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Opas su Tim, Poste prolunga il periodo di adesione


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Facendo seguito alla decisione di rivedere al rialzo i termini dell’offerta, il gruppo guidato da Matteo Del Fante, che dopo il rush della scorsa settimana ha raggiunto il 66,6% del capitale della telco, ha prorogato fino al 25 settembre la possibilità di accedere alle azioni. Slp-Cisl: “Un salto industriale storico”

Pubblicato il 14 set 2026



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Il periodo di adesione all’Opas di Poste Italiane su Tim sarà riaperto dal 21 al 25 settembre 2026, prolungando quindi di cinque giorni di Borsa la durata dell’operazione. Lo ha deciso Poste nel fine settimana, precisando inoltre di aver raggiunto circa il 66,6% del capitale sociale di Tim.

“Sulla base dei risultati provvisori”, si legge in una nota del gruppo guidato da Matteo Del Fante, “risultano portate in adesione all’offerta 993.608.722 azioni Tim, pari a circa il 46,523% del capitale sociale dell’emittente e al 58,230% delle azioni oggetto dell’offerta”. Poste in questo modo “verrà a detenere complessivamente 1.422.972.712 azioni Tim, pari a circa il 66,627% del capitale sociale“.

Nella nota il gruppo ricorda anche che il corrispettivo unitario per ciascuna azione Tim, incrementato con il miglioramento dei termini dell’offerta, “è costituito da: 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione in esecuzione dell’aumento di capitale al servizio dell’offerta; e 1,97 euro per azione”.

Il pagamento sarà effettuato il 18 settembre 2026, a fronte del trasferimento a Poste del diritto di proprietà delle azioni Tim portate in adesione. Ferma restando la riapertura dell’offerta dal 21 al 25 settembre, Poste diffonderà la mattina del 17 settembre un comunicato sui risultati definitivi dell’offerta.

La strategia di Poste per il rush finale

È stata proprio la decisione di rivedere al rialzo, la scorsa settimana, le condizioni offerte agli azionisti che ha consentito una riapertura dei termini: l’offerta, partita il 20 luglio si sarebbe infatti dovuta chiudere venerdì 11 settembre. Nel rush finale prima del weekend – 635.897.378 azioni apportate hanno fatto salire l’adesione complessiva a 993.608.722 cedole – le adesioni degli azionisti di Tim hanno preso il decollo passando dal 16,75% del capitale raggiunto giovedì ad oltre il 46%. Una quota che equivale al 58,23% delle azioni oggetto d’offerta contro quasi il 21% del giorno precedente.

“Se guardate i benchmark è sempre così. Ovvero le accelerazioni sono negli ultimi giorni”, aveva detto poco prima della conclusione delle negoziazioni l’amministratore delegato di Tim Pietro Labriola.

La forte accelerazione da parte degli azionisti di Tim, in quella che doveva essere l’ultima giornata dell’offerta, era ciò a cui ambiva Poste, che martedì aveva aumentato il corrispettivo cash dell’offerta di 30 centesimi di euro per ciascuna azione Tim portata in adesione, facendo salire a un totale di 1,97 euro per azione, più 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione, l’offerta di acquisto e scambio totale. Il gruppo aveva anche annunciato di rinunciare alla soglia minima di validità dell’opas, inizialmente subordinata al raggiungimento del 66,67% dei diritti di voto. Proprio in virtù del rilancio, in base ai termini del documento d’offerta, Poste ha confermato in un comunicato che il periodo d’offerta “sarà riaperto per cinque giorni di Borsa aperta”.

E dunque ora ciascun azionista di Tim che non abbia aderito può contare su un’ulteriore settimana di apertura alle adesioni dal 21 al 25 settembre. Periodo in cui – fa sapere il gruppo – avranno diritto al “medesimo corrispettivo unitario aumentato” in occasione del rilancio. Giorni utili per consolidare la presa sul capitale, e procedere nella roadmap dei prossimi mesi che prevede il delisting e il piano industriale annunciato per gli inizi del 2027. Ma, soprattutto, all’integrazione e alle sinergie attese all’interno di un’operazione che ha avuto l’endorsement, solo negli ultimi giorni, del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, secondo cui ora “la vicenda di Tim ha ripreso un altro respiro” e “dà una visione in un settore tecnologicamente fondamentale”.

Slp-Cisl: “Un salto industriale storico”

“Con l’Opas su Tim, Poste Italiane compie un salto industriale storico: conquista il controllo del principale operatore di telecomunicazioni del Paese e rafforza il proprio ruolo di grande infrastruttura strategica italiana, capace di tenere insieme logistica, finanza, telecomunicazioni e servizi digitali”. Lo ha detto il segretario generale del sindacato Slp-Cisl, Raffaele Roscigno, esprimendo “piena soddisfazione per il risultato raggiunto”.

