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Poste-Tim, Labriola ai dipendenti: “La nuova fase non cancella ciò che siamo”


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L’Ad della telco: “Mettiamo al centro ciò che abbiamo costruito: le nostre competenze tecnologiche, le infrastrutture e la qualità delle nostre persone”. I sindacati: “Ora focus su investimenti e occupazione”

Pubblicato il 15 set 2026

Federica Meta

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Pietro Labriola Tim


Punti chiave

  • Poste Italiane ha raggiunto il 66,627% di Tim tramite l’Opas; Labriola evidenzia la tutela delle competenze e sinergie in Cloud, Cybersecurity e Intelligenza Artificiale.
  • I sindacati (Uilfpc, Fistel Cisl) giudicano positivo l’esito e chiedono un progetto industriale chiaro, investimenti, tutela dell’occupazione e coinvolgimento dei lavoratori.
  • Riapertura adesioni 21-25 settembre (pagamento 18/9); previsto delisting e nuovo piano industriale in avvio 2027; Matteo Del Fante e Giuseppe Lasco puntano su infrastrutture IA e nuova occupazione.
Riassunto generato con AI


Il controllo di Tim da parte di Poste Italiane apre una nuova fase per il gruppo guidato da Pietro Labriola. Che si è rivolto dopo la conclusione positiva del primo periodo dell’Opas, che ha portato Poste a detenere il 66,627% del capitale della telco.

“L’ingresso in una nuova fase non cancella ciò che Tim è. Al contrario, mette ancora più al centro ciò che abbiamo costruito: le nostre competenze tecnologiche, le infrastrutture, la capacità commerciale, la relazione con milioni di clienti e, soprattutto, la qualità delle nostre persone”, scrive Labriola nella lettera.

Il messaggio guarda già alla fase industriale e alle aree nelle quali l’integrazione tra i due gruppi potrà aprire nuove opportunità. Poste e Tim, sottolinea, “hanno storie, asset e competenze differenti e fortemente complementari. Metterli insieme può creare opportunità che separatamente sarebbero più difficili da cogliere: nei servizi digitali per famiglie, imprese e Pubblica Amministrazione, nel Cloud e nella Cybersecurity, nell’Intelligenza Artificiale e, più in generale, nella trasformazione digitale del Paese”.

Al centro del nuovo assetto, secondo Labriola, resterà il patrimonio professionale costruito dalla telco. “In questo progetto le persone e le competenze di Tim sono e saranno centrali” perché “le tecnologie si possono acquistare, gli asset si possono integrare, ma competenza, esperienza e capacità di esecuzione si costruiscono nel tempo. Ed è questo uno dei patrimoni più importanti che portiamo nella nuova fase”.

Uilfpc: “Ora un progetto industriale chiaro”

Un giudizio positivo sull’esito dell’offerta arriva dai sindacati. Per il segretario generale dell Uilfpc, Salvo Ugliarolo, il risultato raggiunto può rappresentare un passaggio decisivo dopo gli anni di incertezza attraversati dalla compagnia e la separazione della rete.

“Siamo soddisfatti del risultato ottenuto dall’Opas lanciata da Poste Italiane su Tim. È un passaggio importante, che può finalmente contribuire a dare una vera prospettiva industriale a un grande gruppo che da troppo tempo vive in una condizione di incertezza. Un passaggio che ha visto il mercato premiare il progetto di integrazione tra queste due realtà – sottolinea – Tim, anche dopo la separazione della rete, ha continuato a confrontarsi con difficoltà e con l’assenza di una prospettiva chiara sul proprio futuro. Un progetto, quello della separazione, che di fatto non ha risolto i problemi di sostenibilità, al punto da portare Poste Italiane a scegliere di acquisire ciò che è rimasto dell’ex monopolista”.

Ugliarolo riconosce quindi a Poste “il merito di aver avuto il coraggio e la visione di investire in un’operazione complessa e strategica, assumendosi la responsabilità di costruire una prospettiva nuova per Tim e per l’intero settore delle telecomunicazioni. Poste rappresenta una realtà solida, radicata nel Paese e dotata di competenze industriali e finanziarie che possono contribuire in modo decisivo al rilancio del gruppo.Oggi si apre quindi la possibilità di costruire un progetto industriale ambizioso, capace di valorizzare le competenze, le professionalità e gli asset di Tim e di rafforzarne il ruolo strategico, mettendo a sistema le potenzialità di entrambe le aziende”.

