Stop all’estensione del divieto di telefonate commerciali all’ambito delle telecomunicazioni. Verrà infatti modificato, nel passaggio odierno alla Camera, il cosiddetto decreto Carburanti ter che, oltre a recare disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della crisi dei mercati internazionali, prevede anchela norma sul telemarketing selvaggio, che per l’appunto mette sullo stesso piano le iniziative commerciali per l’energia e il gas e quelle delle Tlc, ampliando di fatto il raggio deldecreto Bollette introdotto ad aprile. La norma era stata approvata il 10 giugno come emendamento al decreto Accise ter in Commissione Finanze al Senato. Ma ora si va verso il nulla di fatto, a causa del fatto che gli emendamenti in questione sarebbero “esorbitanti”, quindi fuori contesto, rispetto al tema centrale del decreto.
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Gli emendamenti soppressivi della maggioranza
La maggioranza ha infatti annunciato la presentazione di quattro emendamenti soppressivi al decreto, attualmente all’esame dell’aula della Camera e già approvato dal Senato. In particolare, una proposta di modifica mira a eliminare l’estensione del divieto di telemarketing aggressivo, introdotto nel decreto Bollette, anche alle Tlc.
La maggioranza aveva provato ad inserire la misura anche nel precedente decreto Accise, ma era stata poi ritirata per estraneità di materia e sempre perché estranei all’oggetto del decreto, dopo alcune interlocuzioni con gli uffici legislativi del Quirinale, la maggioranza avrebbe deciso di procedere con i soppressivi.
Il provvedimento tornerà dunque per la terza lettura a palazzo Madama. Il testo deve essere convertito in legge, pena la decadenza, entro il prossimo 29 giugno.
Le reazioni dell’opposizione e dei consumatori
“Si tratta di una correzione necessaria che conferma l’importanza del ruolo di garanzia esercitato dal Quirinale e della rigorosa osservanza dei principi costituzionali che disciplinano la decretazione d’urgenza – osserva Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze – Tuttavia questa vicenda mette in evidenza un problema più generale: la maggioranza continua a trasformare sistematicamente i decreti legge in provvedimenti omnibus, utilizzandoli come contenitori nei quali far confluire le materie più disparate, spesso prive di qualsiasi legame con l’oggetto e le finalità originarie del decreto”.
“Il paradosso di oggi – conclude Merola – è che il governo è stato costretto a modificare norme introdotte dalla stessa maggioranza nel corso dell’esame al Senato, determinando il ritorno del decreto a Palazzo Madama per una nuova lettura a ridosso della scadenza del 29 giugno. Da questa vicenda dovrebbe emergere una lezione chiara: meno decreti omnibus, meno forzature procedurali e più rispetto per il lavoro parlamentare”.
Di “Metodo sbagliato nel merito e nel metodo, che produce soltanto confusione e ritardi” parla Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari europei della Camera e primo firmatario della proposta di legge del Pd che regola il fenomeno del Telemarketing: “Non ci sono più alibi – argomenta – Chiediamo al governo di agire con la massima urgenza e rapidità per mettere finalmente fine a questo fenomeno insopportabile. I cittadini meritano tutele concrete e strumenti efficaci contro il Telemarketing aggressivo e indiscriminato”.
“Che il Governo torni indietro, dopo aver illuso i cittadini esasperati dalle chiamate moleste di telemarketing, sarebbe inaccettabile – si legge in una nota di Federconsumatori – Le telefonate commerciali indesiderate spesso generano pratiche commerciali scorrette, abusi, contratti non richiesti, specialmente a danno di soggetti vulnerabili, e rappresentano un vulnus quotidiano alla fiducia dei consumatori nella trasparenza e nella correttezza del mercato. La limitazione della norma al solo settore energetico genera tutele diseguali e squilibri competitivi ingiustificati”.
