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Romani: “Serve la società della rete”

Bernabè: “Pronti a sperimentare a livello locale. Ma ci vuole un quadro regolatorio certo”. Vodafone e Wind: “Faremo la nostra parte”

11 Dic 2009

Banda larga, tutela del copyright e vocazione internazionale delle
imprese innovative. Sono stati questi i temi affrontati al convegno
di celebrazione in onore di Guglielmo Marconi, dove Telco e
broadcaster si sono confrontati sui possibili sviluppi della
società digitale.

Romani: "Per la banda larga serve una società della rete
aperta anche a Fs e Poste".

Il viceministro Romani non molla la presa sulla società delle reti
che il governo vorrebbe per rilanciare gli investimenti sulle reti
di nuova generazione. Intervenendo al convegno di celebrazione sui
100 anni dal Nobel di Guglielmo Marconi, Romani, oltre a ribadirne
la necessità ha anche sottolineato l’importanza di un’apertura
a Poste e a Ferrovie. “Solo in questo modo si potrà innescare un
meccanismo virtuosi di investimenti in un grande progetto Paese che
non è più procrastinabile”.

Bernabè: "Pronti a sperimentare la società della
rete in contesto regolario definito"

A rispondere subito al viceministro, l’Amministratore delegato di
Telecom Italia, Franco Bernabè. “Penso che l'auspicio del
ministro Romani che l'Italia lavori per una grande
infrastruttura innovativa è un auspicio corretto dal punto di
vista politico – ha detto Bernabè a margine del convegno – Dal
punto di vista delle soluzioni concrete c'è, però, una serie
di problemi da esaminare”. A cominciare dalla definizione del
quadro tecnologico (ovvero su quale tecnologia puntare) e
regolatori. “Ad oggi la regolazione della banda ultra larga è
agli inizi, da questo punto di vista ci sono in corso riflessioni
insieme all'Agcom perché si trovi la soluzione giusta”.

Il valore aggiunto del mercato italiano delle Tlc è la sua grande
capacità di innovare il marketing e le offerte. Basta ricordare
l’introduzione delle certe telefoniche prepagate per cellulari
che Tim ha lanciato grazie all’intuizione di manager di calibro
come Sentinelli e Gamberale. Si tratta di innovazioni di marketing
che hanno contribuito ad allargare la platea degli utenti dei
telefonini e a rafforzare la concorrenza. Oggi, invece, la vera
sfida è sul versante del fisso e, nello specifico, quella del
traffico dati su video. In questo senso gli operatori devono
lavorare per potenziare l’infrastruttura tecnologica su cui
questi dati, che aumentano di anno in anno in maniera esponenziale,
viaggiano.

Bertoluzzo (Vodafone Italia): "Nel progetto broadband
non può mancare Telecom e il govreno. Noi pronti a fare la nosstra
parte"

La telefonia mobile è stata davvero una rivoluzione. Oggi  a
fronte di oltre 6 miliardi di persone che popolano il mondo ci sono
oltre 4 miliardi di telefoni cellulari. Questo vuol dire che la
comunicazione è diventata la modalità primaria di trasmissione
voce e dati. A questo va associato il nuovo ruolo che il cellulare
sta ricoprendo nei Paesi in via di sviluppo, ovvero quello di
strumento di trasmissione di denaro, trasmissione che è
l’essenza stessa dell’economia di mercato e della competizione.
Vodafone ha lanciato in Kenya il progetto Empesa che permette il
passaggio di denaro via sms.
Per quanto riguarda invece i Paesi avanzati, oggi la vera sfida è
quella del superamento del digital divide attraverso una
modernizzazione della rette fissa, ovvero di una migrazione verso
la fibra. E in questo grande progetto dovrà essere necessariamente
coinvolta Telecom Italia così come il governo attraverso la Cassa
depositi e prestiti. Vodafone, ovviamente, è pronta fare la sua
parte.

Crippa (Mediaset): "Tutelare il copyright per
garantire gli investimenti dei piccoli editori"

La società digitale ha creato un contesto talmente ricco di
opportunità che si può fare tutto. Pagando però la fruizione dei
contenuti. Nell’era di Internet una riflessione su nuove forme di
tutela del copyright è di certo auspicabile. Questa riflessione
non dovrebbe però mai dimenticare che le royalties sui contenuti
protetti dal diritto d’autore vengono in larga parte
reinvestite  nel settore dell’informazione e della Tv più in
generale. Se questo meccanismo si dovesse rompere a soffrire
sarebbero soprattutto i piccoli editori che tanto significano nel
settore italiano della comunicazione.