Per Roscigno “il valore di questa acquisizione non si misura soltanto nei bilanci, ma nella capacità di trasformarla in occupazione, competenze, qualità del lavoro e servizi migliori per i cittadini. Per questo chiediamo con urgenza l’avvio effettivo del percorso di partecipazione dentro il gruppo. Le donne e gli uomini di Poste non possono essere spettatori di una trasformazione di questa portata: devono esserne protagonisti. Con Tim si apre una fase storica nuova per Poste Italiane e per il Paese. È una responsabilità che riguarda tutti: il sindacato tutto, l’azienda, la politica, le istituzioni e, in prima fila, chi questo gruppo lo fa vivere ogni giorno. La Slp Cisl”, conclude Roscigno, “è pronta a fare la propria parte, con lo spirito costruttivo e responsabile che ci ha sempre contraddistinti, perché questa grande operazione industriale diventi una grande opportunità per il lavoro. È così che si costruisce, insieme, la Poste dei prossimi vent’anni”.

Il plauso degli analisti, da Equita a Kpmg, passando per Intermonte e Kepler

Del resto la decisione di aggiornare i termini dell’offerta era stata accolta con favore anche dagli analisti, prima ancora che si verificasse l’atteso boom di adesioni. Equita aveva rivisto al rialzo le stime di Poste Italiane standalone (+3% in media sull’utile 2027-28) e, utilizzando le stime su Tim e le sinergie indicate, stima “che al 2029 Poste Italiane possa conseguire un utile in area 4,3 miliardi di euro, senza ancora includere i benefici derivanti dai progetti recentemente annunciati e su cui ci aspettiamo maggiori dettagli, anche quantitativi, in occasione del business plan nel primo trimestre 2027”.
La banca d’affari determina un target price di 31 euro (raccomandazione Buy), assumendo che Poste raggiunga il pieno controllo di Tim. Equita ha ribadito il solido razionale strategico dell’operazione e lo spazio di creazione di valore derivante da una piena integrazione tra Poste e Tim, con il target di sinergie di 700 milioni di euro che viene ritenuto realistico e su cui non è escluso possibile spazio di upside oltre il 2029.
L’analisi si è soffermata in particolare sul Nuovo Financial Hub, simulando i potenziali benefici in caso di piena implementazione del progetto (ragionevolmente entro fine 2027, subordinatamente ai necessari cambiamenti normativi e alle approvazioni regolamentari).

Davide Di Labio, partner Kpmg, “L’aggiornamento ha un significato che va oltre il miglioramento economico dell’offerta. Con l’aumento della componente cash e la rinuncia alla soglia del 66,67%, Poste trasforma l’operazione da percorso binario a traiettoria per fasi”, ha precisato l’analista. “Il disegno industriale resta, ma cambia la sua eseguibilità: la costruzione del nuovo perimetro Poste-Tim non è più subordinata al raggiungimento immediato di una soglia di capitale e può svilupparsi con maggiore gradualità. “È un passaggio rilevante perché riduce la dipendenza del progetto industriale dall’esito immediato dell’Opas”, ha sottolineato l’analista. “La sfida ora è governare per gradi la convergenza tra distribuzione, connettività, pagamenti e servizi digitali: l’Opas non è più soltanto il traguardo societario del progetto, ma il meccanismo per metterlo progressivamente a terra”.

Di una “mossa pragmatica”, che evidenzia la “determinazione” di “concludere positivamente” l’offerta di Poste per Tim, hanno invece parlato gli analisti di Intermonte e Kepler Cheuvreux, secondo cui si prospetta il trasferimento di un po’ più di valore agli azionisti del gruppo telefonico in cambio di “una struttura azionaria più pulita“, che consente di “massimizzare la possibilità di estrarre sinergie, semplificare la governance e accelerare l’integrazione della piattaforma”.

Il gruppo, ha sottolineato Kepler, “ha migliorato la propria offerta su Tim di circa il 5%”, con un “costo cash incrementale di circa 0,51 miliardi di euro, trasferendo di fatto parte del valore dell’operazione dagli azionisti Poste alle minorities Tim. Ancora più rilevante” è la rinuncia alla soglia minima di adesione del 66,7% che riduce “in modo sostanziale” il rischio di completamento dell’operazione e con la riapertura dei termini e le dichiarazioni che il nuovo corrispettivo “è definitivo”, “segnala chiaramente la determinazione di portare a termine l’operazione”.

Kepler ha evidenziato poi che “per gli azionisti Poste, il trade-off è tra un valore trattenuto inferiore e una maggiore certezza esecutiva”, in quanto il rilancio “riduce meccanicamente il valore presente netto delle sinergie” compensandolo con “l’aumento della probabilità di un’adesione più alta” e dunque di “una struttura proprietaria più pulita”.

Sulla stessa linea Intermonte, che ha parlato di “mossa pragmatica volta a concludere positivamente” l’offerta. Gli esperti della banca d’investimento calcolano “un impatto finanziario limitato per Poste, con un aumento sensibile della probabilità di successo dell’operazione, eliminando il rischio legato alla soglia minima e rendendo più attrattiva l’adesione per gli azionisti di Tim”.

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