L'AUDIZIONE

Dna, Di Raimondo (Asstel): “Sostenere gli investimenti e superare le asimmetrie con le piattaforme digitali”



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Il Digital Networks Act dovrà dare slancio alle tlc attraverso una regolazione più proporzionata e coerente con la centralità strategica delle reti. Sanare il gap con gli OTT nell’era dell’AI è anche questione di sovranità. Essenziale favorire l’uso industriale dello spettro e lo sviluppo di servizi innovativi sulle reti gigabit e 5G

Pubblicato il 14 mag 2026



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Il Digital Networks Act dovrà dare slancio agli investimenti nelle reti Tlc, in quanto infrastruttura strategica, e sanare le asimmetrie del mercato con una regolazione proporzionata e moderna che riallinei gli attori del digitale e quelli delle telecomunicazioni.

Questo il cuore dell’intervento di Laura Di Raimondo, direttore generale Asstel, nell’ambito dell’audizione sul Regolamento Ue sul Digital Networks Act presso la Commissione Politiche Ue della Camera.

II Dna, ha affermato Di Raimondo, “è un’occasione importante per aggiornare il quadro regolatorio europeo alle rilevanti trasformazioni tecnologiche e di mercato. Perché questa occasione produca effetti concreti, il regolamento deve sostenere gli investimenti, ridurre la frammentazione normativa, favorire un uso industriale dello spettro, superare le asimmetrie dell’ecosistema digitale e consentire lo sviluppo di servizi innovativi sulle reti gigabit e 5G“.

Asstel: il Digital Networks Act sia una regolazione moderna e proporzionata

“La proposta di Digital Networks Act rappresenta un passaggio rilevante per il futuro della connettività europea”, ha affermato Di Raimondo. “Valutiamo positivamente l’impostazione generale del provvedimento, che riconosce il ruolo strategico delle reti di comunicazione elettronica per la competitività industriale, la sicurezza, la resilienza e lo sviluppo digitale dell’Europa. Come settore siamo pronti a dare il nostro contributo affinché lo strumento europeo contribuisca a sviluppare la filiera delle telecomunicazioni, sempre più centrale per il nostro Paese. Le nostre imprese sostengono non solo infrastrutture e servizi digitali attraverso rilevanti investimenti che devono essere sostenuti, ma anche occupazione qualificata, innovazione e competenze indispensabili per la competitività dell’Italia”.

L’obiettivo, ha proseguito la direttrice generale di Asstel, “non è introdurre deregolamentazione, ma costruire una regolazione più moderna, proporzionata e coerente con la centralità strategica delle reti”.

Le reti Tlc sono strategiche, superare le asimmetrie con gli OTT

Le reti Tlc, ha aggiunto Di Raimondo, “non sono più un servizio ordinario di mercato: sono infrastrutture strategiche per la sicurezza nazionale del paese la competitività industriale e la sovranità digitale”.

Il nodo del mercato odierno, ha evidenziato la numero uno di Asstel, è che “gli operatori di telecomunicazioni si muovono con vincoli regolamentari significativamente più stringenti rispetto alle grandi piattaforme digitali con effetti diretti sulla capacità di investimento e innovazione. Siamo nel pieno di una trasformazione radicale trainata dall’intelligenza artificiale e da servizi che richiedono reti ancora più potenti e sicure. In questo scenario è essenziale che le regole evolvano: servono condizioni che permettano alle Tlc di sviluppare nuovi servizi e competere alla pari. Ridurre le asimmetrie normative non è solo una questione di equità ma una scelta industriale geopolitica. Le telecomunicazioni sono la base materiale della transizione digitale europea: senza reti sostenibili, sicure e capaci di evolvere, non vi possono essere piena sovranità digitale, innovazione ed evoluzione industriale né competitività del sistema europeo”, ha concluso Di Raimondo.

Di Raimondo: il Dna deve riequilibrare il valore

Asstel si è già espressa in precedenza sulla necessità di riportare il settore delle Tlc alla sostenibilità. Intervenendo lo scorso gennaio (poco prima della presentazione della proposta del Dna) al convegno “Shaping Horizons in Future Telecommunications” della Fondazione Restart, la direttrice generale Di Raimondo ha indicato che il 2026 dovrà essere l’anno della svolta per le telecomunicazioni italiane, invocando regole eque, investimenti sostenibili e una visione industriale di lungo periodo.

