LA PROPOSTA

Cybersecurity, Aipsa: “Pmi più esposte ai rischi, servono piani d’azione comuni”

Il presidente dell’associazione che raccoglie i security manager, Manfredini: “Necessaria maggiore collaborazione pubblico-privato. Pronti a mettere a disposizione know how e momenti formativi”

Pubblicato il 16 Feb 2024

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“Due pmi su tre oggi rinunciano a investire nel potenziamento degli strumenti di difesa contro le minacce cibernetiche a causa degli elevati costi delle figure professionali da un lato e dell’eccesso di adempimenti burocratici dall’altro. Col risultato di rendere più fragili intere filiere strategiche. Per invertire la rotta occorre organizzare un sistema di aiuto reciproco”.

Così Alessandro Manfredini, presidente di Aipsa, l’associazione che raccoglie oltre 800 Security manager delle principali aziende pubbliche e private del Paese, in merito ai livelli di sicurezza cibernetica del sistema manifatturiero e produttivo nazionale.

Più collaborazione pubblico-privato

“L’incremento dei livelli di sicurezza cibernetica del sistema produttivo nazionale passa attraverso un rafforzamento della collaborazione pubblico-privata – puntualizza Manfredini –. Da un lato è necessario che lo Stato incentivi, attraverso sgravi contributivi strutturali, gli investimenti in sistemi, prodotti e progetti di cybersecurity. Dall’altro è auspicabile che le realtà maggiormente esposte, ovvero le piccole e medie imprese, facciano rete tra loro per sviluppare piani di sicurezza comuni contro i criminali cibernetici. In caso contrario, come ha recentemente sottolineato il direttore dell’Agenzia Nazionale per la Cybersecurity, Bruno Frattasi, sono destinate ad essere espulse dal mecrato”.

Momenti formativi, reti temporanee d’impresa e consorzi

“Come Aipsa – conclude il presidente – siamo pronti a mettere a disposizione delle pmi il nostro know how, organizzando momenti formativi destinati al management di queste realtà che, nel contempo, devono costituire reti temporanee d’impresa o consorzi per poter fare economie di scala, trasformando in sostenibili quegli investimenti in cybersecurity che ora sembrano troppo onerosi. È impensabile che tutte le aziende possano permettersi un security manager, ma è possibile sviluppare piani trasversali e modelli di organizzazione applicabili a realtà simili. L’importante è che il pubblico sostenga questa transizione con investimenti mirati, interventi di decontribuzione e un progetto di coinvolgimento delle associazioni professionali del settore”.

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