Il passaggio successivo, per il sindacato, riguarda le scelte che accompagneranno concretamente l’integrazione, con particolare attenzione a investimenti, sviluppo, occupazione, valorizzazione delle professionalità e coinvolgimento dei lavoratori.

“Riteniamo particolarmente importante che questa operazione non venga letta soltanto in una logica finanziaria, ma come l’opportunità di creare una realtà industriale forte, competitiva e strategica per il Paese. Le telecomunicazioni, le infrastrutture digitali e i servizi avanzati rappresentano infatti un patrimonio fondamentale per la crescita e la sicurezza economica dell’Italia. Ora ci aspettiamo che, con il consolidarsi dell’operazione, si apra una fase nuova, nella quale Poste definisca insieme alle parti sociali un progetto industriale chiaro, garantendo investimenti, sviluppo, occupazione e valorizzazione delle professionalità. Sarà fondamentale accompagnare l’integrazione con attenzione, trasparenza e pieno coinvolgimento dei lavoratori. Dopo anni di incertezza, Tim ha finalmente l’opportunità di guardare al futuro con una prospettiva più chiara. È questa la direzione che, come organizzazione sindacale, vogliamo accompagnare e sostenere, nell’interesse dei lavoratori, di Tim, di Poste Italiane e del sistema Paese”.

Fistel Cisl: “Serve un tavolo permanente sulle tlc”

Sulla nuova fase aperta dall’Opas interviene anche la Fistel Cisl, che rivendica una posizione favorevole alla costruzione di una prospettiva industriale per Tim sostenuta negli ultimi anni, anche nei momenti in cui sul gruppo prevalevano ipotesi differenti.

“Oggi e’ facile salire sul carro di un’operazione importante come quella dell’opas Poste su Tim. Per la Fistel Cisl rappresenta invece il risultato di una posizione che abbiamo sostenuto con convinzione negli ultimi anni, anche quando prevalevano scenari di scalate e acquisizioni”, afferma il segretario generale Alessandro Faraoni.

“La nostra linea è sempre stata chiara: Tim doveva ritrovare una solida prospettiva industriale e, insieme all’azienda, doveva essere rilanciato l’intero comparto delle telecomunicazioni. Le recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato di Poste confermano, a nostro avviso, la validità di questa visione, lanciando la nuova azienda come operatore forte in prospettiva nazionale ed europea”.

Una volta completata l’operazione, secondo Fistel Cisl, l’intervento dovrà allargarsi all’intera filiera delle telecomunicazioni e alle aree nelle quali le condizioni industriali e occupazionali restano più fragili. “L”obiettivo deve essere costruire un settore tlc piu’ forte, intervenendo anche sui comparti maggiormente fragili, a partire dai Crm Bpo”, ovvero le attività di call center.

Un capitolo specifico riguarda l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro e sulle competenze. “La vera sfida e’ alfabetizzare lavoratrici e lavoratori, accompagnandoli nell’utilizzo di queste tecnologie per ridurre le attivita’ ripetitive e a basso valore e aumentare competenze, valore e produttivita’.Non possiamo fermare l’innovazione tecnologica, ma possiamo e dobbiamo governarla. Per questo chiediamo l’apertura di un tavolo permanente sulle telecomunicazioni, con Governo, imprese e parti sociali, per affrontare le criticità’”.

Per Faraoni l’Opas “può essere un nuovo punto di partenza: ora serve la stessa lungimiranza per costruire un futuro nel quale la trasformazione tecnologica significhi crescita, competenze e nuova occupazione, e non semplicemente perdita di posti di lavoro”.

Del Fante: il mercato ha premiato il progetto

Il risultato dell’Opas era stato commentato anche dall’amministratore delegato di Poste Italiane Matteo Del Fante, che ha letto l’accelerazione delle adesioni come una conferma della fiducia degli investitori nel progetto industriale costruito attorno alle due società.

