veloce. Blog, social network e giornali online mettono le news a disposizione di tutti h24. In un contesto siffatto il modo la competizione giornalistica è cambiata: non “vince” chi fa l’informazione migliore, più accurata, ma chi la pubblica prima. Invece sarebbe bene ricordare che la puntualità e la precisione devono rimanere capisaldi di una buona informazione anche nell’era della multipiattaforma. In questo senso è importante ricordare il ruolo del servizio pubblico che deve essere sempre più guardiano della buona informazione.

Gubitosi (Wind). "Le nuove reti si facciano con la collaborazione di tutte le Telco"

In Italia c’è una sana concorrenza che, oltre ad avere determinato un abbassamento dei prezzi per il consumatore, ha contribuito anche a stimolare il confronto tra i diversi operatori. Un confronto proficuo che spero sarà alla base anche della collaborazione sempre più necessaria da avviare il progetto delle reti di nuova generazione di cui il Paese ha bisogno.

Novari (3 Italia): "Portare all'estero le eccellenze dell'innovazione made in Italy"

Le Tlc e la Tv italiane sono un comparto di eccellenza dell’economia italiana. L’unico limite è che l’innovazione che ha prodotto questo settore non è diventata la punta di diamante anche all’estero. Perché la Rai o la Tv commerciale non si sono internazionalizzate? E perché Telecom Italia si occupa di Italia e poco o niente di estero? Noi innovatori abbiamo l’obbligo di competere anche fuori.

Parisi (Fastweb): "No alla tassa Siae su Pc e telefonini. L'industria dei contenuti ripensi il business model"

C'è allo studio un decreto del ministero dei Beni culturali di concerto col ministero dello Sviluppo economico che prevede l'estensione della tassa oggi esistente sugli apparecchi di registrazione e duplicazione, tipo videoregistratori e masterizzatori, a pc e telefonini. La Siae parla di una tassa che potrebbe essere anche di due euro per telefonino. Oggi la Siae riceve già 60 milioni di euro. Il nuovo progetto è un modo per tassare l'industria dell'Ict mentre è l'industria dei contenuti che deve trovare il modo per farsi pagare.

Veredice (Telespazio): "In Italia serve più capacità satellitare diffusa"

Il ruolo degli operatori satellitari nel futuro è quello di studiare nuove applicazioni per l’osservazione della Terra, la geolocalizzazione e la comunicazione, cercando anche di preveder possibili nuovi sviluppi. Ma per fare questo bisogna che in Italia ci sia più capacità satellitare commerciale che ad oggi sono in mano a terzi.

Lorenzi (Alcatel Lucent): "Agevolare le eccellenze nella ricerca"

Stefano Lorenzi (ad Alcatel Lucent Italia). Vanno create le condizioni per agevolare le eccellenze italiane nella ricerca. Questo significa mettere in grado il nostro Paese di competere nel mondo a beneficio dell’intero sistema Italia. Per quanto riguarda Alcatel Lucent, siamo impegnati in investimenti all’avanguardia su programmi che consentano l’implementazione di nuove applicazioni, come ad esempio le “vetture sempre connesse”. In Italia, Alcatel Lucent ha molte eccellenze e competenze, in particolare nel campo della fotonica dove la nostra leadership è riconosciuta a livello mondiale. Sempre più spesso siamo noi a stimolare il mercato con proposte di innovazione, anticipando la domanda dei nostri clienti.

Avenia (Ericsson): “Investire nella banda larghissima”

Cesare Avenia (Ad Ericsson Italia). Ci vuole più efficienza nel sistema Paese. Se non facciamo passi avanti da questo punto di vista, è difficile vincere la competizione. Sentiamo la competizione all’esterno, ma anche all’interno della nostra azienda, con le altre realtà locali. Tra le efficienze da perseguire in Italia c’è quella delle telecomunicazioni, il vero sistema nervoso del Paese. La banda larghissima è indispensabile perché fa efficienza: non è sufficiente parlare soltanto di digital divide. Come Ericsson abbiamo esperienze importanti di ricerca, in particolare nei nostri laboratori di Pisa, un’eccellenza nella fotonica. Siamo disponibili a partecipare anche finanziariamente alla realizzazione dell’infrastruttura di nuova generazione, pur se è prematuro parlare delle cifre da impegnare. Speriamo che presto si aprano i cantieri.

11 Dicembre 2009