I-Com: "Fare subito le Ngn, alla domanda ci si penserà dopo"

OSSERVATORIO I-COM

L'Istituto per la competitività lancia l'appello a governo e operatori: "Basta con l'atteggiamento attendista che fa leva sulla mancanza di richiesta di byte per ritardare gli investimenti nelle nuove reti. Ha ragione Calabrò: così siamo destinati al capolinea"

di Mila Fiordalisi
Bisogna puntare prima sugli investimenti in infrastrutture e solo successivamente preoccuparsi di stimolare la domanda: questa la "vision" di I-Com, l'Istituto per la competitività presieduto da Stefano da Empoli che stamattina a Roma ha presentato un corposo studio che analizza l'efficacia delle poiltiche italiane e internazionali in materia di broadband. "Ha ragione il presidente di Agcom, Corrado Calabrò, nel dire che è necessario superare l'atteggiamento attendista assunto nel nostro Paese che per mancanza di domanda sta ritardando gli investimenti in infrastrutture per le telecomunicazioni, rimandendo così al capolinea", sottolinea Maria Alessandra Rossi, direttore area Comunicazioni di I-com.

Il rapporto dell'Osservatorio I-Com sulle nuove reti loda l'approccio nazionale in termini di ricorso a forme di partneriato pubblico-privato e di stimolo alla domanda attraverso il Piano e-gov e l'erogazione di incentivi per l'acquisto di pc e la sottoscrizioni di abbonamenti alla banda larga. Ma molto di più - sostiene l'Osservatorio - va fatto sul fronte delle politiche di alfabetizzazione informatica, in particolare sulla fascia debole della popolazione. "Con le giuste decisioni da parte di attori pubblici e privati, l'Italia potrà liberarsi dalla zavorra di una popolazione che invecchia e si dimostra poco predisposta nei confronti delle nuove tecnoologice e potrà finalmente entrare nel monco delle comunicazioni del futuro".

I DATI
Stando ai dati dell'Osservatorio in Italia solo l’1,56% delle famiglie ha una connessione in fibra ottica, contro il 21% della Lituania e il 12,9% della Svezia. Un risultato, che ha fatto scivolare il nostro Paese dall’11esimo al 14esimo posto in Europa.

In particolare, la penetrazione della tecnologia in fibra nel nostro Paese, calcolata in percentuale del totale delle linee a banda larga, raggiunge il 2,7%: un risultato "mediocre rispetto alla media Ocse, ma comunque nettamente positivo se comparato alla performance di altri paesi europei come la Germania e la Francia".

Il livello assoluto di diffusione della fibra, tuttavia, è però appena dell’1,57%: a parziale consolazione, la Francia fa peggio e Germania, Regno Unito e Spagna sono addirittura assenti dalla classifica.

Migliore, e nettamente al di sopra della media Ocse, risulta il posizionamento dell’Italia sulla banda larga mobile.

In materia di digital divide lo studio evidenzia alcune gravi carenze: Molise, Umbria, Veneto e Friuli Venezia Giulia sono regioni nelle quali "l’assenza completa di linee Adsl caratterizza in modo particolarmente rilevante il territorio".

Secondo l’analisi "le politiche più efficaci sono state quelle che hanno previsto una chiara sequenza di intervento. Quelle che, puntando prima di tutto sugli investimenti di potenziamento dell’offerta, hanno permesso di raggiungere almeno un livello minimo di infrastrutturazione, e in un secondo momento, si sono occupate dello stimolo della domanda. Perciò se tale strategia ha funzionato per le reti di prima generazione, potrebbe essere estesa anche alle reti di nuova generazione di cui si parla attualmente, come la fibra ottica".

LE ISTITUZIONI

Mario Valducci (Presidente della commissione Trasporti e Telecomunicazioni alla Camera)
Sono convinto e d’accordo con il Ministro Romani che il settore delle telecomunicazioni rappresenti uno dei maggiori comparti di sviluppo per il paese anche dal punto di vista economico. L’Italia è nella media europea, in tutto. Siamo un po’ carenti sulla presenza della rete fissa, ma siamo sicuramente abbondanti sulla rete mobile

Roberto Sambuco (Capo dipartimento per le comunicazioni del Mse)
Non siamo così in coda, grazie al piano di sviluppo integrato che ha visto il Governo collaborare con le regioni ben tre milioni di italiani sono fuori dal digital divide.


GLI OPERATORI

Oscar Cicchetti (Diettore Technology & Operations Telecom Italia)
Storicamente alla realizzazione delle reti segue sempre lo sviluppo della domanda. Ma non bisogna fare l'errore di pensare che tutto sia fermo. Le reti si stanno evolvendo nel tempèo progressivamente con gli avanzamenti tecnologici e la crescita della domanda. Si pensi ad esempio all'Adsl: quello di prima generazione è già stato ampiamente superato con upgrade che consentono di raggiungere una capacità maggiore in termini di Mb. In dieci anni la quantità di banda disponibile è cresciuta di 400 volte e la rete nazionale di 1000 volte. Certamente il confronto con i Paesi più evoluti ci vede indietro, considerato ad esempio che nei Paesi dell'Asia la rete è cresciuta di 80mila volte. E non c'è dubbio che passare dalla fibra in centrale a quella negli appartamenti è il punto di arrivo. Il co-investimento in tal senso è auspicabile ma è già una realtà: con altri operatori condividiamo le nostre infrastrutture, ad esempio con Vodafone a livello di ripetitori mobili e con Fastweb sulla fibra. Ma realtivamente all'intervento pubblico non è pensabile che si sconvolga l'assetto di mercato. Si rischia di creare nuovi monopoli e di sconvolgere quindi la competizione.

