l'intervista

Piccinetti: “Target Pnrr centrati a giugno 2026. Infratel pronta a diventare regista delle reti”



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Dalla chiusura dei grandi programmi pubblici alla gestione delle infrastrutture: l’Ad della società rivendica il completamento degli interventi del Piano nazionale e indica nel SINFI, nella manutenzione e nel supporto ai territori la nuova fase della società. “L’infrastruttura va gestita e controllata anche in ottica di sovranità”

Pubblicato il 8 giu 2026

Federica Meta

Direttrice



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Punti chiave

  • Completamento dei piani PNRR entro il 30 giugno: Infratel passa da soggetto attuatore a partner tecnico stabile per gestione, manutenzione e sviluppo delle infrastrutture digitali.
  • Rafforzamento competenze interne e potenziamento del SINFI come gemello digitale del sottosuolo per coordinare reti, evitare duplicazioni e velocizzare cantieri con le Regioni e i Comuni.
  • Priorità a sovranità digitale e utilizzo reale delle reti per scuole, sanità e imprese; progetti regionali (Abruzzo, Basilicata, Sicilia) e sostenibilità economica post-PNRR.
Riassunto generato con AI

Con la chiusura dei piani del PNRR sulle reti, Infratel si prepara a una nuova fase: non più soltanto soggetto attuatore dei grandi interventi pubblici, ma partner tecnico stabile per la gestione, la manutenzione e lo sviluppo delle infrastrutture digitali del Paese. Pietro Piccinetti, amministratore delegato della società in house del Mimit, rivendica il completamento dei programmi finanziati dal Piano, il rafforzamento delle competenze interne e il ruolo strategico del SINFI come strumento nazionale per coordinare reti, territori e investimenti.

Piccinetti, Infratel è stata il braccio operativo della stagione PNRR sulle reti. Con la chiusura dei grandi piani pubblici, quale sarà la nuova missione della società?

Partirei da un punto fondamentale: Infratel concluderà tutti i piani del PNRR, che sono stati finanziati dal Dipartimento della trasformazione digitale, entro la data stabilita del 30 giugno. Parlo di Italia 1 Giga, Sanità connessa, Scuole connesse, 5G densificazione, 5G backhauling e Isole minori. È un risultato molto importante. Per Italia 1 Giga, come noto, c’è stata anche la questione dei civici rimasti fuori, legata alla vicenda Open Fiber. Ma ora si è aperta una nuova fase attraverso il fondo Facility, che sarà gestito da Invitalia. Anche su questo fronte, quindi, il percorso prosegue. Detto questo, Infratel non nasce con il PNRR. Nasce nel 2003, da una visione dell’allora ministro delle Poste e Telecomunicazioni Maurizio Gasparri, con l’obiettivo di contribuire al superamento del digital divide e avviare la digitalizzazione infrastrutturale del Paese. Il PNRR è stato un acceleratore, non il punto di arrivo della nostra missione.

Con un’Italia più connessa cosa farete, dunque?

Noi ci occupiamo di reti di telecomunicazioni e continueremo a farlo. Oggi lavoriamo con la pubblica amministrazione e attuiamo i piani del Governo. Prima c’è stato il Piano Banda Ultralarga, che abbiamo finalmente terminato e con cui sono stati collegati 6mila Comuni italiani. Poi è arrivato il PNRR, con i nuovi obiettivi che abbiamo raggiunto insieme al Mimit e al Dipartimento per la trasformazione digitale. La nuova fase sarà quella di consolidare, gestire e valorizzare questo patrimonio infrastrutturale. La rete non finisce nel momento in cui viene realizzata: una volta costruita va gestita, controllata e manutenuta. È qui che il ruolo di Infratel può diventare ancora più rilevante. Ci sono reti oggi in gestione a Open Fiber e FiberCop, ma ci sono anche tutte le altre infrastrutture che Infratel ha costruito dal 2003 per conto del Mimit e delle Regioni. Su queste continueremo a essere un partner pubblico e tecnico. Il PNRR, inoltre, ci ha permesso di rafforzare le competenze interne. Abbiamo ampliato il personale, consolidato le professionalità tecniche e tecnologiche e aumentato la nostra capacità operativa. Questo patrimonio non si esaurisce con la chiusura dei piani, ma rappresenta la base per accompagnare la prossima fase della digitalizzazione del Paese.

