Mazzocchini, Huawei: “L'ecosistema è la chiave per applicazioni a servizio del Paese” - CorCom

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Mazzocchini, Huawei: “L’ecosistema è la chiave per applicazioni a servizio del Paese”

Il Deputy General manager: “Il Recovery Fund potrà essere utilizzato per superare diversi gap nella scuola, nella sanità, nell’industria e nell’agricoltura. A patto di creare reti di competenze insieme con operatori, imprese e centri di ricerca”

14 Mag 2021

Domenico Aliperto

“In Italia c’è molto da fare in termini di copertura, velocità e utilizzo delle reti 5G. Il Recovery Fund potrà essere utilizzato per superare diversi gap diversi gap nella scuola, nella sanità, nell’industria e nell’agricoltura, a patto che per realizzare applicazioni e casi d’uso si costruiscano ecosistemi a cavallo di operatori, imprese e centri di ricerca. L’ha detto Massimo Mazzocchini, Deputy General Manager di Huawei nella Penisola, durante l’evento online “Il 5G alla prova dei fatti, quanto vale la partita italiana”, il secondo appuntamento dell’edizione 2021 di Telco per l’Italia.

I casi d’uso sviluppati da Huawei in ambito 5G

Mazzocchini ha citato due casi di successo sviluppati da Huawei in Europa, entrambi frutto di progetti gestiti a più mani. “In ambito Smart port, abbiamo lavorato insieme ai nostri partner e al Ministero delle Politiche digitali della Catalogna per creare all’interno del porto di Barcellona un sistema basato su tecnologie di Intelligenza artificiale Edge computing, Cloud e naturalmente 5G capace di sfruttare la bassa latenza della connettività per condividere informazioni accurate rispetto alla geolocalizzazione delle navi, generando notevole efficienza rispetto alla movimentazione dei carichi”.

L’altro use case è stato sviluppato in Svizzera, e ha riunito in un progetto di Smart Farming basato su 5G e Cloud computing cooperative agricole, consorzi universitari e telco. “Abbiamo messo a punto un sistema di droni e robot in grado di debellare le piante infestanti di coltivazioni specifiche”, ha spiegato Mazzocchini. “I droni, volando sui terreni coltivati, fotografano i campi e inviano le immagini in Cloud, dove vengono elaborate per identificare eventuali infestazioni. Nel momento in cui il sistema le rileva, invia ai robot le coordinate precise in modo che possano intervenire ed estirparle. Oltre ad aver salvaguardato le piantagioni, il sistema è riuscito a ridurre l’utilizzo di pesticidi del 90%, generando benefici sia sul piano ambientale che su quello della gestione delle risorse.

In Italia, secondo Mazzocchini, tra i settori più promettenti per lo sviluppo delle applicazioni 5G c’è quello sanitario. “Ci stiamo confrontando con i partner locali per favorire l’evoluzione del processo di deospedalizzazione attraverso piattaforme e dispositivi connessi in grado di dialogare tra loro e abbattere le distanze, con l’obiettivo di favorire una cura efficace dei pazienti direttamente a casa. Ma per realizzare servizi di questo tipo è indispensabile poter contare sulla banda ultralarga anche nelle aree grigie, e attivare l’intero ecosistema ospedaliero stimolando la crescita della cultura digitale anche a livello amministrativo”.

Una rete di competenze anche per la cybersecurity

Ecosistema e partnership sono le parole d’ordine di Huawei anche sul fronte della sicurezza informatica. L’inaugurazione del Cyber Security Transparency Centre di Roma rappresenta infatti solo il primo passo per espandere la collaborazione con altri player. “Si tratta di un investimento importante, che ha lo scopo primario di mettere a fattor comune conoscenze e competenze con l’industria attraverso una piattaforma aperta ai partner”, ha spiegato Mazzocchini.

“Crediamo che la condivisione end-to-end offre ai nostri interlocutori e a noi stessi il supporto per affrontare le sfide emergenti. Il 5G rappresenta sul fronte della cybersecurity un salto di paradigma: pur ampliando la superficie d’attacco in termini di numero di dispositivi, introduce una serie di concetti di maggiore sicurezza rispetto ad altri standard, a partire dalla crittografia a 256 bit e dai sistemi di autenticazione. Ma anche in questo caso è necessario realizzare programmi basati sull’affidabilità che solo un gruppo di lavoro ampliato può garantire. Ecco perché stiamo individuando sul territorio i partner accademici e le aziende Ict che costituiranno con le loro competenze il punto focale delle attività del centro”.

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