“Oggi le telecomunicazioni vivono una delle fasi più delicate della loro storia: alla crescita impetuosa del traffico e dell’economia digitale e, in ultimo, l’arrivo dirompente dell’IA, si contrappone, da oltre quattordici anni, una compressione dei ricavi ridotti di oltre un terzo, mentre il traffico sulle reti fisse e mobili è cresciuto in modo esponenziale. Un paradosso che rischia di indebolire proprio il motore della digitalizzazione del Paese”, ha affermato Di Raimondo.

Il Digital networks act, secondo la DG di Asstel, va nella giusta direzione perché riconosce il ruolo centrale delle reti nella competitività europea, ma funzionerà solo se saprà puntare su semplificazione e riequilibrio del valore, evitando un’estensione disordinata della regolazione.

I pilastri del Digital Networks Act

La Commissione europea ha adottato a gennaio la proposta della legge sulle reti digitali che, come si legge nel comunicato di Bruxelles, “modernizzerà il quadro giuridico per la connettività per aumentare l’innovazione e gli investimenti in un’infrastruttura digitale avanzata e resiliente nell’Unione europea”. La nota aggiunge: “Alla luce della trasformazione tecnologica e del contesto geopolitico, un’infrastruttura digitale all’avanguardia è fondamentale per l’economia e la società europee”.

Il nodo che l’esecutivo dell’Ue intende sciogliere con il Digital networks act è, innanzitutto, la frammentazione del mercato europeo delle Tlc in 27 mercati nazionali, unita alla difficoltà degli operatori europei a scalare e operare oltre i confini del proprio Paese. Questo limita la loro capacità di investire, innovare e competere con le loro controparti globali.

Anche la sovranità è un’esigenza sottesa alla proposta di legge: “È necessario evitare o ridurre le dipendenze, ad esempio nelle comunicazioni satellitari, e sviluppare capacità di risposta alle crisi”, afferma la Commissione europea.

La proposta mira a facilitare la fornitura di servizi da parte delle imprese in tutta l’Ue, con l’obbligo di registrazione in un solo Stato membro attraverso un singolo passaporto Ue; incentivare la creazione di servizi di comunicazione satellitare paneuropei istituendo un quadro di autorizzazione dello spettro a livello dell’Ue, anziché a livello nazionale; aumentare la coerenza normativa nell’autorizzazione nazionale dello spettro, concedendo agli operatori licenze di spettro più lunghe; garantire che tutto lo spettro disponibile sia utilizzato rendendo più diffusa la condivisione dello spettro tra gli operatori; e introdurre un meccanismo di cooperazione volontaria tra i fornitori di connettività e altri attori, quali i fornitori di applicazioni di contenuti e di servizi cloud.

Il Digital networks act introduce, inoltre, piani nazionali di transizione obbligatori, per garantire la graduale eliminazione delle reti in rame e la transizione verso reti in fibra ottica tra il 2030 e il 2035. Gli Stati membri devono presentare i loro piani nazionali nel 2029.

Che cosa prevede il Dna sul fair share

Nel dibattito europeo degli ultimi anni, “fair share” (o “network contribution”) è stato usato per indicare l’idea di un contributo economico dei grandi fornitori di contenuti e applicazioni (CAPs) verso gli operatori di rete, giustificato dall’aumento del traffico e dagli investimenti richiesti per trasportarlo. Nel Dna, però, questa impostazione non si traduce in un meccanismo regolatorio di pagamento obbligatorio: la proposta si muove in modo diverso, evitando di “tariffare per legge” lo scambio di traffico.

Il Dna riconosce che l’evoluzione tecnica e commerciale sta aumentando l’interazione fra reti pubbliche e reti/infra private(caching, Cdn, maggiore interconnessione) e che parte del traffico consegnato tramite peering o transit può generare, in alcuni casi, esigenze di investimento sproporzionate o non sostenibili per chi riceve il traffico. Invece di introdurre un contributo “per legge” dei CAPs, il testo incanala questi casi verso linee guida e strumenti di cooperazione di ecosistema (più vicini a un approccio , piuttosto che a un prelievo regolatorio).

Salvaguardia per la competizione e l’open internet

La scelta è coerente con un altro messaggio chiave del Dna: in un mercato aperto e competitivo non dovrebbero esserci vincoli che impediscano accordi commerciali di accesso e interconnessione (anche cross-border) e, soprattutto, misure nazionali che colleghino i termini dell’interconnessione “a quanto investe” la parte che chiede interconnessione rischiano di produrre distorsioni e di non essere compatibili con le regole di concorrenza. In altre parole, il Dna sembra voler evitare che il “fair share” riemerga come obbligo imposto dagli Stati attraverso regole che condizionano l’interconnessione al livello di investimento in infrastrutture.

