Poste Italiane esce dalla riapertura dell’Opas con una presenza ancora più ampia nel capitale di Tim. Secondo i risultati provvisori comunicati dal gruppo, la partecipazione complessiva raggiunge l’85,822%: un risultato che rafforza il controllo già ottenuto nella prima fase dell’offerta e consente di guardare all’integrazione tra le due aziende. Rimane da stabilire come Poste intenda perseguire l’obiettivo dell’uscita di Tim dalla Borsa, dal momento che le adesioni si sono fermate sotto il 90%.
Nei cinque giorni di riapertura, dal 21 al 25 settembre, gli azionisti hanno conferito 409.957.676 azioni Tim, pari a circa il 19,2% del capitale. È un’adesione significativa anche rispetto ai titoli ancora disponibili dopo la prima scadenza: ne rappresenta oltre il 57%. La seconda finestra ha così portato la partecipazione di Poste dal 66,627% raggiunto a metà settembre all’attuale 85,822%.
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Le adesioni e la quota già detenuta da Poste
Per leggere il risultato occorre distinguere le azioni raccolte con l’offerta da quelle che Poste possedeva in precedenza. Le adesioni registrate nelle due fasi equivalgono complessivamente al 65,718% del capitale di Tim. Sommando il 20,104% già in portafoglio, il gruppo arriverà a detenere 1.832.917.988 azioni, se i dati provvisori saranno confermati.
A sostenere la parte finale dell’operazione è stato anche il miglioramento del corrispettivo deciso il 7 settembre. Poste ha aggiunto 30 centesimi alla componente in denaro e ha rinunciato alla condizione relativa alla soglia minima di adesione. Per ogni azione Tim conferita, l’offerta prevede quindi 1,97 euro in contanti e 0,218 nuove azioni Poste. Le stesse condizioni sono state applicate agli azionisti che hanno aderito durante la riapertura dei termini.
Il delisting dopo il mancato raggiungimento del 90%
La quota ottenuta dà a Poste un controllo molto ampio, ma lascia aperta la questione del delisting. Il raggiungimento del 90% avrebbe reso più diretto il percorso per l’acquisto delle azioni residue e la successiva uscita di Tim da Piazza Affari. Nel comunicato sui risultati provvisori, Poste precisa che non si sono verificati i presupposti per il diritto di acquisto o per la procedura congiunta. Non indica, per il momento, una soluzione alternativa.
Questo passaggio riguarda la struttura societaria e i tempi dell’operazione. Il controllo di Tim era già stato acquisito alla prima scadenza dell’offerta, e le nuove adesioni lo hanno rafforzato. Poste può dunque proseguire il lavoro sull’integrazione, mentre dovrà definire separatamente le mosse necessarie per portare a termine il progetto di delisting.
I prossimi appuntamenti sono già fissati. I risultati definitivi della riapertura saranno diffusi entro la mattina del 1° ottobre. Il 2 ottobre è previsto il pagamento del corrispettivo agli azionisti che hanno aderito nella seconda finestra, a fronte del trasferimento delle loro azioni a Poste.
Come si è arrivati alla riapertura dell’Opas
La seconda finestra ha completato un’offerta che aveva già cambiato il controllo di Tim. Il primo periodo di adesione, chiuso l’11 settembre, aveva portato Poste al 66,627% del capitale, contando anche la partecipazione posseduta prima dell’Opas. Era la soglia da cui partire per la fase industriale dell’operazione; i giorni dal 21 al 25 settembre avrebbero mostrato quanti altri azionisti erano disposti ad accettare il corrispettivo migliorato.
Dopo quella prima scadenza, l’amministratore delegato Matteo Del Fante aveva interpretato le adesioni come un segnale favorevole al progetto delle due società. Nell’intervista al TG Poste aveva anticipato che, una volta conclusa l’offerta, sarebbero partite le attività di integrazione. La riapertura ha poi ampliato sensibilmente la partecipazione del gruppo, senza raggiungere la soglia cui Poste guardava per accelerare l’uscita dal listino.
Dall’operazione finanziaria al progetto industriale
Il passaggio di controllo aveva già aperto una discussione sul futuro delle attività e delle persone di Tim. In una lettera ai dipendenti, l’amministratore delegato Pietro Labriola ha richiamato il patrimonio di competenze tecnologiche, infrastrutture e relazioni commerciali della società. Ha indicato nei servizi digitali per famiglie, imprese e Pubblica amministrazione, oltre che nel cloud, nella cybersecurity e nell’intelligenza artificiale, le aree in cui l’unione delle risorse dei due gruppi potrebbe offrire nuove opportunità.
Anche i sindacati hanno accolto il risultato della prima fase dell’Opas guardando soprattutto a ciò che verrà dopo. Uilfpc e Fistel Cisl hanno chiesto chiarezza sul progetto industriale, investimenti e attenzione all’occupazione e alle competenze. Con la chiusura delle adesioni, questi temi diventano concreti: Poste ha rafforzato la propria presa sul capitale di Tim e dovrà tradurre il controllo acquisito in scelte operative, mentre definisce il percorso societario per il delisting.







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