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IL VADEMECUM

Cybersecurity, i consigli del Garante privacy contro i ransomware

Parte la campagna online dell’authority, anche attraverso i profili social su LinkedIn, Instagram e Google+, per insegnare ai consumatori come difendersi dagli attacchi che “prendono in ostaggio” Pc e smartphone

13 Dic 2017

Antonello Salerno

Il Garante per la privacy scende in campo al fianco dei consumatori per aiutarli a difendersi dagli attacchi ransomware, i programmi informatici dannosi diffusi per infettare un dispositivo elettronico, che sia un pc, un tablet, uno smartphone o una smart tv, bloccandolo o criptandone i contenuti e chiedendo un riscatto, spesso in Bitcoin, per “liberarlo”.

“Davanti all’aumento di questo tipo di attacchi informatici – si legge in una nota dell’authority – il Garante per la protezione dei dati personali pubblica una pagina informativa con alcune regole basilari per conoscere meglio questo malware e mettere in campo alcuni accorgimenti utili per non esserne vittima o per tentare di liberarsene nel caso in cui i dispositivi utilizzati siano già stati infettati e vi sia stata una richiesta di riscatto”.

La prima difesa è evitare di aprire messaggi provenienti da soggetti sconosciuti o con i quali non si hanno rapporti, spiega l’infografica messa a punto per l’occasione, e non cliccare su collegamenti a siti sospetti. E’ utile, prosegue il garante snocciolando i consigli su come difendersi, installare un antivirus con estensioni per malware sui propri dispositivi e mantenere aggiornato il sistema operativo. “E fondamentale effettuare backup periodici dei contenuti – aggiunge l’authority – così, nel caso in cui fosse necessario formattare il dispositivo per sbloccarlo, i dati in esso contenuti non verranno persi”.

Quanto poi ai consigli su come liberarsi del ransomware dopo che ha bloccato un dispositivo, “Pagare il riscatto è solo apparentemente la soluzione più facile – spiega il Garante – Oltre al danno economico, si corre infatti il rischio di non ricevere i codici di sblocco, o addirittura di finire in liste di ‘pagatori’ potenzialmente soggetti a periodici attacchi ransomware”. L’alternativa, spiega l’authority, è quella di rivolgersi a tecnici specializzati capaci di sbloccare il dispositivo. Oppure si può formattare il dispositivo, ma con il rischio di perdere tutti i dati in esso contenuti se non è disponibile un backup. “E’ consigliabile sempre segnalare o denunciare l’attacco ransomware alla Polizia postale – conclude il documento – anche per aiutare a prevenire ulteriori truffe”.

La scheda, disponibile alla pagina www.garanteprivacy.it/ransomware, è parte di una serie di prodotti di divulgazione ideati dal Garante per sensibilizzare gli utenti sulle diverse tematiche connesse alla protezione dei dati personali, in particolare quando si usano le nuove tecnologie. La campagna informativa sul ransomware si svilupperà anche attraverso i profili social del Garante su Linkedin, Instagram e Google+.

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