“La coerenza regolatoria è un principio non negoziabile e di questo chiediamo che le forze parlamentari tengano conto – conclude Federconsumatori – Anzi, a nostro avviso tale misura andrebbe estesa a ogni settore in cui è utilizzato il telemarketing: dalle assicurazioni alla finanza, ai servizi di diverso genere. In tal senso rivendichiamo una regolamentazione universale del telemarketing. La tutela non può variare a seconda dal settore merceologico: le stesse pratiche scorrette devono trovare le stesse risposte normative”.
“Giù le mani dalla stretta sul telemarketing nel settore della telefonia – attacca Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – Nessun passo indietro deve essere fatto sul sacrosanto giro di vite dato al Senato, nel dl accise, contro le telefonate selvagge e che estende anche alle comunicazioni quanto già previsto per luce e gas. La scusa è che la norma sarebbe esorbitante – conclude – Ma l’unica cosa esorbitante sono le telefonate che ricevono continuamente gli italiani. E’ inaccettabile che, per una volta che si fa una cosa a favore dei consumatori, poi si facciano passi indietro”.
L’iter del provvedimento
Decade così un emendamento i cui primi firmatari, i senatori della Lega Massimo Garavaglia e Giorgio Maria Bergesio, descrivevano come “un segnale importante a tutela dei cittadini, spesso bersaglio di telefonate invasive e ingannevoli”. Ma la misura aveva incontrato un largo consenso anche tra le associazioni dei consumatori e nel mondo degli operatori Tlc, che vedevano in questo intervento la correzione di un’asimmetria che rischiava di introdurre discipline differenti in mercati sempre più integrati.
Sul tema, a maggio c’era stata un’interrogazione al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso da parte dei senatori del Partito Democratico Cristina Tajani, Antonio Nicita e Antonio Misiani, che chiedevano al governo di intervenire per correggere gli effetti del decreto Bollette sulla vendita telefonica di servizi energetici.
Secondo i firmatari dell’interrogazione la norma nella sua forma originaria produceva un effetto distorsivo nel mercato delle offerte multiutility: le compagnie di telecomunicazioni che offrono anche servizi energetici non possono contattare i propri clienti telefonia o connettività per proporre loro luce e gas. Gli operatori energetici, al contrario, mantengono la possibilità di fare cross selling verso i propri clienti energia per offrire servizi di connettività e telecomunicazione.
Da qui l’evidenza di un’asimmetria competitiva: soggetti che competono sugli stessi clienti, spesso attraverso canali commerciali analoghi e con pacchetti convergenti, vengono sottoposti a regole diverse. La stretta colpisce il canale di acquisizione degli operatori che arrivano all’energia da altri settori, mentre lascia intatto il vantaggio degli incumbent energetici che dispongono già di una base clienti luce e gas. La questione, spiegavano i senatori nell’interrogazione, non riguarda la necessità di contrastare le pratiche aggressive, ma il modo in cui il divieto viene applicato.
La posizione delle associazioni dei consumatori
Come detto, l’emendamento aveva riscosso l’approvazione delle associazioni dei consumatori: per il Codacons “ora finalmente le tutele previste per l’energia elettrica ed il gas si estenderanno anche al settore delle Tlc, mentre si attendono i provvedimenti di Agcom e Garante Privacy per rendere pienamente operative tutte le misure previste dal Decreto bollette e che scatteranno il prossimo 19 giugno”.
Anche per l’Unc si trattava di “un’ottima notizia”. In particolare Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, aveva dichiarato che “gli italiani sono arcistufi di ricevere telefonate moleste negli orari meno opportuni. Ben venga, quindi, l’estensione alla telefonia del divieto di telefonate commerciali non richieste, già previsto per i contratti di energia elettrica e gas. Anche se la materia è meno complessa rispetto all’energia, dove è impossibile nell’arco di una chiamata avere un quadro adeguato per una scelta consapevole, si tratta di un giro di vite sacrosanto”.







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