Calabrò: "Fiber nation? Con la cooperazione tra operatori"

INTERVISTA A CORRADO CALABRO'

Intervista con il presidente Agcom. Ngn: tre i capisaldi del nuovo sistema di regole: "promozione del risk sharing fra investitori, riconoscimento del risk premium sulla tariffa di accesso per chi investe e disciplina della migrazione da rame a fibra"

di Gildo Campesato
“Grazie al Pacchetto Telecom milioni di cittadini europei beneficeranno finalmente di un quadro normativo armonizzato, che rafforzerà non solo la concorrenza ma anche i diritti: quello di avere una connessione Internet adeguata, di cambiare gestore telefonico in un giorno, di essere informati in caso violazioni dei dati personali da parte degli operatori telefonici o internet”: Corrado Calabrò, presidente dell’Agcom, guarda con favore alle decisioni del Parlamento Europeo in materia di telecomunicazioni. Anche perché, osserva con giusta soddisfazione, “molte delle novità introdotte  dal nuovo pacchetto rappresentano interventi regolatori che replicano o rafforzano a livello comunitario interventi già in opera da parte dell’Agcom. Penso agli obblighi di trasparenza informativa pro-consumatore nei contratti, agli strumenti di separazione funzionale per l’operatore di rete, alla possibilità di imporre agli operatori la condivisione di elementi della rete e risorse correlate”.
Non teme i condizionamenti della nuova Autorità europea?
No, anzi.  È il riconoscimento dell’ottimo lavoro svolto dall’Erg di cui Agcom è stata presidente in un momento di grande rilevanza. Il Berec non è un’imposizione autoritaria dall’esterno: è un’opportunità di confronto aperto e di coordinamento a livello comunitario tra le Autorità indipendenti nazionali per promuovere una applicazione armonizzata della regolazione a livello europeo – con il sistema delle raccomandazioni “graduatamente vincolanti” -, e per portare a fattor comune le best practice nel rispetto dell’autonomia dei regolatori nazionali. Agcom, da tempo, è innovatore, con modelli d’avanguardia, nel contesto regolamentare europeo. Ad esempio, al sistema di Open Access, e alle sue aperture sulle reti di nuova generazione.
Strasburgo  spinge per le  Nga.
È un tema che mi sta particolarmente a cuore. Da anni mi batto per promuovere la realizzazione delle reti in fibra anche in Italia, al pari dei più importanti Paesi dell’Occidente, ma anche di economie emergenti. Riscontro una condivisione di massima in merito alla necessità di investire, ma ancora il progetto fiber Nation stenta a decollare fattivamente. È un investimento a prova di futuro, ma, paradossalmente, la fase di crisi che attraversiamo rende l’investimento in fibra ancora più d’attualità, come exit strategy.
Il problema sono le risorse.
Sì, ma non possiamo chiudere gli occhi: in tutto il mondo s’investe in fibra; chi non lo fa perde il contatto. Il settore pubblico può, nei limiti di un intervento non distorsivo della concorrenza, investire nelle cosiddette “zone bianche”, a fallimento di mercato. Nelle altre un ruolo fondamentale e insostituibile spetta al settore privato. La CDP ha  una disponibilità finanziaria importante per investire o per finanziare con prestiti a modico tasso. E ci sono anche altri investitori istituzionali.
Ma chi coordina?
La gestione di un programma nazionale per l’ultra banda postula la creazione di una cabina di regia da parte del Governo e un piano che integri le diverse iniziative, nel cui contesto l’Autorità disegni il sistema delle regole e governi l’implementazione tecnica. Nell’ambito delle sue competenze – e lasciando a Cesare quel ch’è di Cesare - l’Autorità può essere il pivot del processo di transizione alle Ngn, come l’Ofcom nel Regno Unito e la FCC negli Stati Uniti. Le linee guida della Commissione Ue sugli aiuti di stato prevedono espressamente che le autorità nazionali siano coinvolte nella definizione dei programmi d’intervento.
Per le Nga ha proposto un modello di cooperation fra gli operatori. Non le sembra di predicare nel deserto?
Si, a volte. Ma m’incoraggia il fatto che fino a un anno e mezzo fa  ero io  solo a predicare (vox clamantis in deserto) mentre oggi sono in tanti: esperti qualificati, giornalisti, sociologi…. Lo canta pure il coro… Il tema di come realizzare e finanziare la nuova rete è una questione complessa. E l’Autorità è aperta e laica rispetto a tutte le soluzioni di implementazione. Il dato di fatto da cui occorre partire è che non esiste un solo soggetto privato che riesca a sostenere il costo di una nuova rete. L’articolo 81 del trattato di Roma vieta le intese restrittive della concorrenza, ma consente una deroga per gli accordi necessari a promuovere l’evoluzione tecnologica ed il benessere di un Paese. E la banda larga è decisiva, indispensabile per lo sviluppo. Se poi fare una società, un consorzio o accordi tra imprese che restano separate, questa è una decisone che spetta agli operatori.
A “cantare” è soprattutto il territorio.
