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IL REPORT

Attacchi hacker, la metà costa più di 500mila dollari: cloud e AI frontiera della difesa

Cisco 2018 Annual Cybersecurity Report: in aumento il malware sofisticato e l’abile utilizzo della crittografia da parte dei pirati informatici. Picco per gli attacchi di tipo supply chain; a rischio anche l’IoT. I Ciso puntano sul machine learning ma la tecnologia deve crescere

22 Feb 2018

Patrizia Licata

giornalista

Oltre la metà degli attacchi informatici sferrati nel 2017 è costato più di 500.000 dollari alle aziende globali, in termini di perdite di fatturato, di clienti, di opportunità e di spese non previste. In Italia, il 37% ha subito danni che hanno superato i 500.000 dollari, mentre il 38% stima di aver subito danni inferiori ai 100.000 dollari. Lo svela il Cisco 2018 Annual Cybersecurity Report (ACR), che contiene anche il sondaggio Cisco 2018 Security Capabilities Benchmark Study e che sarà reso pubblico a fine aprile. La sofisticazione del malware sta aumentando, sottolinea il report, mentre i pirati della rete hanno iniziato a sferrare attacchi dai servizi cloud e ad eludere il rilevamento attraverso la crittografia, utilizzandola come uno strumento per nascondere l’attività di comando e controllo. La risposta dei professionisti della sicurezza punta sugli strumenti di intelligenza artificiale e machine learning.

La crittografia aiuta a migliorare la sicurezza, ma l’aumento di volume del traffico web crittografato (50% a ottobre 2017) – sia legittimo che dannoso – ha acuito la sfida per i responsabili security che cercano di identificare e monitorare le potenziali minacce. I ricercatori di Cisco hanno osservato un aumento triplo delle comunicazioni di rete crittografate utilizzate dai campioni di malware investigati nel corso dell’anno.

L’apprendimento automatico può migliorare la sicurezza di rete, “imparando”, nel tempo, a rilevare automaticamente comportamenti insoliti in ambienti di traffico web crittografato, cloud e IoT. Alcuni dei 3.600 responsabili della sicurezza informatica (CISO) intervistati all’interno del Cisco 2018 Security Capabilities Benchmark Study hanno dichiarato che non vedevano l’ora di iniziare a utilizzare strumenti basati su machine learninge intelligenza artificiale, ma di essere rimasti delusi dal numero di falsi positivi generati da tali sistemi. Siamo ancora agli inizi, le tecnologie di apprendimento automatico e di intelligenza artificiale matureranno nel tempo e impareranno quali attività possano essere considerate “normali” negli ambienti di rete che stanno monitorando.

“L’andamento che abbiamo osservato lo scorso anno nel propagarsi del malware, dimostra che i criminali informatici stanno diventando sempre più abili”, ha dichiarato John N. Stewart, Senior Vice President e Chief Security and Trust Officer di Cisco. “Dobbiamo elevare nuovamente gli standard, facendoci guidare dalle esigenze di business, e investire in tecnologie e in best practice efficaci. Il rischio è eccessivo e spetta a noi ridurlo”.

Il report di Cisco mette in luce la crescente complessità degli attacchi informatici. I professionisti della sicurezza hanno dichiarato che il 32% delle violazioni ha interessato più della metà dei loro sistemi, contro il 15% nel 2016. In Italia le violazioni che hanno interessato più della metà dei sistemi sono state il 17%, il 13% ha subito violazioni su poco meno della metà dei sistemi (tra il 41 e il 40%). Uno dei fenomeni emergenti sono gli attacchi di tipo supply chain, in grado di colpire i computer su vasta scala e persistere per mesi o addirittura anni. I responsabili della sicurezza devono essere consapevoli del potenziale rischio nell’utilizzare software o hardware di vendor che non offrono garanzie sufficienti in materia di sicurezza.

Le aziende si difendono anche adottando una molteplicità di prodotti per la difesa informatica che tuttavia sono complessi da gestire e possono, paradossalmente, rallentare la capacità di risposta e aumentare il rischio di pedita di dati dalle violazioni: nel 2017, il 25% dei professionisti della sicurezza ha dichiarato di aver utilizzato prodotti di più fornitori (da 11 a 20), rispetto al 18% dei professionisti della sicurezza che avevano ammesso lo stesso trend nel 2016. In Italia il 28% degli intervistati si affida fino a 20 fornitori di sicurezza (11-20) e il 10% ne conta anche tra i 21 e i 50.

Ancora, il 27% dei professionisti della sicurezza ha dichiarato di utilizzare cloud privati off-premise (11% nel nostro paese), rispetto al 20% del 2016. Tra questi, il 57% ha dichiarato di ospitare reti nel cloud per ottenere una migliore sicurezza dei dati (56% in Italia), il 48% per la scalabilità (34%) e il 46% per la facilità d’uso (39% nel mostro paese). “Mentre il cloud offre una migliore sicurezza dei dati, gli aggressori stanno approfittando del fatto che i team preposti alla sicurezza hanno difficoltà a difendere ambienti cloud in evoluzione ed espansione. La combinazione di best practice, tecnologie di sicurezza avanzate come il machine learning e strumenti di prima linea di difesa, come le piattaforme di sicurezza cloud, possono contribuire a proteggere questa tipologia di ambiente”, osserva Cisco.

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