SMARTCITY. Ngn, regole troppo variegate. Serve un modello comune

SMARTCITY

di Andrea Granelli e Pierciro Galeone
Una normativa nazionale coerente e specifica, più incisività nella programmazione degli interventi da parte delle amministrazioni locali e maggiore coordinamento con gli operatori delle Tlc per identificare modelli comuni di intervento e facilitare gli investimenti. Sono questi, dal punto di vista dei Comuni, gli elementi necessari per diffondere le reti di nuova generazione nelle città italiane e colmare il divario che ancora separa l’Italia dall’Europa. Un’analisi svolta su 11 città medio-grandi ha permesso di mappare la situazione della regolamentazione locale che interviene sulla realizzazione di infrastrutture di banda larga, dalla quale emerge un panorama molto variegato da città a città.

Un esempio in tal senso è rappresentato dal diverso approccio tenuto dalle amministrazioni comunali rispetto alle modalità e le tecniche di scavo per la posa dei cavi. Solo in pochi casi tali aspetti - che, secondo stime degli operatori, incidono per almeno il 60% sul costo di realizzazione di una rete di nuova generazione - vengono ricompresi in regolamenti comunali esplicitamente dedicati alle reti di sottosuolo e agli impianti di Tlc. L’esperienza di Milano, che già dal 1998 si è dotata di un regolamento specifico relativo al governo delle reti di servizi del sottosuolo, suggerisce la necessità di armonizzare al meglio il quadro normativo locale con quello legislativo regionale e nazionale per programmare al meglio gli interventi per la banda larga. Collegata a questo aspetto, emerge come sempre più strategica la necessità di effettuare una ricognizione completa dei servizi di rete, collegandoli ai piani di cablaggio delle città realizzati dagli operatori privati.

Un positivo esempio in termini di pianificazione amministrativa legata all’innovazione tecnologica è quello di Novara, che da tempo ha realizzato il progetto Cavour sulla banda larga, nell’ambito del piano regionale Rupar 2 e dello sviluppo della rete civica comunale, con l’intento di interconnettere le PA situate lungo il percorso del cosiddetto Canale Cavour al Sistema pubblico di connettività. Nel Mezzogiorno, fra gli interventi più significativi in questo senso c’è quello lanciato da Reggio Calabria che, oltre al progetto di espansione del wireless tramite hotspot gratuiti, ha approvato un regolamento sull’utilizzo del sottosuolo per razionalizzare la presenza di infrastrutture tecnologiche stabilendo regole generali per la gestione delle autorizzazioni e degli scavi. Di strumenti normativi simili si sono recentemente dotate anche Roma e Torino, che hanno così operato una notevole semplificazione rispetto al passato attraverso una migliore definizione delle competenze con municipi e circoscrizioni cittadine. Rispetto ai precedenti regolamenti, Roma ha introdotto nuove tecniche di posa dei cavi a basso impatto ambientale e introdotto norme speciali per l’installazione di fibra ottica nel regolamento scavi stradali del comune.

Torino ha, nello specifico, disciplinato gli interventi su suolo e sottosuolo, precisando competenze e oneri degli operatori privati che, in questo specifico settore, rappresentano un soggetto fondamentale con cui le PA devono realizzare forme di collaborazione per portare l’innovazione sui territori.

Anche nel resto d’Europa, dove i tassi di diffusione e di crescita della banda larga sono in molti casi più elevati che in Italia, la cooperazione con le Tlc è stata decisiva per la realizzazione delle reti di nuova generazione, ancor meglio se con una pluralità di attori (con conseguenze positive sulla concorrenza del comparto e il miglioramento dell’offerta ai consumatori). Significativo è l’esempio francese: quattro operatori in fibra ottica più uno su cavo garantiscono connessioni a 50 e 100 Mb al secondo grazie al modello monofibra e multi fibra. Notevole sviluppo sul piano urbano della banda larga si registra in Germania, dove dei 340mila chilometri di rete posata nel paese ben 200mila sono utilizzati solo per cablare la capitale Berlino. Qui notevole è stato il ruolo dell’incumbent (Deutsche Telekom), alla stregua di quanto avvenuto in Spagna con Telefonica, ma su un mercato che, nonostante l’attuale crisi economica, presenta ancora notevoli margini di crescita: aumenta fortemente la domanda per infrastrutture Ftth e si prevede che la rete in fibra raggiungerà il 40% della popolazione entro il 2023.

Tornando all’ambito italiano, la prospettiva a cui tendere, come indicato anche dall’Agenda Digitale europea, appare quella dell’adozione di un piano nazionale relativo allo sviluppo delle reti di nuova generazione, come già fatto dai paesi più virtuosi, come quelli scandinavi: in Finlandia il governo punta a garantire una connessione a 100 Mb al secondo per tutti i cittadini entro il 2015, misura simile in Svezia che intende coprire il 90% della popolazione con una connessione simile entro il 2020.

04 Aprile 2011