D'Angelo (Agcom): "Neutralità anche per il mobile"

L'INTERVISTA

Il Consigliere dell'Authority: no al blocco dei servizi Voip senza aver informato i clienti. Politiche di pricing differenziate? Solo nel caso in cui servono a garantire la qualità della rete

di Mila Fiordalisi
Verificare il funzionamento di tutta la filiera “mobile”, delle telco, dei diritti del consumatore finale, passando per player intermedi quali gli over the top, e più in generale ascoltare il parere di tutti i soggetti più o meno coinvolti nella partita della net neutrality wireless e su rete fissa.

È con questo obiettivo che l’Agcom ha dato il via, lo scorso 28 febbraio, a una consultazione pubblica (della durata di 60 giorni) destinata ad indagare il “mood” sulle modalità di fruizione ed eventuale princing dei servizi Voip e peer-to-peer su rete mobile che peraltro sono già stati oggetto di blocchi restrittivi da parte di alcuni operatori di tlc in Europa, a partire da Vodafone. Consultazione che fa il paio con quella, anch’essa avviata a fine febbraio, che mira a raccogliere pareri e opinioni in merito al ricorso del cosiddetto traffic management su rete fissa, anche in questo caso una misura che rientra nell’ampio dibattito sulla neutralità della rete.

Stabilire una regolazione ex ante? Optare per la risoluzione del conflitto fra gli operatori in campo (telco e over the top) o per una regolazione su base concordata? Oppure non regolare proprio lasciando libero arbitrio al mercato? È a questi interrogativi che dovrà dare una risposta l’Agcom. “Il fenomeno della gestione del traffico su rete mobile sta emergendo. Alcuni operatori di Tlc hanno già bloccato i servizi Voip e peer-to-peer, annoverandoli fra quelli premium, ossia rendendoli disponibili ai clienti solo a fronte di una spesa aggiuntiva rispetto alla tariffa base.

Ciò ha scatenato la discussione sul tema della neutralità della rete mobile, spingendo l’Autorità ad occuparsene per verificare se esistano o meno le condizioni per un’eventuale regolazione dell’accesso a questi servizi”, spiega il consigliere Agcom, Nicola D’Angelo.

Consigliere, quali sono le motivazioni alla base delle restrizioni stabilite da parte delle telco che hanno deciso di passare all’azione?
La questione gira attorno alla capacità di banda: essendo quella mobile ancora limitata gli operatori non vogliono occuparla per dare spazio a servizi offerti da soggetti terzi, come Skype, che sfruttano la rete e quindi la banda, andando secondo loro a minare la qualità finale del servizio dati. Ma ciò che vuole accertare l’Autorità è che l’eventuale blocco dei servizi avvenga in piena trasparenza ossia che il cliente sia informato in fase di stipula del contratto. Bisogna dare al consumatore la possibilità di scegliere. Il concetto di trasparenza è importante e la stessa Commissione Ue ha ribadito più volte che l’informativa deve essere chiara. È uno dei punti di principio della nostra indagine conoscitiva. Diversamente dal fisso - l’articolo 8 della Direttiva quadro sull’accesso obbliga all’offerta best effort e a informare correttamente il consumatore - nel mobile non esistono regole specifiche sull’accesso. Ora bisogna capire se la mancanza di obblighi stia impattando sulla trasparenza dell’informazione al cliente. È su questo punto che indaga l’Authority con l’obiettivo di fissare eventuali regole.

L’Agcom ha un’idea sul da farsi?
È ancora troppo presto per rispondere. Bisognerà aspettare che si chiuda la consultazione pubblica per poi esaminare i pareri pervenuti e solo allora trarre delle conclusioni a riguardo. Ma il mio parere personale è che sia necessario mantenere il principio di neutralità della rete.

Quindi secondo lei il Voip in mobilità non deve subire restringimenti ?
Se la qualità del servizio dati - come sostengono gli operatori mobili - viene minata dall’eccessivo utilizzo di banda di alcuni servizi è possibile valutare la possibilità di politiche di princing differenziate. Ma a patto che, ripeto, sia rigorosamente rispettato il principio di trasparenza. Riguardo al fisso invece sono del parere che sia necessario mantenere più forte il carattere di neutralità della rete.

Perché questa differenza?
Perché lo sviluppo di Internet è avvenuto grazie alla neutralità e non è possibile ora ribaltare uno dei principi cardini del web che ha determinato e sta determinando una domanda crescente di servizi a banda larga. Si rischia di fermare la crescita oltre che inficiare quel principio importantissimo di pluralismo culturale e di libertà che è nel dna del web. Inoltre nel fisso le telco sono obbligate al best effort. Da alcune indagini condotte per valutare la qualità dell’offerta broadband sembrerebbe farsi strada invece il criterio di prioritizzazione dei contenuti, per evitare la saturazione della rete in base a principi che non sono per niente chiari e trasparenti. Ciò che si dovrebbe evitare è che le politiche di contenimento del traffico si traducano in una generale prioritizzazione di alcuni contenuti rispetto ad altri. D’altra parte, quando si parla di battaglia fra telco e over the top, va rilevato che la questione al momento riguarda solo alcuni soggetti particolari come ad esempio Apple. Tuttavia non si possono scaricare sul consumatore i costi di questo dissidio facendo pagare fees su alcuni contenuti e servizi per recuperare le revenues perse dall’avanzata degli Over the top. Ciò che bisogna invece fare è evitare che queste piattaforme che utilizzano la neutralità ma creano giardinetti chiusi squilibrino il mercato. È su questo punto che si deve intervenire regolando il rapporto economico fra fornitura di accesso e OTT ed evitando che a pagare il prezzo più alto sia come al solito il consumatore finale.

04 Aprile 2011