“Se venerdì scorso siamo arrivati a questo numero – ha affermato in dialogo con il dg Giuseppe Lasco – è perché il mercato ha capito che la cosa migliore è aderire”.

Per Del Fante gli azionisti hanno valutato anche le prospettive aperte dall’integrazione: “Gli investitori – prosegue Del Fante – hanno capito che non ha molto più senso restare azionisti di un’azienda che non paga il dividendo e che è una frazione di Poste Italiane, in un contesto in cui Poste sta valorizzando le azioni di Tim con un progetto congiunto molto ambizioso e con grande soddisfazione per tutti gli investitori. C’è stata una presa di coscienza – continua Del Fante – i mercati la chiamano F.O.M.O., Fear Of Missing Out, paura di rimanere fuori dal treno di Poste che partiva e quindi si sono tutti adoperati per aderire. Crediamo che questa F.O.M.O. ci sarà anche dal 21 al 25 settembre”.

La riapertura dei termini potrà consentire a Poste di rafforzare ulteriormente la propria presenza nel capitale. Al termine dell’Opas, ha spiegato Del Fante, “ci troveremo ad una percentuale che sarà ampiamente di controllo, e partiranno le attività di integrazione delle due aziende”.

Lasco: infrastrutture per l’AI e nuova occupazione

Il direttore generale di Poste Italiane Giuseppe Lasco ha posto l’accento sulle ricadute industriali, tecnologiche e occupazionali del progetto, prospettando la nascita di un gruppo in grado di confrontarsi con i maggiori operatori internazionali.

“Rimane e rimarrà una operazione storica per il nostro Paese – spiega Lasco – inimmaginabile solo qualche anno fa. Allargando il perimetro a Tim, porteremo ancora più valore al nostro Paese e al nostro territorio. Questa integrazione creerà futuro per la nostra gente e per tutti i colleghi di Tim. Ci dobbiamo sentire orgogliosi di appartenere a questo grande gruppo industriale del Paese, internazionale, che potrà competere con i grandi player internazionali per reggere l’urto dell’innovazione e della trasformazione digitale”.

Tra i terreni individuati da Lasco c’è anche lo sviluppo delle infrastrutture necessarie alla diffusione dell’intelligenza artificiale, collegato all’obiettivo di continuare a creare occupazione.

“Poste Italiane e Tim – sottolinea – saranno un elemento di traino per il lancio e il consolidamento dell’infrastruttura dell’Intelligenza Artificiale. Anche se l’IA andrà a fare ottimizzazione sulle risorse, noi andremo in controtendenza, garantendo un’infrastruttura evoluta ma continuando ad agire sulle politiche attive del lavoro e a creare nuova occupazione come abbiamo sempre fatto in questi nove anni. Proviamo orgoglio – conclude Lasco – perché daremo un futuro a loro e alle nuove generazioni”.

Opas, adesioni riaperte dal 21 al 25 settembre

Il primo periodo dell’offerta si è chiuso con 993.608.722 azioni Tim portate in adesione, pari a circa il 46,523% del capitale sociale e al 58,230% delle azioni oggetto dell’Opas. Sommando i titoli già detenuti, Poste arriverà complessivamente a 1.422.972.712 azioni Tim, pari al 66,627% del capitale sociale.

Il corrispettivo unitario, dopo il rilancio deciso da Poste, è costituito da 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione e 1,97 euro per ciascuna azione Tim portata in adesione. Il pagamento è previsto il 18 settembre.

L’offerta avrà però un’ulteriore finestra. I termini saranno riaperti dal 21 al 25 settembre 2026, consentendo agli azionisti rimasti fuori dal primo periodo di aderire alle stesse condizioni economiche previste dopo il rilancio.

È il passaggio che potrebbe consolidare ulteriormente la presa di Poste sul capitale prima dell’avvio dell’integrazione. La roadmap dei prossimi mesi prevede anche il delisting e il nuovo piano industriale, annunciato per l’inizio del 2027, nel quale dovranno prendere forma le sinergie industriali tra i due gruppi.

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