Quindi Infratel non sarà più solo un soggetto attuatore, ma una piattaforma pubblica stabile per l’infrastrutturazione digitale?

Esattamente. Infratel sta già lavorando in questa direzione, soprattutto con le Regioni. Abbiamo firmato, d’accordo con il Mimit e con il Dipartimento per la trasformazione digitale, un progetto molto importante con l’Abruzzo: una rete che collegherà tutti i Comuni e i data center regionali, a loro volta connessi con altri data center per favorire lo scambio di dati, servizi e buone pratiche. Stiamo per firmare anche con la Basilicata e con la Sicilia. Sono iniziative che indicano chiaramente la direzione: Infratel non si limita a realizzare infrastrutture, ma può accompagnare le amministrazioni nella progettazione, nello sviluppo e nella gestione delle reti pubbliche. Resteremo a disposizione del Governo, delle istituzioni e dei nostri due principali riferimenti: il Dipartimento per la trasformazione digitale e il Mimit. Il punto non è solo costruire nuove reti, ma fare in modo che diventino infrastrutture efficienti, sicure e utili per i territori.

Lei, nel presentare la Relazione Annuale, ha focalizzato l’attenzione anche sul tema della sovranità digitale, quasi sempre associata a cloud, dati e cybersecurity. Ma prima ancora ci sono le reti e le infrastrutture fisiche. Che ruolo può avere Infratel nel garantire controllo pubblico e autonomia strategica?

La sovranità digitale parte anche dalle infrastrutture fisiche. Cloud, dati, applicazioni e servizi digitali sono fondamentali, ma alla base ci sono le reti di telecomunicazioni. Senza quelle, tutto il resto non può funzionare. Il ruolo di Infratel è essere partner della pubblica amministrazione nella gestione di queste infrastrutture. Penso ai progetti regionali, ma anche alle attività con le amministrazioni centrali. Con il Mase, per esempio, stiamo lavorando a un progetto legato alla prevenzione delle calamità sui territori. Sovranità digitale significa anche sapere dove sono le infrastrutture, poterle monitorare, coordinarle e, quando possibile, mantenerne la proprietà pubblica. Nel caso dell’Abruzzo, per esempio, la rete sarà di proprietà della Regione: non sarà semplicemente presa in affitto. Questo è un elemento importante, perché consente alla pubblica amministrazione di avere maggiore controllo e capacità di indirizzo. Infratel, come società pubblica in house, può dare un contributo proprio su questo: mettere competenze tecniche al servizio delle istituzioni, garantendo continuità nella gestione delle reti e supporto nelle scelte infrastrutturali strategiche.

Il PNRR ha accelerato molto la copertura. Ma resta il tema dell’uso effettivo delle reti: scuole, sanità, piccoli Comuni, aree interne, imprese. Qual è oggi il vero indicatore di successo per Infratel?

L’indicatore diretto resta la copertura. La nostra missione è portare connettività e completare i compiti assegnati dal PNRR, dal Dipartimento per la trasformazione digitale e, specialmente per quanto riguarda il Piano Banda Ultralarga, dal Mimit. Detto questo, è evidente che il tema dell’utilizzo dei servizi sia decisivo. Il Dipartimento per la trasformazione digitale sta lavorando molto anche sui territori, con iniziative di formazione e accompagnamento all’uso dei servizi digitali. In questi anni sono stati fatti passi importanti. Basti pensare all’app IO e alla patente digitalizzata: siamo tra i pochi Paesi in Europa ad averla. Io la uso quotidianamente e considero questo un vantaggio concreto per i cittadini. Il nostro compito è abilitare tutto questo attraverso la connettività. Senza rete non c’è accesso ai servizi, allo studio, al lavoro, alla sanità digitale. Dico spesso che la connettività sviluppa democrazia e garantisce libertà. Chi vive in un piccolo Comune deve poter avere le stesse opportunità di chi vive in una grande città: studiare, lavorare, accedere ai servizi pubblici, ma anche essere soccorso in modo più efficace. Pensiamo a quello che potrà fare il 5G con la telemedicina e la telediagnosi. La rete non serve solo a comunicare: serve a rendere possibili servizi essenziali.