Bianca Maria Martinelli (Direttore Affari Pubblici e legali Vodafone Italia)
La migrazione della customer base impatta sugli economics. E' evidente. Ed è in direzione della migrazione che deve puntare il Tavolo Romani costruendo quindi quel percorso di sostenibilità economica necessario per consentire agli operatori di investire sulla banda larga. Le reti mobili in tal senso devono essere equiparate a quelle fisse. Il tavolo Romani – e il Memorandum of Understanding firmato dagli operatori - rappresenta una fondamentale iniziativa per la realizzazione di una nuova rete in fibra per l’Italia con la partecipazione di tutti i principali operatori del Paese. E’ un modello che consentirebbe di traguardare in Italia la realizzazione di una rete Ngn, efficiente, aperta alla concorrenza e con un business plan sostenibile.

David Bevilacqua (Ad Cisco Italia e Corporate Vp)
"L'Adsl sta alla banda larga come la Salerno-Reggio Calabria sta a un'autostrada. Quindi la banda larga è la fibra. Non siamo un po' in ritardo, ma molto in ritardo. Se torniamo indietro di dieci anni ci rendiamo conto del problema: 10 anni fa eravamo i primi sulla fibra ottica, con Milano cablata da Fastweb. E tornando ancora più indietro, quando c'era il progetto Socrate, eravamo considerati un'avanguardia mondiale. La storia ci ha insegnato che le killer app arrivano sempre dopo l'offerta. Nessuno aveva pensato che gli sms divenissero la killer appa dei cellurari. Ma se proprio vogliamo, esiste già una killer app per le Ngn: è il video. La PA vuole fare la telemedicina, ma senza fibra non si può fare visto che serve simmetria in download e upload e che le reti in rame non possono garantirla. E poi diciamolo: se gli altri Paesi stanno investendo perché noi dovremmo andare in direzione contraria?"

Cesare Avenia (Ad Ericsson)
Rispetto a qualche anno fa il quadro è completamente mutato. Nel 2011 si prevedono 6,1 miliardi di utenti mobili al mondo. Di questi molti usano il telefonino per applicazioni dati, al punto che nel 2010 si è registrata un'impennata dalla banda larga mobile del 60%. Bisogna dunque ragionare in ottica di neutralità tecnologica: la rete è un'infrastruttura sociale di cui non si può più fare a meno. Serve dunque un atteggiamento superiore rispetto al dibattito sulla tipologia di tecnologia. La competitività del nostro Paese di misurerà in termini di oggetti connessi alla rete. Soldi è vero non ce ne sono, quindi c'è bisogno di regole in grado di favorire gli investimnenti da parte degli operatori. E riguardo alla gara Lte non si deve commettere l'errore di togliere risorse all'Ict. I proventi vanno reinvestiti assolutamente nel settore.

Mario Mella (Chief Technology Officer Fastweb)
Non si può aspettare la domanda. E' un rischio enorme. E bisogna smetterla di fare progetti poco ambiziosi: è necessario pensare in grande, subito. Ci vuole un piano che punti a portare i servizi ultrabroadband a 2 milioni di famiglie all'anno in modo da arrivare in cinque anni agli obiettivi prefissati dall'Agenda digitale europea. Realizzare l'infrastruttura digitale è come realizzare un'autostrada: meglio dimensionarla subito sulle necessità future che poi trovarsi a dover ampliare la rete perché non è in grado di soddisfare le esigenze. Per fare ciò è però necessario prevedere uno switch off obbligatorio dal rame alla fibra ossia mettere gli operatori in grado di spostare sulla rete Ngn tutta la propria customer base.

Franco Micoli (Responsabile Regulatory & Public Affairs Alcatel Lucent Italia)
L'esplosione dei servizi sta generando traffico e le telco si trovano a dover fare investimenti mettendo a disposizione infrastrutture strategiche senza un adeguato ritorno economico. Qui il tema chiave è quello della regolamentazione, legato agli investimenti e ai modelli di business. Bisogna definire la questione degli over the top, in Europa più che mai visto che gli over the top sono tutti americani e che le principali telco mondiali sono europee. Da parte nostra ci stiamo concentrando su soluzioni tecnologiche che consentano di aumentare la capacità di traffico riducendo al minimo il costo e rendere le reti economicamente sostenibili. Il vero gap italiano è rappresentato dalla scarsa carenza di competenze tecnico-informatiche: la politica di sviluppo di questo Paese deve tener conto di ciò.

Gianpaolo Miele (BT Italia)
E' importante che gli operatori di Tlc convergano verso soluzioni tecniche condivise in grado di creare la base per lo sviluppo dell'infrastruttura Ngn. Del resto gli stessi modelli di business stanno convergendo e ne è un esempio l'accordo siglato fra Fastweb e Sky.

02 Febbraio 2011