L’Italia avrà il suo primo green data center concepito come parte integrante di un ecosistema industriale di economia circolare a impatto zero. Il progetto è frutto dell’accordo siglato da Comtel, gruppo attivo nell’integrazione di sistemi Ict in Italia, e H2-Era Green Valley, impegnata nella realizzazione di un complesso industriale innovativo e sostenibile.
Il progetto per lo sviluppo del green data center prevede che la struttura sorga a Figline Valdarno, all’interno di un’area industriale dismessa, che verrà rigenerata e trasformata in un polo di innovazione tecnologica e ambientale.
Il memorandum firmato da Comtel e H2-Era Green Valley è propedeutico alla nascita del primo data center a impatto zero.
Indice degli argomenti
Green data center, l’accordo tra Comtel e H2-Era Green Valley
Il modello si basa sull’integrazione di più filiere produttive, ciascuna delle quali valorizza le risorse generate dalle altre.
Un ampio parco fotovoltaico coprirà il 100% del fabbisogno energetico del data center, garantendone la totale autosufficienza da fonti pulite; l’energia prodotta in eccesso alimenterà un impianto di elettrolisi per la generazione di idrogeno verde; l’ossigeno derivante dal processo di elettrolisi verrà impiegato in un allevamento ittico a ciclo chiuso dedicato alla produzione di salmone; il calore di scarto generato dal data center verrà recuperato per la climatizzazione di una vertical farm, riducendo ulteriormente i consumi energetici complessivi del sito.
Economia circolare nuovo paradigma di sviluppo industriale
Il progetto rappresenta un nuovo paradigma di sviluppo industriale, in cui infrastrutture digitali, produzione energetica, sicurezza alimentare e rigenerazione territoriale convivono in un unico ecosistema, dimostrando come innovazione tecnologica e tutela ambientale possano procedere di pari passo.
“Il mercato dei data center sta vivendo una crescita senza precedenti e richiede partner in grado di gestire progetti complessi end-to-end. Comtel ha le competenze, le relazioni industriali e la capacità esecutiva per posizionarsi come interlocutore unico, dalla progettazione alla realizzazione fino alla gestione dell’infrastruttura, creando valore per clienti, partner e azionisti”, ha commentato Mattia Conti, direttore generale Comtel, in seguito alla firma del Memorandum of Understanding (MoU) con H2-Era Green Valley.
L’innovazione tecnologica nelle tlc si unisce ai nuovi mestieri
“Questa collaborazione con Comtel ci rende particolarmente orgogliosi, perché condividiamo la stessa visione: costruire il futuro con una forte impronta ambientale”, ha dichiarato Federico Parma, ceo di H2-Era Green Valley. “Sviluppare insieme un data center a impatto zero all’interno del nostro progetto dimostra che è possibile e necessario superare i modelli di sviluppo industriale concepiti fino ad oggi”.
Un vero green data center, inserito in un complesso industriale dove convivono una vertical farm alimentata dal calore recuperato e il riutilizzo di spazi dismessi, rappresenta “una straordinaria opportunità di rigenerazione per aree abbandonate”, ha proseguito Parma. “Da questi luoghi possono nascere vere e proprie infrastrutture innovative, capaci di produrre allo stesso tempo energia, cibo, innovazione tecnologica nei settori delle telecomunicazioni e dell’elaborazione dati e nuovi mestieri”.
Data center sotto pressione
I data center continuano a crescere, ma la corsa dell’Ai sta rendendo più difficile trasformare la domanda in capacità realmente disponibile. Costi elevati, accesso limitato all’energia, reti elettriche meno affidabili, vincoli nelle forniture e carenza di competenze stanno imponendo agli operatori un nuovo equilibrio tra espansione, modernizzazione e resilienza, ha evidenziato la sedicesima edizione della Uptime Institute Global Data Center Survey 2026, condotta tra aprile e maggio su oltre 800 proprietari e gestori di infrastrutture digitali, oltre a più di 800 fornitori e consulenti.
Il dato più netto riguarda le preoccupazioni del management: il 79% degli intervistati si dichiara almeno in parte preoccupato per i costi. Seguono la difficoltà di prevedere il fabbisogno futuro di capacità, indicata dal 76%, le disponibilità di potenza elettrica, al 64%, e le interruzioni della supply chain, al 72%. Non si tratta di problemi separati. L’aumento dei carichi per l’Ai accresce la domanda di energia e raffreddamento, obbliga a ripensare i rack, accelera il rinnovo dei server e rende più complessa la pianificazione degli investimenti.
Pue: quanto sono green le infrastrutture?
La survey dell’Uptime Institute segnala un ulteriore miglioramento del Pue, l’indicatore che mette in rapporto l’energia complessiva assorbita dal data center con quella utilizzata dagli apparati Ict. I progressi restano tuttavia graduali. I nuovi data center sono più green ed efficienti, ma il peso delle strutture esistenti e i limiti dei sistemi di raffreddamento rallentano la discesa della media.
Il problema è che il Pue misura soprattutto l’efficienza dell’infrastruttura fisica, non quella del lavoro informatico svolto. Un sito può avere un buon Pue e ospitare comunque server sottoutilizzati. Per questo Uptime Institute insiste sulla necessità di estendere l’analisi all’intero patrimonio Ict. Nel 2026 il consumo di energia è monitorato dall’87% degli operatori e il Pue dal 79%, mentre soltanto il 37% rileva l’utilizzo dei server per finalità di sostenibilità.
Le regole del gioco
Nel frattempo, le nuove norme nazionali e regionali stanno spingendo il settore dei data center verso autorizzazioni più selettive, recupero energetico e progetti realmente sostenibili.
Attraverso una serie di azioni legislative coordinate, l’Italia sta sperimentando un modello inedito che potrebbe fungere da blueprint per il futuro delle infrastrutture digitali sostenibili.
“Per anni, il mercato italiano dei data center è stato una scatola nera di occupazione speculativa della rete, con richieste di connessione (STMG/STMD) gonfiate fino a 78,79 GW al 31 gennaio 2026. Il primo trimestre del 2026 e le normative in arrivo, tuttavia, impongono un reset strutturale radicale“, ha scritto Martin Horacek, MRICS Service Director di BCS Consultancy, su CorCom. “Attraverso una manovra a tenaglia coordinata – il decreto-legge nazionale DL 21/2026 (Decreto Bollette), il prossimo Data Center Framework Act (DDL S.1821/C.2083) e la proposta di legge regionale lombarda PdL 123/150 – governo e legislatori stanno di fatto professionalizzando il settore e creando un potente filtro per questa asset class mission-critical in Italia”.








Partecipa alla community