OVER THE TOP. Sironi (Telecom Italia): "Servono regole uguali per tutti"

FOCUS/ 2. L'intervista

Il responsabile Strategia e Innovazione: "Approcci diversi fra Usa e Europa: ma dobbiamo arrivare a una completa simmetria. E' sulla tutela della privacy che si gioca la partita più accesa"

di Matteo Buffolo
Nuove regole, ma soprattutto uguali per tutti a livello globale. È il presupposto da cui parte Cesare Sironi, responsabile Strategia e Innovazione di Telecom Italia, quando guarda alla sfida, in parte visibile, in parte sottotraccia, tra operatori Tlc e gruppi over the top. “Non è un caso che nessuno dei player mondiali Ott sia europeo”, sottolinea Sironi descrivendo il crescente impegno delle Telco, e ovviamente anche di Telecom Italia, nell’introdurre nuovi servizi da affiancare alle linee di business tradizionali.
Come spiega questo “non-caso”?
I principali attori over the top, da Google a Facebook, da Skype a Apple sono statunitensi. Negli Usa, a differenza che in Europa, le limitazioni imposte dalla normativa sulla privacy al trattamento dei dati personali sono molto leggere: ciò permette loro di fare un uso “commerciale” delle informazioni di cui entrano in possesso. Da questo approccio gli Usa ricavano notevoli benefici economici in termini di creazione di valore, occupazione e introiti fiscali. Il modello di business Ott si è non a caso sviluppato nel Paese in cui le normative sono favorevoli: le aziende americane hanno vantaggi competitivi non replicabili da imprese che risiedono e operano in contesti normativi nazionali più stringenti.
E questo è riconducibile solo alle due differenti legislazioni?
No, in realtà esiste una forte asimmetria anche tra interi settori. Il settore Tlc è sottoposto a una regolamentazione stringente, figlia del processo di transizione dal monopolio alla concorrenza, ormai completato, a cui si contrappone un’assenza di regole pressoché totale per quel che riguarda il mondo Internet.
Come gli operatori Tlc sono in competizione con gli Ott americani?
Fino allo scorso decennio si costruivano reti di Tlc con servizi “embedded”: la rete era progettata per offrire un unico servizio, era cioè una rete “monouso”. Con l’avvento dei protocolli Ip ed Html si è registrato un disaccoppiamento tra rete e servizi che possono essere creati in qualsiasi parte del mondo e resi disponibili a tutti gli utenti che usano apparati di consumer electronic connessi alla rete. Senza necessariamente disporre di infrastrutture di rete né, spesso, di una presenza commerciale locale.
Gli Ott lamentano l’assenza di normativa sulla net neutrality.
Il dibattito sulla net neutrality è più giustificato negli Usa dove il mercato di servizi a banda larga di rete fissa è meno concorrenziale di quello europeo, e dove esiste una forte pressione per difendere i campioni nazionali (gli Ott). Ma oggi il vero tema di tutela della concorrenza riguarda l’application neutrality più che la net neutrality: credo che nessun Telco operator possa bloccare i protocolli di comunicazione, ma che allo stesso tempo nessun gestore di applicazioni possa rigettare applicazioni come è invece successo, per esempio, a Telecom Italia e a Orange con le loro applicazioni di ebook create per i prodotti Apple.
Le telco offriranno servizi Ott?
Telecom Italia farà importanti investimenti in infrastrutture: perché siano sostenibili è necessario pensare ad introdurre servizi Ott sulla base di regole uguali per tutti, sia che si operi in Europa, in Italia o negli Usa. Se ad esempio pensiamo a servizi personalizzati, dobbiamo essere in grado di conoscere e comprendere i gusti di gruppi di individui e allo stesso tempo di garantire l’anonimato dell’utente. Oggi molti player Ott possono permettersi disclaimer con condizioni poco comprensibili, trattando così i dati personali in modo molto efficiente per la personalizzazione del servizio, ma molto “disinvolta” rispetto alle nostre regole. La tutela della privacy degli utenti è invece un valore da difendere, trovando regole che permettano lo sviluppo di modelli di business in grado di rispondere in modo sempre più accurato alle esigenze dei clienti. Serve costruire un terreno comune per rendere uniformi le due normative, europea e statunitense: probabilmente si tratta di alleggerire la prima e irrigidire la seconda fino al punto di incontro.
A quale tipo di servizi pensate?
In Europa lo streaming video e il p2p occupano fra il 35 e il 45% del traffico veicolato in rete. Negli Usa la quota del p2p è scesa dal 40 al 20%, ed un buon 20% lo ha occupato Netflix. Quello che vogliamo fare, per esempio con Cubovision e Biblet, è costruire servizi on demand che sviluppino l’offerta di beni digitali proponendo una user experience piacevole a prezzi ragionevoli e creando un ecosistema in cui i creatori di quei beni condividano i benefici economici.
Questa può essere una nuova fonte di ricavi, ma la top line rimane quella della voce.
A questo proposito c’è un altro tema fondamentale: quello dell’accesso. Ad oggi una parte importante del fatturato di Telecom Italia è legato ai servizi voce. Le nuove generazioni usano sempre più applicazioni Voip, chat ed in prospettiva servizi Vod. Di conseguenza, aumenta l’importanza dell’accesso a reti broadband sia fisse che mobili. Crediamo che i ricavi riconducibili ai servizi di accesso aumenteranno in modo significativo. È per questo che gli investimenti di Telecom Italia nelle reti broadband di nuova generazione sono e saranno così importanti.

24 Gennaio 2011