La sovranità digitale è oggi uno dei temi più caldi della trasformazione tecnologica. La diffusione del cloud e dell’intelligenza artificiale, insieme al ruolo degli hyperscaler, sta infatti ridefinendo il modo in cui imprese e pubbliche amministrazioni affrontano la gestione delle infrastrutture digitali. In questo scenario, la vera questione non è più soltanto dove risiedono i dati, ma chi ne mantiene il controllo.
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Il rapporto con gli hyperscaler
In questa prospettiva cambia anche il rapporto con gli hyperscaler. Una dimostrazione concreta arriva dalla recente iniziativa di Intesa Sanpaolo, che ha portato alla migrazione della piattaforma IT della banca sulle Cloud Region di Google Cloud ospitate nei data center di TIM. L’operazione mostra come sia possibile mettere a disposizione dei clienti l’innovazione e la capacità tecnologica di un hyperscaler, mantenendo al tempo stesso un presidio nazionale dell’infrastruttura, della governance operativa e dei requisiti di sicurezza e resilienza.
“I grandi operatori globali rappresentano un patrimonio di innovazione importante e continueranno a svolgere un ruolo fondamentale”osserva Elio Schiavo, Chief Enterprise and Innovative Solutions Officer di TIM. “La vera sfida è integrarli all’interno di un modello in cui il controllo delle componenti critiche rimanga nelle mani del cliente e, quando necessario, sotto giurisdizione europea”.
È questo il paradigma con cui TIM Enterprise interpreta il proprio ruolo per la sovranità digitale: disporre di un’infrastruttura nazionale capace di coniugare innovazione, apertura e controllo. “La vera questione non è solo dove risiedono i dati, ma chi ne mantiene il controllo, chi gestisce le chiavi crittografiche, chi governa le piattaforme e chi può garantire continuità operativa anche negli scenari più complessi”. Un modello che integra rete, cloud, cybersecurity, data center e competenze, mettendo a disposizione di imprese e pubbliche amministrazioni tutti gli strumenti necessari per scegliere il livello di sovranità più adatto alle proprie esigenze.
“La sovranità digitale non significa isolamento tecnologico”, chiarisce Schiavo. “Al contrario, significa poter utilizzare le migliori tecnologie disponibili mantenendo il governo degli elementi strategici: dati, identità, chiavi crittografiche, operations e continuità dei servizi”.
Il ruolo delle chiavi crittografiche
Le chiavi crittografiche rappresentano uno degli elementi più concreti di questo approccio. “La cifratura protegge i dati, ma la vera differenza la fa chi controlla le chiavi. Per le informazioni più sensibili è fondamentale che restino nella disponibilità del cliente o di un operatore europeo non soggetto a normative extraterritoriali. È questo che garantisce un reale presidio sull’accesso ai dati”. Anche durante l’elaborazione delle informazioni, aggiunge Schiavo, oggi è possibile innalzare il livello di protezione grazie a tecnologie come il confidential computing, che consentono di mantenere i dati protetti anche mentre vengono processati. “Sono soluzioni che fanno già parte della nostra offerta e che permettono di rafforzare ulteriormente le garanzie di sovranità”.
Secondo Schiavo, la sovranità non può essere ridotta a un’etichetta commerciale. “Non basta spostare un data center o aprire una sede in Europa. Bisogna guardare all’intera catena del controllo: chi prende le decisioni, chi gestisce le piattaforme, quale normativa si applica e chi può garantire la continuità del servizio”.
È proprio in questo spazio che TIM Enterprise esprime il proprio posizionamento distintivo: oltre a collaborare con gli hyperscaler, grazie al proprio cloud è in grado di rispondere ai livelli più elevati di sovranità digitale in ambiti come pubblica amministrazione, finanza, sanità, energia e industria.
Le nuove sfide legate all’AI
L’evoluzione dell’intelligenza artificiale rende questa sfida ancora più rilevante. La crescente domanda di capacità computazionale aumenta infatti la dipendenza da infrastrutture cloud avanzate, ma rende ancora più importante governare dati, modelli, algoritmi e workload. “L’intelligenza artificiale accelera il bisogno di cloud, ma rende altrettanto centrale il tema del controllo. Per questo crediamo che il futuro sarà sempre più multicloud: un ecosistema in cui operatori nazionali e hyperscaler collaborano, ciascuno con il proprio ruolo, per offrire ai clienti il miglior equilibrio tra innovazione, sicurezza e sovranità”.
In questo scenario, il rapporto con gli hyperscaler si inserisce in un ecosistema più ampio, nel quale il controllo delle componenti strategiche resta un elemento imprescindibile. “Il nostro ruolo è quello di orchestrare questo ecosistema”, conclude Schiavo. “Vogliamo consentire alle aziende di adottare le migliori tecnologie disponibili senza rinunciare al controllo dei propri asset digitali. La sovranità non significa sostituire gli hyperscaler, ma governarne l’utilizzo all’interno di un modello che garantisca autonomia, sicurezza e conformità alle esigenze del mercato europeo. Per accompagnare la trasformazione digitale del Paese, servono infrastrutture sicure e affidabili e noi vogliamo esser il motore che le realizza. Perché la sovranità non si misura dalla nazionalità di una tecnologia, ma dalla capacità di governarla”.








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