La sicurezza dei cavi sottomarini assume un peso crescente nelle strategie europee di connettività internazionale. Le tensioni in Medio Oriente, insieme ai rischi di sabotaggio e danneggiamento delle infrastrutture critiche, stanno accelerando gli investimenti dell’Unione europea nella diversificazione delle rotte digitali. In questo scenario, il corridoio economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC) acquista una rilevanza particolare anche per le telecomunicazioni, grazie ai progetti destinati a rafforzare i collegamenti tra i tre continenti.
A ricostruire le implicazioni geopolitiche e industriali di questa evoluzione è un’analisi dell’ISPI, firmata da Ludovica Favarotto, che individua nella componente digitale di IMEC un tassello della strategia europea per la sicurezza economica e la resilienza delle reti.
Al centro del progetto c’è BlueRaman, il sistema di cavi sottomarini lungo 11.700 chilometri che coinvolge Google e operatori delle telecomunicazioni, tra cui Sparkle. Per Bruxelles, la realizzazione di percorsi alternativi a quelli tradizionali rappresenta un’opportunità per ridurre la dipendenza dai principali punti di transito del traffico internazionale e rafforzare la capacità di risposta alle interruzioni.
Indice degli argomenti
BlueRaman, la nuova rotta tra Europa e Asia
La crisi mediorientale ha evidenziato le vulnerabilità delle grandi infrastrutture che collegano Asia ed Europa. Le conseguenze dei conflitti e della chiusura dello Stretto di Hormuz hanno condizionato lo sviluppo del corridoio IMEC, nato per integrare collegamenti commerciali, energetici e logistici.
La componente digitale, meno esposta alle aree direttamente interessate dalla crisi, continua invece a rappresentare un’opportunità di investimento.
BlueRaman punta a diversificare le rotte del traffico dati internazionale, offrendo un’alternativa ai collegamenti che attraversano l’Egitto e il Canale di Suez, lungo i quali si concentra una parte importante delle comunicazioni tra Europa e Asia.
Il progetto, guidato da Google e sviluppato con il coinvolgimento di operatori come Sparkle e Omantel, si inserisce in una competizione internazionale che riguarda il controllo delle infrastrutture, la gestione dei flussi informativi e la sicurezza delle comunicazioni.
Secondo l’ISPI, la rilevanza dell’iniziativa deriva anche dal modello di connettività che l’Europa intende sostenere: standard aperti, interoperabilità, protezione dei dati e partecipazione di una pluralità di soggetti industriali. Un’impostazione che Bruxelles considera alternativa ai sistemi maggiormente centralizzati e caratterizzati da un forte controllo statale.
Global Gateway, investimenti per il corridoio digitale
La dimensione digitale di IMEC trova spazio nella strategia Global Gateway, attraverso la quale l’Unione europea punta a mobilitare fino a 300 miliardi di euro di investimenti entro il 2027 in infrastrutture sostenibili e sicure.
Tra le iniziative collegate figura l’EU-Africa-India Digital Corridor, presentato nell’ottobre 2025 durante il Global Gateway Forum. Il programma prevede lo sviluppo di collegamenti ad alta capacità tra l’Europa e diversi Paesi situati lungo la rotta di BlueRaman, tra cui India, Gibuti e Oman, con estensioni verso Kenya, Somalia e Tanzania.
L’obiettivo è ampliare la disponibilità di percorsi per il trasporto dei dati, migliorando la continuità dei servizi e la capacità delle reti di assorbire eventuali interruzioni.
Nel giugno 2026, il presidente kenyano William Ruto ha confermato un finanziamento europeo di circa 37 milioni di euro destinato a sostenere l’estensione dei collegamenti sottomarini lungo la costa orientale africana.
Per l’Unione europea, questi investimenti contribuiscono a consolidare la presenza nelle infrastrutture digitali che collegano il Mediterraneo all’Oceano Indiano e ai mercati asiatici. Sul piano industriale, aprono inoltre opportunità per gli operatori specializzati nella realizzazione, gestione e manutenzione delle dorsali internazionali.
Sicurezza dei cavi, Bruxelles mette in campo 347 milioni
La protezione delle reti sottomarine è diventata una priorità della politica europea per la sicurezza delle infrastrutture critiche.
Nel febbraio 2025 la Commissione ha adottato l’EU Action Plan on Cable Security, costruito su quattro ambiti di intervento: prevenzione, rilevamento delle minacce, risposta e ripristino dei servizi, deterrenza.
Il piano sviluppa le indicazioni già formulate nella raccomandazione europea del 2024 e punta a rafforzare il coordinamento tra Stati membri, autorità competenti e operatori.
All’inizio del 2026 Bruxelles ha previsto un pacchetto di finanziamenti da 347 milioni di euro, nell’ambito del programma Connecting Europe Facility Digital, accompagnato da strumenti per la valutazione dei rischi e dall’individuazione dei progetti di interesse europeo nel settore dei cavi sottomarini.
