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IL REPORT

Cybersecurity, esplode la guerra delle info: “warfare” nuova frontiera degli hacker

Secondo il report Clusit-Csi Piemonte questo tipo di attività malevole sono cresciute del 117%. Cybercrime a +9,8%. Gabriele Faggioli: “Mai registrati finora tanti attacchi. Bisogna affrontare il tema in termini maturi”

04 Apr 2017

Il 2016 è stato l’anno nero della cybersecurity, quello in cui si è registrato il più alto numero di attacchi su scala globale. Basti pensare che sono stati 1.050 gli incidenti noti classificati come gravi, che hanno avuto un impatto significativo per le vittime in termini di danno economico, reputazione e diffusione di dati sensibili. E se da una parte è stata notevole la crescita degli attacchi gravi compiuti per finalità di Cybercrime (+9,8%), salta agli occhi il fatto che quelli riferibili ad attività di Cyber Warfare, la “guerra delle informazioni”, sono cresciuti a tre cifre, segnando un +117%. I dati sono stati illustrati Da Csi Piemonte e Clusit (l’associazione italiana per la sicurezza informatica che ogni anno fornisce il quadro della situazione globale della sicurezza informatica) durante il convegno “Cybersecurity: il lato oscuro del digitale”.

“Il 2016 è stato l’anno peggiore in termini di attacchi – afferma Gabriele Faggioli, Presidente di Clusit – e questo paradossalmente ha comportato un innalzamento di attenzione sul tema. L’augurio è che questa attenzione unita alle normative che arriveranno nel 2018 permetta di affrontare il tema in termini maturi”.

“Il CSI Piemonte ha organizzato questo incontro – ha sottolinea Riccardo Rossotto, Presidente del CSI Piemonte – per promuovere una collaborazione forte tra organizzazioni pubbliche e private, in linea con i provvedimenti del Governo a livello nazionale, e contribuire alla salvaguardia dei nostri dati. Nel nostro Paese il tema è ancora sottostimato. Permane una forma di ‘altruismo’ legata a una lettura miope e pericolosa del rischio: ‘ho letto che succede ma non a me…agli altri’. Bisogna combattere questo tipo di approccio con una politica di formazione e prevenzione che aiuti tutti i comparti imprenditoriali e professionali a dare il giusto peso ad una minaccia gravissima che incombe sulla nostra sicurezza pubblica e privata. Per il Csi il tema della Digital Security è da tempo pervasivo rispetto alle attività che esso svolge per i suoi 129 Enti Consorziati piemontesi, nella protezione quotidiana dei servizi affidati. Anche per il Consorzio il 2016 è stato un anno impegnativo sotto questo profilo: sono state sostenute ondate di tentativi di attacchi, con picchi che in alcune occasioni hanno anche superato la soglia dei 150.000 al giorno verso i servizi web per la PA, contrastati efficacemente grazie a sistemi tecnologici di protezione e azioni sinergiche di collaborazione con gli enti”.

Ma quali sono le tecniche di attacco più diffuse a livello globale? Phishing e social engineering (+ 1166%), ovvero attacchi mirati a “colpire la mente” delle vittime, inducendole a fare passi falsi che poi rendono possibile l’attacco informatico vero e proprio. Ma anche il “Malware” comune – tra cui vi sono i cosiddetti “Ransomware” – non più solo per compiere attacchi di piccola entità, ma anche contro bersagli importanti e con impatti significativi.

In aumento anche gli attacchi compiuti con DDoS (+13%) e l’utilizzo di vulnerabilità “0-day”. A livello globale la somma delle tecniche di attacco più banali (SQLi, DDoS, Vulnerabilità note, phishing, malware “semplice”) rappresenta il 56% del totale: questo dato è uno dei più allarmanti, secondo gli esperti del Clusit, poiché rende evidente la facilità di azione dei cybercriminali e la possibilità di compiere attacchi con mezzi esigui e bassi costi.

Se il rischio cyber quindi non può essere annullato, le armi per combatterlo non sono solo tecnologiche: il primo passo è la consapevolezza delle persone, che devono adottare comportamenti adeguati per seguire le policy aziendali. “La sicurezza informatica è un problema di tutti, e come tutti i problemi deve essere affrontato al di là degli aspetti tecnici e degli specifici adempimenti normativi, lavorando molto sugli aspetti formativi, in modo da favorire una mentalità diffusa di attenzione per le problematiche di sicurezza ICT” conclude Giulio Lughi, Presidente CTS del CSI Piemonte. La questione non è più se si verrà attaccati, ma quando, e in quel momento occorrerà farsi trovare pronti.

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