Ultrabroadband, ecco la Raccomandazione Ue

APPROVATA LA RACCOMANDAZIONE

Il testo, già approvato, sarà annunciato ufficialmente lunedì. Bitstream anche non orientato ai costi, segmentazione geografica, differenziazione della remunerazione del capitale investito i pilastri del framework sull'Nga

di Mario Sette
Sarà svelata ufficialmente lunedì prossimo la Raccomandazione Nga approvata in via definitiva dalla Commissione europea mercoledì scorso.

Il Corriere delle Comunicazioni ha avuto modo di entrare in possesso della versione finale che i nostri lettori possono trovare a questo link. Sempre lunedì sarà la volta anche della Broadband Communication, ossia del primo framework europeo a cui gli Stati membri dovranno attenersi per centrare gli obiettivi dell’Agenda digitale in termini di diffusione della banda larga di qui al 2020 (connessioni a 30 Mbps per tutti i cittadini della Ue e disponibilità di 100 Mbps in almeno il 50% delle abitazioni) e del Piano pluriannuale per la gestione dello spettro radio.

La Raccomandazione Nga, un documento da 23 pagine accompagnato da un dettagliato "manuale" di oltre una sessantina, rappresenta il “framework” a cui i regolatori nazionali dovranno attenersi per l’emanazione delle regole alla base della realizzazione e all’accesso delle nuove infrastrutture ultrabroadband. Il testo che sarà presentato lunedì prossimo non ha subito variazioni rispetto alla bozza di giugno, quella messa a punto a seguito dei suggerimenti dell’Impact Assessment Board (del 16 aprile e del 6 maggio) e delle diverse posizioni degli stakeholders presentate in occasione della consultazione pubblica.

Basandosi sulle indiscrezioni e sulle bozze uscite nelle scorse settimane non sono mancate polemiche e distinguo che hanno visto coinvolti, pur se non in maniera ufficiale,diversi protagonisti, spesso schierati su fronti opposti che hanno visto sostanzialmente schierati, pur dietro le quinte, da un lato il fronte degli incumbent, dall’altro quello degli Olo.
Dal fornte dei primi si tende a sottolineare quelle che appaiono novità rilevanti rispetto alla vecchia regolamentazione del rame. Primi fra tutti il bitstream anche non orientato ai costi, la segmentazione geograficadei mercati e delle loro regole, la differenziazione della remunerazione del capitale investito.

La filosofia che ha fatto da guida al lavoro della Commissione per la predisposizione delle regole di nuova generazione sembra dunque quella di raffreddare le rigide politiche di controllo dei prezzi sull’accesso broadband wholesale che hanno caratterizzato il rame. Questo sia in presenza di modelli di separazione funzionale come quelli previsti dall’esperienza inglese, sia in situazioni di equivalenza effettiva nell’accesso tra Olo e operatori alternativi. Una scelta, questa, che è stata fatta propria dall’Agcom al momento dall’accettazione degli impegni di Telecom Italia all’interno di un modello di separazione operativa che mira ad implementare in modo rigoroso il principio della non discriminazione.

La differenziazione degli obblighi su base geografica punta a modulare l’intervento regolatorio in considerazione dell’effettivo livello di competitività su base geografica. La differenziazione della remunerazione del capitale investito tra le reti legacy e le nuove reti è stata pensata per tenere conto dei maggiori rischio sui nuovi investimenti. tale differenziazione si rivolge sia agli elementi attivi di rete, sia agli elementi passivi.

Tra l’altro la Commissione intende applicare il principio di simmetria al fine di consentire uno sviluppo aperto e competitivo dei segmenti terminali di rete. In questo contesto, ogni operatore (anche non SMP) che sostenga investimenti civili nella parte terminale della rete, incluso il cablaggio interno all’edificio condominiale/plurifamiliare, deve offrire un accesso a tale investimento in base a principi di trasparenza e non discriminazione. Competente all’imposizione dell’obbligo simmetrico è l’Agcon ma lo sono anche le autorità amministrative locali.

Se, come è evidente, gli incumbent valutano con soddisfazione quello che certamente appare come un quadro regolatorio meno stringente (per loro) rispetto agli accessi in rame, a loro volta gli Olo, sempre in via ufficiosa, valorizzano altri aspetti del lavoro del Commissario all’Agenda Digitale Nellie Kroes. Ad esempio, gli obblighi che comunque restano in capo all’operatore dominante anche nella fibra nel mercato all’ingrosso dei servizi di accesso alla rete fissa nell’ambito del processo di analisi del mercato definito dall’attuale e futuro quadro regolamentare.

Secondo la Commissione (capoversi 22-28), inoltre, l’obbligo in capo all’operatore dominante di fornire il servizio di ULL della fibra in centrale a prezzi orientati ai costi (con ragionevole risk premium) deve essere sempre imposto in capo all’operatore dominante indipendente dal tipo di architettura di rete implementata.

L’obbligo di fornire l’accesso bitstream, inoltre, essere deve essere imposto all’operatore dominante a condizioni economiche orientate al costo ed il servizio dovrebbe essere disponibile sul mercato almeno 6 mesi prima del lancio da parte dell’incumbent di una propria offerta commerciale. Secondo gli Olo la fornitura del servizio bitstream non può sostituire l’obbligo per l’incumbent di fornire l’ULL della fibra mentre potrebbe valere il contrario laddove il servizio di ULL della fibra fosse, per le sue caratteristiche, effettivamente in grado di garantire una efficace concorrenza sui mercati retail.

Sempre secondo gli operatori alternativi, la Commissione (capoversi 12-17) prevede che l’operatore notificato come incumbent metta sempre a disposizione di tutti gli OLO tali infrastrutture a prezzi orientati ai costi senza alcun risk premium.
Come si vede le posizioni sono ancora molto distanti ed anche il lavoro della Commissione,così come è avvenuto in Italia sulle Linee Guida, sembra destinato a suscitare un vespaio di polemiche, di discussioni, di scontri interpretativi. Nei prosismi mesi ci sarà gran lavoro per authority ed avvocati.

17 Settembre 2010