Tlc, la crisi si infittisce. Asstel: "Il governo agisca"

IL RAPPORTO

Parisi: "L'esecutivo attui subito quanto previsto dall'Agenda Digitale europea". Rispetto ai grandi Paesi europei i ritardi dell'Italia non sono dovuti né a prezzi né a copertura né a tecnologia broadband. Scarseggia l'alfabetizzazione informatica

di Federica Meta
Una crisi strutturale che la difficile situazione economica ha accentuato. I dati del primo rapporto sulla filiera delle Tlc/Ict, condotto da Analysys Mason per conto di Asstel, parlano chiaro: già nei primi sei mesi del 2010 il mercato delle Tlc è sceso del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2009, seguendo l'onda lunga negativa degli ultimi quattro anni nei quali il comparto ha bruciato 3 miliardi (1,6 nel fisso e 1,4 nel mobile). E, come ancora di salvataggio, non bastano nemmeno le buone performance della banda larga mobile che traina la penetrazione nel Paese senza però riuscire a compensare il calo di quella fissa.

“Il settore delle Tlc sta vivendo una fase di forte sofferenza in termini di riduzione di ricavi e margini e di calo occupazionale, ma ha davanti a sé anche la necessità ineludibile di realizzare uno straordinario volume d’investimenti per tenere le proprie reti tecnologiche al passo con il costante aumento dei volumi di traffico e l’evoluzione dei servizi – spiega Stefano Parisi, presidente di Asstel -. Ciò significa che anche in Italia, a partire dal rilancio degli investimenti delle imprese di Tlc, si sta creando una grande concreta occasione per realizzare un modello virtuoso di sviluppo tecnologico, offerta di nuovi servizi, espansione della domanda d’innovazione, apertura di nuovi indotti. Un modello che può contribuire ad affrontare molti nodi strutturali della nostra economia: la produttività del sistema economico, l’efficienza dei servizi e delle amministrazioni pubbliche, la trasparenza nelle transazioni economiche. Perciò, oggi più che mai, è fondamentale che si comprenda la rilevanza strategica delle Tlc per lo sviluppo del Paese, così come sta accadendo in Ue e nei principali paesi industrializzati ”.

L’effetto più evidente delle crisi si è avuto sui fornitori di apparati e servizi che hanno registrato una riduzione del margine operativo lordo, che indica non tanto una contrazione di volumi, ma soprattutto una forte pressione sui prezzi, dovuta alla competizione straniera e alle pressioni degli operatori. Per quanto riguarda gli operatori di call center, essi rappresentano un settore in controtendenza rispetto al resto della filiera. Essi beneficiano infatti dell’aumentata complessità dei servizi offerti e di un rapporto sempre più di partnership con gli operatori ed integrazione nei processi aziendali. Anche su questi attori tuttavia si riscontra un elemento strutturale di variabilità del portafoglio ordini, rispetto a costi del lavoro in gran parte fissa. Ciò ha portato ad un aumento dell’incidenza del costo del lavoro sui costi totali.

Asstel rileva infatti un aumento dell’incidenza dei costi del personale sul fatturato (passata dal 10% al 12% negli ultimi 4 anni), nonostante una decrescita complessiva del numero degli addetti. In particolare, gli addetti sono scesi dell’1% per anno, nonostante il forte aumento degli addetti di call centre che sono cresciuti da 10 a 16mila unità negli ultimi 4 anni. L’aumento dell’incidenza dei costi del personale nelle Tlc è pertanto dovuto ad un aumento dell’anzianità aziendale degli addetti, e quindi dell’inquadramento, portando a un aumento del costo medio del personale calcolato sulle retribuzioni globali di fatto di tutte le categorie. L’aumento dell’età media degli addetti va anche inquadrato in un contesto storico in cui le aziende Tlc, che erano mediamente molto più giovani della media di mercato, stanno seguendo un naturale processo di maturazione. Va notato che nonostante le pressioni sul controllo dei costi, sono aumentati gli sforzi verso la formazione, le cui ore sono aumentate di oltre il 6% negli ultimi 4 anni.

“Il settore ha fatto molto per il Paese e continuerà a farlo, attraverso un mercato tra i più dinamici e concorrenziali, che ha contribuito in modo consistente alla riduzione dell’inflazione, ha attratto ingenti investimenti esteri e nazionali, assicurato un forte contributo all’erario, sviluppato un nuovo indotto di servizi in outsourcing Con il rinnovo del Ccnl, avvenuto a ottobre dell’anno scorso, è stato introdotto un modello innovativo di relazioni industriali negoziali e partecipative esteso all’intera filiera delle Tlc, che ha già permesso di raggiungere importanti risultati. Le imprese di Tlc sono pronte a fare la loro parte con nuovi investimenti sullo sviluppo delle reti e dei nuovi servizi. Al Governo non chiediamo soldi ma l’impegno a realizzare anche in Italia l’Agenda Digitale per la modernizzazione del nostro sistema economico.”

Ecco nel dettaglio i punti salienti del rapporto

La penetrazione della banda larga - In complesso il numero totale di linee voce in Italia è cresciuto, ma la spinta maggiore proviene dal mobile per circa 10 milioni di linee, portando la penetrazione mobile al più alto livello in Europa, pari al 150%. D’altro canto, le linee fisse sono calate di 5 milioni per effetto di sostituzione, portando l’Italia al più basso livello di penetrazione in Europa: al 77%. Nell’ambito della banda larga fissa, nonostante la crescita (confermata da un aumento del 7.3% degli accessi tra giugno 2009 e giugno 2010), l’Italia rimane ultimo paese fra i 5 principali dell’Unione Europea. La penetrazione della banda larga mobile è però la più alta in Europa, ma non è sufficiente a portare il livello totale fisso più mobile in linea con gli altri paesi, che anzi con il 67% rimane il più basso considerando gli accessi per famiglie.

L’adeguatezza dell’offerta - Il livello i prezzi in Italia in proporzione sui consumi privati, non giustifica la bassa penetrazione, e anzi sembrerebbe poter stimolare una penetrazione molto maggiore. Per quanto riguarda l’offerta di servizi a banda larga la copertura per servizi di prima generazione è intorno all’88%, cioè sopra 1 Mbit/s. Questo valore è in linea con l’esperienza in altri paesi europei, e quindi non tale da avere un ruolo determinante sul mancato sviluppo della banda larga. Va aggiunto che l’Italia ha anche il primato del più alto livello di copertura e di linee attive in fibra in Europa. In termini di velocità di accesso, in Italia le offerte oltre i 10 Mbit/s sono ampiamente disponibili, come negli altri paesi, e la copertura dell’ADSL2+ è oltre il 67%. Inoltre, alcuni operatori italiani hanno già cominciato a offrire collegamenti a 100Mbit/s, seppure in aree limitate. Quindi, possiamo concludere che sul lato dell’offerta non ci sono delle mancanze tali da giustificare un così ampio ritardo di penetrazione.

I ritardi della domanda Ict - In termini di alfabetizzazione informatica, l’Italia rimane indietro sia come diffusione del computer che come uso degli strumenti informatici. Le principali cause di mancato utilizzo di strumenti informatici consistono in una scarsa capacità di utilizzo ed in uno scarso interesse. Fondamentale, a questo proposito, appare il livello di disponibilità di servizi pubblici on-line che in Italia risulta inferiore non solo alla media dei 5 principali paesi, ma anche a quella dei 27 membri dell’Unione.

27 Ottobre 2010