In occasione del decennale avete presentato l’evoluzione del SINFI, che da catasto digitale nazionale delle infrastrutture diventa il “gemello digitale” del sottosuolo. Concretamente, come può diventare uno strumento decisionale per evitare duplicazioni, accelerare cantieri e coordinare meglio territori e operatori?

Il SINFI è un fiore all’occhiello per Infratel. Era nato come catasto infrastrutturale delle reti, ma oggi è molto di più: una mappa digitale e interattiva dell’Italia. Mi piace dire che il SINFI rappresenta l’Italia che cambia. È uno strumento che racconta un Paese più dinamico, capace di conoscere meglio le proprie infrastrutture e di usarle per programmare investimenti e interventi. Con il supporto dell’intelligenza artificiale può diventare decisivo in molti ambiti: scegliere dove realizzare uno stabilimento industriale, valutare l’apertura di un data center, evitare di scavare più volte nello stesso punto, ridurre i ripristini stradali e limitare i disagi per cittadini e territori. Nel SINFI oggi sono presenti dati su acque bianche, acque scure, energia, gas e anche cavi sottomarini. Per questo può essere utile a chi costruisce, a chi gestisce e a chi fa manutenzione. Il decennale, celebrato al Mimit, è stato un momento molto importante. C’erano Regioni, Anci, amministrazioni e operatori: tutti insieme per ragionare su come uno strumento di questo tipo possa servire concretamente alle comunità. Siamo diventati autori di una best practice europea: diversi Paesi vengono da noi per capire come funziona il sistema e come lo abbiamo realizzato.

Il SINFI è anche al centro di nuovi finanziamenti per la mappatura digitale dei piccoli Comuni. Perché è un passaggio così importante?

Il Dipartimento per la trasformazione digitale e il MIMIT hanno finanziato gli ultimi sviluppi del SINFI e messo a disposizione risorse importanti per la mappatura digitale dei Comuni sotto i 50mila abitanti. È un intervento molto apprezzato dalle Regioni, che stanno partecipando in modo convinto. In Veneto, per esempio, è previsto un collegamento con circa 400 Comuni. Anche Toscana, Sicilia, Basilicata e molte altre Regioni stanno lavorando con noi per i progetti innovativi sulle reti di comunicazione. Questi finanziamenti sono importanti perché i piccoli Comuni spesso non hanno più nemmeno il geometra. Infratel potrà supportarli nella mappatura digitale, mettendo a disposizione competenze e capacità tecnica. È un passaggio utile per tutto il Paese: consente anche ai territori più piccoli di entrare in un sistema moderno di conoscenza e gestione delle infrastrutture. E permette alla pubblica amministrazione di programmare meglio gli interventi, riducendo sprechi, sovrapposizioni e inefficienze.

Il bilancio 2025 segna risultati record: valore della produzione a 688 milioni, utile netto a 8,4 milioni e ricavi da servizi agli operatori in crescita. Quanto dipende dalla fase straordinaria del PNRR e quanto indica un modello Infratel sostenibile anche dopo?

I risultati sono importanti, ma vanno letti correttamente. Una parte del valore della produzione deriva certamente dalla fase straordinaria del PNRR. Il dato che considero più significativo, però, è la crescita dei ricavi diretti, arrivati a circa 50 milioni. Grazie a questi ricavi e ai lavori che svolgiamo quotidianamente con le pubbliche amministrazioni locali e centrali, abbiamo copertura dei costi operativi, del personale e della gestione fino al 2030-2031. Questo dimostra che Infratel sta costruendo una sostenibilità che non dipende soltanto dal PNRR, ma anche dal lavoro ordinario con le amministrazioni. In questi anni abbiamo gestito la società con attenzione ai costi e investendo molto sulle persone. Ho trovato un’azienda con professionisti riconosciuti, molti giovani e molte competenze tecniche. In oltre vent’anni Infratel ha costruito una credibilità forte presso istituzioni, Regioni e Comuni. Per questo sono convinto che, al di là di chi guiderà la società in futuro (Piccinetti è in scadenza ndr), Infratel debba restare un attore centrale nei progetti per il superamento del digital divide e nella digitalizzazione infrastrutturale dell’Italia. Ha competenze, storia e affidabilità professionale: su questo patrimonio bisogna costruire la prossima fase, forti di quanto realizzato e con lo sguardo rivolto al futuro.

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