CYBERSECURITY

Attacco hacker all’università Tor Vergata: accesso ai dati sulle ricerche Covid

L’ateneo romano ha subito un’intrusione informatica grazie alla quale i cyber criminali sarebbero entrati in possesso di informazioni sensibili e documenti riservati per il contrasto della pandemia. Tutte le attività sono state ripristinate grazie a un backup completo

09 Set 2020

Domenico Aliperto

L’università romana di Tor Vergata è sotto attacco. Si tratta, stando a quanto riporta Repubblica, di un’intrusione all’interno della rete informatica iniziata venerdì notte e che ha avrebbe già violato i dati di docenti e studenti, oltre che reso inutilizzabili documenti di rilievo, come quelli che contengono le ricerche sulle terapie utili a contrastare la pandemia da Covid 19. Non parliamo di un caso isolato: basti ricordare il tentativo di intrusione nell’istituto Spallanzani per capire come anche la corsa a una soluzione per l’emergenza coronavirus sia diventata una dimensione appetibile per hacker e criminali informatici, che sfruttano ransomware e virus di nuova generazione che nemmeno i sistemi di firewall più avanzati riescono a identificare in tempo utile.

Dati sensibili e documenti riservati, il bottino degli hacker

Come si legge su Repubblica, in poche ore gli hacker che hanno attaccato Tor Vergata sono riusciti a criptare i file presenti nei dischi rigidi, accedendo a studi sulle molecole che possono impedire l’ingresso nelle cellule umane o sui biomarcatori della voce per effettuare la diagnosi attraverso l’intelligenza artificiale. L’attacco avrebbe anche colpito ricerche preziose su altri campi, dalle nuove frontiere per pazienti paralizzati alle possibili forme di vita negli esopianeti. Sarebbero stati cifrati tutti i documenti di studenti e professori presenti sul cloud dell’ateneo, compresi i dati sensibili, compromettendo oltre un centinaio di computer a disposizione del personale, creando pure problemi per la piattaforma di didattica a distanza, che era stata realizzata in tempi record, consentendo lo svolgimento di 71 mila esami durante il lockdown.

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Ai microfoni di Repubblica il rettore Orazio Schillaci ha chiarito che nessun riscatto è stato richiesto all’ateneo e che i file e le attività informatiche sono stati ripristinati attraverso un backup completo che ha permesso di non perdere i dati inseriti nel sistema. È stato quindi nominato un consulente specializzato in cybersecurity con esperienza in realtà come Telecom, Banca Intesa e Presidenza del Consiglio per affiancare il team di informatici dell’università e di Microsoft con l’obiettivo di ricercare anche grazie al contributo della Polizia Postale, l’origine dell’attacco subito. La squadra guidata dall’esperto si è messa subito al lavoro per determinare le caratteristiche dell’iniziativa analizzando i log dei sistemi di intrusione, esaminando gli indirizzi Ip estratti e altri indicatori di compromissione, a partire dalle possibili tattiche utilizzate.

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