Infine, il Dna registra anche la sensibilità politica e di policy che ha accompagnato il tema: da un lato gli operatori tradizionali chiedono un riequilibrio rispetto ai CAPs; dall’altro comunità internet e organizzazioni consumer temono che interventi su regole di “open internet” possano portare a un internet a due velocità. In questo quadro, la proposta preferisce un approccio prudente: mantenere la logica di mercato (negoziazione in buona fede), promuovere cooperazione tecnica e commerciale e gestire gli squilibri di costo/investimento con strumenti più “soft” e mirati, invece di introdurre un contributo generalizzato tipo fair share.

Che cosa prevede il Dna sullo spettro radio

Per attirare investimenti, il Dna aumenterà le migliori pratiche per l’assegnazione dello spettro che attraggono investimenti, come l’estensione della durata delle licenze, il rinnovo delle licenze esistenti alla loro scadenza o la condivisione dello spettro per garantire un uso efficiente dello spettro.

Fornirà inoltre garanzie più forti per l’adozione di misure di modellamento del mercato, tra cui un meccanismo ex-ante che garantisca la coerenza delle condizioni di assegnazione e promuoverà condizioni favorevoli agli investimenti, come gli impegni di investimento.

Nel dettaglio, questo è quanto prevede il Digital networks act su durata e rinnovi delle frequenze.

Frequenze: licenze più lunghe e più prevedibili

Il Dna punta a rendere i diritti d’uso dello spettro più stabili nel tempoper sostenere gli investimenti. L’impostazione generale è che la durata “minima” prevista in passato non ha garantito abbastanza certezza: per questo si apre anche alla possibilità di diritti a durata indefinita, accompagnati da revisioni periodiche e da strumenti credibili di revoca quando necessario.

Per lo spettro armonizzato per banda larga, se un’autorità sceglie comunque una durata limitata, il titolare dovrebbe poter contare su una durata molto lunga (almeno 40 anni) salvo eccezioni giustificate.

Sul tema dei rinnovi, l’orientamento è di rendere il rinnovo di regola automatico (su richiesta) e di imporre forte prevedibilità: eventuali decisioni di non rinnovo o di modifica sostanziale delle condizioni dovrebbero essere adottate con anticipo significativo (almeno 5 anni), motivate e precedute da consultazione pubblica.

I meccanismi di pricing dello spettro e le aste

Il Dna interviene anche sui meccanismi di pricing dello spettro per ridurre distorsioni tra Stati membri e migliorare gli incentivi agli investimenti. Le autorità possono applicare pagamenti (una tantum o annuali), ma le fee non legate a gare devono restare proporzionate e orientate a promuovere un uso ottimale delle risorse. Per aumentare la coerenza tra Paesi, è prevista una metodologia comune (attraverso strumenti della Commissione) per le fee annuali, considerando anche fattori come scarsità e capacità della banda e tipo di servizio.

Sulle aste e sui reserve prices, l’idea è di convergere verso criteri comparabili: se emergono deviazioni persistenti e non giustificate, può esserci un intervento dell’Ue per armonizzare l’applicazione.

Inoltre, si introduce la possibilità che alcune fee possano essere rimborsate o compensate in cambio di impegni predeterminati(commitments) rispettati dal titolare: un modo per trasformare parte del costo in leva per copertura, qualità o investimenti.

Le procedure di selezione: prima il “single market”

Infine, il Dna rafforza la trasparenza e la disciplina delle procedure di selezione, chiedendo che regole, criteri e condizioni siano pubblicati e che le tempistiche siano più controllate (con finestre e scadenze definite, estendibili solo in casi motivati).
La novità più rilevante è una procedura Ue “single market” che interviene prima di scelte nazionali potenzialmente impattanti: quando un’autorità intende avviare una selezione (o modificare/rinnovare diritti) su spettro armonizzato per banda larga, deve notificare e motivare la misura verso le istituzioni/organismi UE e gli altri Stati, spiegando come la decisione sostiene:

  • il mercato interno,
  • l’uso efficiente dello spettro,
  • condizioni stabili per gli investimenti.

Questa procedura nasce dall’idea che meccanismi solo volontari (es. peer review) non bastino a prevenire in tempo scelte nazionali sproporzionate o incoerenti.

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