In effetti, il contesto più vivace è quello locale. Gli enti locali più lungimiranti si sono fatti promotori del cablaggio del territorio guidati da progetti di industria in rete, di pubblica amministrazione in rete, di cittadinanza in rete. Purché, lo ribadisco, ogni iniziativa sia inserita in un solido e coerente progetto-paese. Il modello a macchia di leopardo, che propongo da tempo come quello più flessibile e capace di essere implementato anche in tempi di crisi, non è incoerente con l’idea di una fiber Nation.  Un unico piano, condiviso e che contenga in sé quella visione necessaria per sostenere un progetto così complesso e strategico, e diversi contesti di operatività locali che rispondono a specifiche esigenze territoriali. Coerenti con standard di rete, di interoperabilità, di accesso. Le opzioni non mancano; la volontà di partire è da verificare: verrà fuori – se c’è - entro qualche mese.
La fibra rivoluzionerà le regole?
La fibra comporterà una rivoluzione nel modo di comunicare e di essere cittadini nel mondo di domani. Ma mi pare eccessivo parlare di rivoluzione per le regole. Parlerei piuttosto di evoluzione; se vogliamo di evoluzione accentuata. C’è una nuova rete da costruire e cambia la prospettiva di regolamentazione: non più un intervento ex post sulla legacy del monopolio (come per la rete in rame), ma un intervento ex ante per disegnare la regolamentazione come una variabile del progetto “fibra”. Ritengo che tre debbano essere i capisaldi del nuovo sistema di regole, anche ricorrendo a strumenti ad oggi non esistenti: la promozione del risk-sharing fra investitori; l’adeguato riconoscimento al risk premium per chi investe sulla tariffa d’accesso; la disciplina della migrazione da rame a fibra. La calibrazione di queste leve è la prova più alta per il regolatore, cercando di contemperare interessi e inventivi diversi, con l’obiettivo finale di creare le condizioni per favorire gli investimenti nelle Nga e di garantire la concorrenza fra operatori.
Non sarà facile accontentare tutti.
È chiaramente una situazione nuova in cui si deve ragionare per forza in termini di contemperamento di diversi interessi, con un obiettivo di ottimizzazione del sistema. Il rischio di creare qualche scontento non mi preoccupa; mi preoccupa di più quello di essere inefficace. Per essere espliciti, l’esito di una replica meccanica della regolamentazione in rame sulle Ngn non può che essere quello di frenare e scoraggiare gli investimenti.
Anche l’Italia applicherà la  regolazione regionale dei mercati?
Il nuovo pacchetto introduce nuovi strumenti che consentono alle autorità nazionali di definire i mercati a livello subnazionale e, conseguentemente, declinare i rimedi in correlazione con le situazioni da regolare. Non è una regionalizzazione dell’impianto regolamentare che rimane nazionale. È un nuovo strumento che può essere interessante per le nuove reti Ngn che non avranno uno sviluppo omogeneo su tutto il territorio. E quindi potrebbero richiedere un’analisi anche ambito per ambito.
Ora è possibile imporre la separazione funzionale.
È  uno strumento in più. Che va inquadrato anch’esso con la dovuta cautela nella prospettiva di incentivo all’investimento per le nuove reti, in particolar modo in un contesto di crisi. Se mi consente, però, l’impianto di Open Access rappresenta già un grado di separazione operativa (operational) importante. E sull’efficacia degli impegni di Open Access, l’Agcom ha potere di vigilanza e di sanzione sul rispetto degli impegni da parte di TI. Abbiamo un gruppo di lavoro interno che sta monitorando e iniziamo a registrare risultati importanti, anche sul tema caldo dei cosiddetti KO di rete.
Solo impegni o diventeranno obblighi?
Gli impegni di Open Access dovrebbero diventare in buona parte obblighi regolamentari secondo le richieste della Commissione europea. La relativa delibera sull’accesso alla rete fissa è prossima ad essere definitivamente adottata dall’Autorità dopo la fase di consultazione. Peraltro, la Commissione europea ha dato un riscontro positivo, sottolineando come ciò  abbia contribuito alla trasparenza e alla certezza del diritto.
C’è chi si lamenta di Open Access.
Io ho un giudizio differente. Il modello Open Access nasce con impegni di Telecom che aprono la rete agli OLO con una trasparenza ed un’equivalenza di accesso del tutto nuove. E questo in un contesto di calo di 18 punti in 4 anni della quota di mercato dell’incumbent nell’accesso di rete fissa e di uno sviluppo del full unbundling  che non ha pari in Europa, per quantità e prezzo. Open Access ha riscosso il vivo apprezzamento delle istituzioni comunitarie. Ancora recentemente, la Conferenza europea dei regolatori ha dato atto che la regolamentazione italiana in materia è la più progredita d’Europa. Vero è che gli impegni hanno una prospettiva temporale modulata. Non sono un tutto e subito. Bisogna avere un po’ di pazienza. Abbiamo creato e testeremo un modello nuovo per dimostrare come la rete, anche di un solo operatore, possa servire a tutti in condizioni di equivalenza. Inoltre – ed è questa la novità assoluta, anche rispetto all’Ofcom -  è previsto che la regolazione pro-concorrenziale così configurata si proietti prospetticamente anche verso la infrastrutturazione e la gestione di reti di nuova generazione.

14 Dicembre 2009