Tra le priorità figurano il monitoraggio delle minacce, il miglioramento dei tempi di intervento e la disponibilità di attrezzature per riparazioni rapide.
L’ISPI segnala, in particolare, lo stanziamento di circa 60 milioni di euro, attraverso due bandi, per moduli di riparazione da collocare in punti strategici e di ulteriori 20 milioni per apparecchiature destinate ai sistemi SMART.
Questi ultimi, denominati Science Monitoring and Reliable Telecommunications, integrano la fibra ottica per le comunicazioni con sensori ambientali e geofisici, in grado di raccogliere informazioni oceanografiche e sismiche.
La tecnologia permette di ampliare le funzioni delle infrastrutture esistenti e contribuisce a migliorare la conoscenza delle condizioni dell’ambiente sottomarino, un elemento utile anche per la prevenzione e la gestione degli incidenti.
Italia alla guida dell’hub mediterraneo
Una delle novità più significative riguarda il ruolo assegnato all’Italia nella governance europea delle infrastrutture digitali.
Nel giugno 2026 la Commissione europea ha affidato al nostro Paese il coordinamento del primo hub regionale del Mediterraneo dedicato alla sicurezza dei cavi sottomarini, con il coinvolgimento di Grecia, Cipro e Malta.
La struttura dispone di una dotazione iniziale di 3,3 milioni di euro e rientra in un insieme più ampio di interventi che comprende anche un bando da 40 milioni nell’ambito del Connecting Europe Facility Digital.
Il nuovo centro dovrà favorire il coordinamento operativo tra i Paesi partecipanti, attraverso procedure condivise e una piattaforma tecnica comune.
Le attività comprenderanno il rilevamento in tempo reale delle anomalie, l’analisi degli incidenti che interessano più territori e il supporto a interventi tempestivi in caso di guasti o danneggiamenti.
La scelta dell’Italia riflette la posizione geografica della Penisola, punto di collegamento tra Europa, Nord Africa e Mediterraneo orientale, e la presenza di competenze industriali e tecnologiche nel settore.
L’analisi dell’ISPI richiama anche il contributo del Polo nazionale della dimensione subacquea, istituito nel dicembre 2023, e la collaborazione tra istituzioni, imprese e soggetti specializzati nelle attività marittime.
Per il settore delle telecomunicazioni, il coordinamento dell’hub rappresenta un’opportunità di valorizzare competenze che comprendono la progettazione delle reti, il monitoraggio delle infrastrutture e la gestione delle operazioni di manutenzione.
Sparkle e GreenMed, il ruolo dell’industria italiana
La centralità del Mediterraneo trova riscontro anche nei progetti industriali in corso.
Accanto a BlueRaman, il GreenMed, il sistema di cavi sottomarini sviluppato da Sparkle per rafforzare i collegamenti nell’area adriatica e nel Mediterraneo orientale.
Il progetto prevede una connessione tra Italia e Grecia, con possibili diramazioni verso Croazia, Montenegro e Albania, prima di proseguire verso altre destinazioni del bacino mediterraneo.
GreenMed si configura come un’infrastruttura complementare a BlueRaman, contribuendo ad ampliare le opzioni di instradamento del traffico e a rafforzare l’integrazione tra le reti europee e quelle internazionali.
Per gli operatori, la disponibilità di percorsi diversificati assume particolare importanza in un contesto caratterizzato dalla crescita del traffico dati e dalla necessità di garantire continuità ai servizi digitali.
La partecipazione italiana a questi programmi si inserisce inoltre in un mercato nel quale la protezione dei cavi, la disponibilità di capacità trasmissiva e la rapidità delle riparazioni incidono direttamente sull’affidabilità delle infrastrutture.
Il Mediterraneo nella strategia digitale europea
La crescente attenzione di Bruxelles alla sicurezza sottomarina segnala un’evoluzione nell’approccio europeo alle grandi reti di comunicazione.
La protezione dei cavi viene integrata nelle politiche di sicurezza economica, con interventi che comprendono investimenti industriali, cooperazione internazionale, strumenti normativi e capacità operative di risposta alle minacce ibride.
L’obiettivo è assicurare il funzionamento delle infrastrutture anche in presenza di incidenti, attacchi o tensioni geopolitiche.
In questo quadro, il Mediterraneo assume un ruolo centrale per la continuità dei collegamenti tra Europa, Africa e Asia. La capacità di individuare rapidamente un’anomalia, comprenderne le cause e ripristinare i servizi può ridurre le conseguenze economiche delle interruzioni e aumentare l’affidabilità delle dorsali internazionali.
La prospettiva delineata dall’ISPI attribuisce quindi alla componente digitale di IMEC una funzione che riguarda direttamente la sicurezza delle comunicazioni globali e la capacità europea di governare infrastrutture essenziali per imprese, pubbliche amministrazioni e servizi.
Per l’Italia, il coordinamento dell’hub mediterraneo e la presenza di operatori industriali nei principali progetti internazionali costituiscono due elementi su cui consolidare il proprio ruolo nella politica europea per la connettività.







Partecipa alla community