Garimberti (Rai): "Precisione delle notizie anche
nell'era delle news veloci"

Nell’era di Internet la comunicazione diventa sempre più
fruibile  e sempre più veloce. Blog, social network e giornali
online mettono le news a disposizione di tutti h24. In un contesto
siffatto il modo la competizione giornalistica è cambiata: non
“vince” chi fa l’informazione migliore, più accurata, ma chi
la pubblica prima. Invece sarebbe bene ricordare che la puntualità
e la precisione devono rimanere capisaldi di una buona informazione
anche nell’era della multipiattaforma. In questo senso è
importante ricordare il ruolo del servizio pubblico che deve essere
sempre più guardiano della buona informazione.

Gubitosi (Wind). "Le nuove reti si facciano con la
collaborazione di tutte le Telco"

In Italia c’è una sana concorrenza che, oltre ad avere
determinato un abbassamento dei prezzi per il consumatore, ha
contribuito anche a stimolare il confronto tra i diversi operatori.
Un confronto proficuo che spero sarà alla base anche della
collaborazione sempre più necessaria da avviare il progetto delle
reti di nuova generazione di cui il Paese ha bisogno.

Novari (3 Italia): "Portare all'estero le
eccellenze dell'innovazione made in Italy"

Le Tlc e la Tv italiane sono un comparto di eccellenza
dell’economia italiana. L’unico limite è che l’innovazione
che ha prodotto questo settore non è diventata la punta di
diamante anche all’estero. Perché la Rai o la Tv commerciale non
si sono internazionalizzate? E perché Telecom Italia si occupa di
Italia e poco o niente di estero? Noi innovatori abbiamo
l’obbligo di competere anche fuori.

Parisi (Fastweb): "No alla tassa Siae su Pc e
telefonini. L'industria dei contenuti ripensi il business
model"

C'è allo studio un decreto del ministero dei Beni culturali di
concerto col ministero dello Sviluppo economico che prevede
l'estensione della tassa oggi esistente sugli apparecchi di
registrazione e duplicazione, tipo videoregistratori e
masterizzatori, a pc e telefonini. La Siae parla di una tassa che
potrebbe essere anche di due euro per telefonino. Oggi la Siae
riceve già 60 milioni di euro. Il nuovo progetto è un modo per
tassare l'industria dell'Ict mentre è l'industria dei
contenuti che deve trovare il modo per farsi pagare.

Veredice (Telespazio): "In Italia serve più capacità
satellitare diffusa"

Il ruolo degli operatori satellitari nel futuro è quello di
studiare nuove applicazioni per l’osservazione della Terra, la
geolocalizzazione e la comunicazione, cercando anche di preveder
possibili nuovi sviluppi. Ma per fare questo bisogna che in Italia
ci sia più capacità satellitare commerciale che ad oggi sono in
mano a terzi.

Lorenzi (Alcatel Lucent): "Agevolare le eccellenze
nella ricerca
"

Stefano Lorenzi (ad Alcatel Lucent Italia). Vanno create le
condizioni per agevolare le eccellenze italiane nella ricerca.
Questo significa mettere in grado il nostro Paese di competere nel
mondo a beneficio dell’intero sistema Italia. Per quanto riguarda
Alcatel Lucent, siamo impegnati in investimenti all’avanguardia
su programmi che consentano l’implementazione di nuove
applicazioni, come ad esempio le “vetture sempre connesse”. In
Italia, Alcatel Lucent ha molte eccellenze e competenze, in
particolare nel campo della fotonica dove la nostra leadership è
riconosciuta a livello mondiale. Sempre più spesso siamo noi a
stimolare il mercato con proposte di innovazione, anticipando la
domanda dei nostri clienti.

Avenia (Ericsson): “Investire nella banda
larghissima”

Cesare Avenia (Ad Ericsson Italia). Ci vuole più efficienza nel
sistema Paese. Se non facciamo passi avanti da questo punto di
vista, è difficile vincere la competizione. Sentiamo la
competizione all’esterno, ma anche all’interno della nostra
azienda, con le altre realtà locali. Tra le efficienze da
perseguire in Italia c’è quella delle telecomunicazioni, il vero
sistema nervoso del Paese. La banda larghissima è indispensabile
perché fa efficienza: non è sufficiente parlare soltanto di
digital divide. Come Ericsson abbiamo esperienze importanti di
ricerca, in particolare nei nostri laboratori di Pisa,
un’eccellenza nella fotonica. Siamo disponibili a partecipare
anche finanziariamente alla realizzazione dell’infrastruttura di
nuova generazione, pur se è prematuro parlare delle cifre da
impegnare. Speriamo che presto si aprano i cantieri.