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OVER THE TOP. Sironi (Telecom Italia): “Servono regole uguali per tutti”

Il responsabile Strategia e Innovazione: “Approcci diversi fra Usa e Europa: ma dobbiamo arrivare a una completa simmetria. E’ sulla tutela della privacy che si gioca la partita più accesa”

24 Gen 2011

Nuove regole, ma soprattutto uguali per tutti a livello globale. È
il presupposto da cui parte Cesare Sironi, responsabile Strategia e
Innovazione di Telecom Italia, quando guarda alla sfida, in parte
visibile, in parte sottotraccia, tra operatori Tlc e gruppi over
the top. “Non è un caso che nessuno dei player mondiali Ott sia
europeo”, sottolinea Sironi descrivendo il crescente impegno
delle Telco, e ovviamente anche di Telecom Italia,
nell’introdurre nuovi servizi da affiancare alle linee di
business tradizionali.
Come spiega questo “non-caso”?
I principali attori over the top, da Google a Facebook, da Skype a
Apple sono statunitensi. Negli Usa, a differenza che in Europa, le
limitazioni imposte dalla normativa sulla privacy al trattamento
dei dati personali sono molto leggere: ciò permette loro di fare
un uso “commerciale” delle informazioni di cui entrano in
possesso. Da questo approccio gli Usa ricavano notevoli benefici
economici in termini di creazione di valore, occupazione e introiti
fiscali. Il modello di business Ott si è non a caso sviluppato nel
Paese in cui le normative sono favorevoli: le aziende americane
hanno vantaggi competitivi non replicabili da imprese che risiedono
e operano in contesti normativi nazionali più stringenti.
E questo è riconducibile solo alle due differenti
legislazioni?
No, in realtà esiste una forte
asimmetria anche tra interi settori. Il settore Tlc è sottoposto a
una regolamentazione stringente, figlia del processo di transizione
dal monopolio alla concorrenza, ormai completato, a cui si
contrappone un’assenza di regole pressoché totale per quel che
riguarda il mondo Internet.
Come gli operatori Tlc sono in competizione con gli Ott
americani?
Fino allo scorso decennio si costruivano
reti di Tlc con servizi “embedded”: la rete era progettata per
offrire un unico servizio, era cioè una rete “monouso”. Con
l’avvento dei protocolli Ip ed Html si è registrato un
disaccoppiamento tra rete e servizi che possono essere creati in
qualsiasi parte del mondo e resi disponibili a tutti gli utenti che
usano apparati di consumer electronic connessi alla rete. Senza
necessariamente disporre di infrastrutture di rete né, spesso, di
una presenza commerciale locale.
Gli Ott lamentano l’assenza di normativa sulla net
neutrality.
Il dibattito sulla net neutrality è più
giustificato negli Usa dove il mercato di servizi a banda larga di
rete fissa è meno concorrenziale di quello europeo, e dove esiste
una forte pressione per difendere i campioni nazionali (gli Ott).
Ma oggi il vero tema di tutela della concorrenza riguarda
l’application neutrality più che la net neutrality: credo che
nessun Telco operator possa bloccare i protocolli di comunicazione,
ma che allo stesso tempo nessun gestore di applicazioni possa
rigettare applicazioni come è invece successo, per esempio, a
Telecom Italia e a Orange con le loro applicazioni di ebook create
per i prodotti Apple.
Le telco offriranno servizi Ott?
Telecom
Italia farà importanti investimenti in infrastrutture: perché
siano sostenibili è necessario pensare ad introdurre servizi Ott
sulla base di regole uguali per tutti, sia che si operi in Europa,
in Italia o negli Usa. Se ad esempio pensiamo a servizi
personalizzati, dobbiamo essere in grado di conoscere e comprendere
i gusti di gruppi di individui e allo stesso tempo di garantire
l’anonimato dell’utente. Oggi molti player Ott possono
permettersi disclaimer con condizioni poco comprensibili, trattando
così i dati personali in modo molto efficiente per la
personalizzazione del servizio, ma molto “disinvolta” rispetto
alle nostre regole. La tutela della privacy degli utenti è invece
un valore da difendere, trovando regole che permettano lo sviluppo
di modelli di business in grado di rispondere in modo sempre più
accurato alle esigenze dei clienti. Serve costruire un terreno
comune per rendere uniformi le due normative, europea e
statunitense: probabilmente si tratta di alleggerire la prima e
irrigidire la seconda fino al punto di incontro.
A quale tipo di servizi pensate?
In Europa lo
streaming video e il p2p occupano fra il 35 e il 45% del traffico
veicolato in rete. Negli Usa la quota del p2p è scesa dal 40 al
20%, ed un buon 20% lo ha occupato Netflix. Quello che vogliamo
fare, per esempio con Cubovision e Biblet, è costruire servizi on
demand che sviluppino l’offerta di beni digitali proponendo una
user experience piacevole a prezzi ragionevoli e creando un
ecosistema in cui i creatori di quei beni condividano i benefici
economici.
Questa può essere una nuova fonte di ricavi, ma la top
line rimane quella della voce.
A questo proposito
c’è un altro tema fondamentale: quello dell’accesso. Ad oggi
una parte importante del fatturato di Telecom Italia è legato ai
servizi voce. Le nuove generazioni usano sempre più applicazioni
Voip, chat ed in prospettiva servizi Vod. Di conseguenza, aumenta
l’importanza dell’accesso a reti broadband sia fisse che
mobili. Crediamo che i ricavi riconducibili ai servizi di accesso
aumenteranno in modo significativo. È per questo che gli
investimenti di Telecom Italia nelle reti broadband di nuova
generazione sono e saranno così importanti.

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